Friday, 6 January 2017

de chartis non disputandum

Mi è capitato di vedere l'annuncio di una mostra che promette di essere molto interessante nella Fondazione Benetton a Treviso: la geografia serve a fare la guerra?
La provocazione ci sta tutta: la cartografia da sempre ha avuto un grande impulso dalle necessità belliche ed è sempre stata di grandissima importanza durante qualsiasi conflitto o piano di espansione, colonizzazione e sfruttamento di territori e stati.
È però evidente che questo fine non è una parte intrinseca della geografia (come vale anche per la scienza che è stata fomentata spesso per scopi bellici, ma non per questo è una cosa relativa soltanto alla guerra): la geografia è uno strumento poderoso e dipende dai fini con cui si usa può essere terribilmente pericolosa, come incredibilmente rivoluzionaria. Questo per la semplice ragione che le mappe altro non sono che una semplificazione del mondo che ci circonda, un mondo troppo variegato e complesso per essere capito attraverso una sola rappresentazione.
Ogni mappa mette in evidenza un concetto e fa sparire dalla realtà tutto il resto.
Questo significa che la mappa a fini propagandistici può giustificare le peggiori nefandezze umane, semplicemente perché semplifica ciecamente questioni territoriali in modo manipolato, ma può anche evidenziare le menzogne ufficiali mostrando una realtà censurata e non intuitiva.
La geografia ha il potere di creare visioni del mondo e anche di frantumare visioni preconcette dello stesso mondo. Non è dunque colpevole dell'uso che se ne fa.
Guerrafondai o pacifisti, conservatori o rivoluzionari, ognuno ha la mappa che si merita.
De chartis non disputandum.

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