Monday, 1 June 2026

Venitaliano: convergenza Veneto Italiano

 

L'Italiano e il Veneto sono due lingue diverse. 

Non "secondo me", ma secondo le classificazioni ufficiali dei linguisti.

Come quasi tutti i "dialetti" italiani, queste parlate andrebbero più propriamente definite come "lingue" e non come "dialetti" per il semplice fatto di essere evoluzioni parallele del Latino volgare, ciascuna con strutture grammaticali sintattiche e lessicali distinte.


È chiaro, d'altra parte, che il Veneto è una lingua non molto diversa dall'Italiano e che ha subito molte influenze da quest'ultima, specialmente negli ultimi decenni.

Il Veneto utilizzato dalle generazioni odierne è una versione "italianizzata" del Veneto più puro, o arcaico, dei nostri nonni.


A me piace immaginare un futuro dove il Veneto (come ogni oltra lingua o parlata locale) non sia destinata a sparire, visto che rappresenta una connessione con le nostre radici e con la nostra identità.

A volte esploro l'idea di strutturare una versione "ufficiale" del Veneto che possa convivere parallelamente con l'Italiano standard, un po' come si fa in Spagna con il Catalano o con il Gallego, lingue che, tra l'altro, presentano un'affinità maggiore con lo Spagnolo di quanto non lo faccia l'Italiano con il Veneto (controllate pure in giro o indagate nel mondo della linguistica ufficale ).


Però secondo me il Veneto (anche in una sua versione ufficiale o unficata) non si può contrapporre all'Italiano.

Non può cioè sperare di vincere in una specie di braccio di ferro linguistico (e in definitiva politico-ideologico) contro l'Italiano. Il Veneto ne uscirebbe sicuramente perdente al 100%

L'esempio della Catalunya, in Spagna, è emblematico.

Anche se la lingua è ufficiale e fiorisce a un livello formale e istituzionale, le nuove generazioni la stanno sempre più abbandonando. Se poi la copertura di protezionismo politico venisse a mancare, la gran parte della popolazione abdicherebbe ancor più da questa lingua per allinearsi, poco a poco, con la lingua nazionale spagnola.

Ed è evidente che sia così: una lingua regionale, per quanto strutturata e prestigiosa, non ha la stessa possibilità di sussistere in un mondo globalizzato in cui dall'altra parte la lingua statale apre le porte a una grande connessione globale internazionale, come lo fa lo Spagnolo.

Per quanto la situazione sia leggermente diversa in Italia, eseenziamlmente la stessa dinamica vale per Veneto e Italiano.

L'Italiano ha prestigio internazione e permette di aprire orizzonti molto più ampi che una qualsiasi lingua regionale, per quanto storicamente sensata, presente e/o strutturata. 

Inoltre il mondo in cui viviamo è aperto, come noi ci muoviamo all'estero o in altre regioni, così come lo fanno gli altri, rendendo più difficile arroccarsi in un muro di purismo locale refrattario alle influenze esterne.


Tuttavia non è detta l'ultima parola! Ed è questa la mia proposta di oggi!

Abbiamo una fortuna gigantesca: il Veneto è forse la lingua in Italia più simile all'Italiano (o una delle più simili, comunque).

Questa non è una "debolezza" rispetto a una ideale di purezza linguistica arcaica, ma è un grande asso nella manica!!


Veneto e Italiano possono convivere senza sforzo! Proprio perché possono incontrarsi e non lottare uno contro l'altro.

Incontrarsi...  convergere.... fondersi...


È per questo che oggi voglio inaugurare l'idea della creazione del VENITALIANO (o Venetaliano?!) cioè della fusione del Veneto con l'Italiano! Della convergenza di queste due lingue, in una assimilazione e scioglimento di una nell'altra.

L'idea è realista: non contrapporre il Veneto all'Italiano, ma invece farlo convergere, mantenendo comunque dei tratti propri, in continuità con la parlata locale.

Trovare quel giusto equilibrio che permetta di non dover sciegliere tra l'uno o l'altro, ma di mantenersi facilmente in un ibrido che rispecchia entrambe le lingue.

Questo è possibile grazia alla vicinanza di queste due lingue e questo può essere la salvezza del Veneto.


Il Venitaliano sarebbe quindi un dialetto italiano del Veneto o un dialetto veneto dell'Italiano... a questo punto non si potrebbe più dire se uno o l'altro. Ciò garantirebbe un accesso facile e immediato a chi entri da fuori, conoscendo l'Italiano. Senza resistenza, il passaggio sarebbe spontaneo, allo stesso tempo si manterrebbero le caratteristiche locali che garantiscono una specificità e una continuità della lingua locale. La comprensione sarebbe, dopo qualche tempo, pressochè totale sia per un italiofono che per un venetofono puro e duro.

invece di dire, in versione "purista veneta": 

Me barba gàeo ciolto chea carega inruzenìa par butarla intèe scoasse?

si potrebbe dire:

Me xio ga ciapà quela sedia inruzinida per butarla nela spassatura?

Si tratta solo di un esempio per rendere l'idea.

Si tratta di italianizzare il Veneto (tendenza comunque inevitabile, quindi va accettata, prima o dopo) oppure di venetizzare l'Italiano (per dare un tocco locale, sensato, reale, all'Italiano parlato in Veneto, in continuità storica con la lingua locale).

Questo garantirebbe un futuro possibile al Veneto.


Considerate di nuovo il caso della Spagna: è molto più improbabile la sopravvivenza del Basco rispetto al Catalano, visto che, essendo così diverso e così locale, ed essendo che tutti i Baschi parlano spagnolo, ma non viceversa, è cosi improbabile che alle lunghe tutti si sforziono di impararlo ed usarlo in futuro. Considerate che ormai non ci sono più popolazioni impermeabili alle migrazioni e alla mobilità.

Il Catalano invcece potrebbe teroicamente farcela perché implica uno sforzo molto minore e ragionevole per chi vuole vivere e integrarsi nel tessuto sociale locale. (il problema in questo caso è soltanto politico e ideologico, essendo che il Catalano si presenta come "antagonista" allo Spagnolo e in questa lotta il suo destino è segnato, invece di andare a braccetto con la lingua nazionale).


Se invesse noialtri adotessimo el Venitalian, saria fassile "impararlo" parché saria solo na picola variassion de l'Italian (o viceversa) e anca chi che vien da fora saria capace de usarlo fassilmente.

Sia la comprension che la fassilità de parlarlo aiutaria a mantenerlo in vita.

Al stesso tempo, perdendo el purismo de un Veneto odierno o arcaico, saria fassile l'unificassion dela lengua veneta in tute le so varianti e, in ogni caso, anca el mantenimento de na lengua che mantien un caratere locale o in continuità con el passà.

Xe proprio la carateristica de essere comprensibile e de confluire in modo fassile e naturale nel Italian che pole salvar la lengua veneta!

No perdemo questa ocasion. Almeno cominciemo cossí. Creemo un Venitalian, un ibrido che salve le nostre radici e che renda la distansa tra Italian e parlate venete na question de picole variassion locali.

El lessico saria quasi tuto italian venetizà. La gramatica principalemente italiana. La fonetica molto italiana. Però le carateritiche principali de pronuncia e creassion dele parola saria più o meno venetizante, con parole, pronomi, verbi e particele piu classiche e piu tipiche del Veneto integrade nel Venetalian.

Essare una variassion implica piu capacità de resistensa e piu resiliensa linguistica parché no ghe xe necessità pratica de abandonare na parlata che xe za comprensibile par tuti.


Rifletéghe



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