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Monday, 1 June 2026

Venitaliano: convergenza Veneto Italiano

 

L'Italiano e il Veneto sono due lingue diverse. 

Non "secondo me", ma secondo le classificazioni ufficiali dei linguisti.

Come quasi tutti i "dialetti" italiani, queste parlate andrebbero più propriamente definite come "lingue" e non come "dialetti" per il semplice fatto di essere evoluzioni parallele del Latino volgare, ciascuna con strutture grammaticali sintattiche e lessicali distinte.


È chiaro, d'altra parte, che il Veneto è una lingua non molto diversa dall'Italiano e che ha subito molte influenze da quest'ultima, specialmente negli ultimi decenni.

Il Veneto utilizzato dalle generazioni odierne è una versione "italianizzata" del Veneto più puro, o arcaico, dei nostri nonni.


A me piace immaginare un futuro dove il Veneto (come ogni oltra lingua o parlata locale) non sia destinata a sparire, visto che rappresenta una connessione con le nostre radici e con la nostra identità.

A volte esploro l'idea di strutturare una versione "ufficiale" del Veneto che possa convivere parallelamente con l'Italiano standard, un po' come si fa in Spagna con il Catalano o con il Gallego, lingue che, tra l'altro, presentano un'affinità maggiore con lo Spagnolo di quanto non lo faccia l'Italiano con il Veneto (controllate pure in giro o indagate nel mondo della linguistica ufficale ).


Però secondo me il Veneto (anche in una sua versione ufficiale o unficata) non si può contrapporre all'Italiano.

Non può cioè sperare di vincere in una specie di braccio di ferro linguistico (e in definitiva politico-ideologico) contro l'Italiano. Il Veneto ne uscirebbe sicuramente perdente al 100%

L'esempio della Catalunya, in Spagna, è emblematico.

Anche se la lingua è ufficiale e fiorisce a un livello formale e istituzionale, le nuove generazioni la stanno sempre più abbandonando. Se poi la copertura di protezionismo politico venisse a mancare, la gran parte della popolazione abdicherebbe ancor più da questa lingua per allinearsi, poco a poco, con la lingua nazionale spagnola.

Ed è evidente che sia così: una lingua regionale, per quanto strutturata e prestigiosa, non ha la stessa possibilità di sussistere in un mondo globalizzato in cui dall'altra parte la lingua statale apre le porte a una grande connessione globale internazionale, come lo fa lo Spagnolo.

Per quanto la situazione sia leggermente diversa in Italia, eseenziamlmente la stessa dinamica vale per Veneto e Italiano.

L'Italiano ha prestigio internazione e permette di aprire orizzonti molto più ampi che una qualsiasi lingua regionale, per quanto storicamente sensata, presente e/o strutturata. 

Inoltre il mondo in cui viviamo è aperto, come noi ci muoviamo all'estero o in altre regioni, così come lo fanno gli altri, rendendo più difficile arroccarsi in un muro di purismo locale refrattario alle influenze esterne.


Tuttavia non è detta l'ultima parola! Ed è questa la mia proposta di oggi!

Abbiamo una fortuna gigantesca: il Veneto è forse la lingua in Italia più simile all'Italiano (o una delle più simili, comunque).

Questa non è una "debolezza" rispetto a una ideale di purezza linguistica arcaica, ma è un grande asso nella manica!!


Veneto e Italiano possono convivere senza sforzo! Proprio perché possono incontrarsi e non lottare uno contro l'altro.

Incontrarsi...  convergere.... fondersi...


È per questo che oggi voglio inaugurare l'idea della creazione del VENITALIANO (o Venetaliano?!) cioè della fusione del Veneto con l'Italiano! Della convergenza di queste due lingue, in una assimilazione e scioglimento di una nell'altra.

L'idea è realista: non contrapporre il Veneto all'Italiano, ma invece farlo convergere, mantenendo comunque dei tratti propri, in continuità con la parlata locale.

Trovare quel giusto equilibrio che permetta di non dover sciegliere tra l'uno o l'altro, ma di mantenersi facilmente in un ibrido che rispecchia entrambe le lingue.

Questo è possibile grazia alla vicinanza di queste due lingue e questo può essere la salvezza del Veneto.


Il Venitaliano sarebbe quindi un dialetto italiano del Veneto o un dialetto veneto dell'Italiano... a questo punto non si potrebbe più dire se uno o l'altro. Ciò garantirebbe un accesso facile e immediato a chi entri da fuori, conoscendo l'Italiano. Senza resistenza, il passaggio sarebbe spontaneo, allo stesso tempo si manterrebbero le caratteristiche locali che garantiscono una specificità e una continuità della lingua locale. La comprensione sarebbe, dopo qualche tempo, pressochè totale sia per un italiofono che per un venetofono puro e duro.

invece di dire, in versione "purista veneta": 

Me barba gàeo ciolto chea carega inruzenìa par butarla intèe scoasse?

si potrebbe dire:

Me xio ga ciapà quela sedia inruzinida per butarla nela spassatura?

Si tratta solo di un esempio per rendere l'idea.

Si tratta di italianizzare il Veneto (tendenza comunque inevitabile, quindi va accettata, prima o dopo) oppure di venetizzare l'Italiano (per dare un tocco locale, sensato, reale, all'Italiano parlato in Veneto, in continuità storica con la lingua locale).

Questo garantirebbe un futuro possibile al Veneto.


Considerate di nuovo il caso della Spagna: è molto più improbabile la sopravvivenza del Basco rispetto al Catalano, visto che, essendo così diverso e così locale, ed essendo che tutti i Baschi parlano spagnolo, ma non viceversa, è cosi improbabile che alle lunghe tutti si sforziono di impararlo ed usarlo in futuro. Considerate che ormai non ci sono più popolazioni impermeabili alle migrazioni e alla mobilità.

Il Catalano invcece potrebbe teroicamente farcela perché implica uno sforzo molto minore e ragionevole per chi vuole vivere e integrarsi nel tessuto sociale locale. (il problema in questo caso è soltanto politico e ideologico, essendo che il Catalano si presenta come "antagonista" allo Spagnolo e in questa lotta il suo destino è segnato, invece di andare a braccetto con la lingua nazionale).


Se invesse noialtri adotessimo el Venitalian, saria fassile "impararlo" parché saria solo na picola variassion de l'Italian (o viceversa) e anca chi che vien da fora saria capace de usarlo fassilmente.

Sia la comprension che la fassilità de parlarlo aiutaria a mantenerlo in vita.

Al stesso tempo, perdendo el purismo de un Veneto odierno o arcaico, saria fassile l'unificassion dela lengua veneta in tute le so varianti e, in ogni caso, anca el mantenimento de na lengua che mantien un caratere locale o in continuità con el passà.

Xe proprio la carateristica de essere comprensibile e de confluire in modo fassile e naturale nel Italian che pole salvar la lengua veneta!

No perdemo questa ocasion. Almeno cominciemo cossí. Creemo un Venitalian, un ibrido che salve le nostre radici e che renda la distansa tra Italian e parlate venete na question de picole variassion locali.

El lessico saria quasi tuto italian venetizà. La gramatica principalemente italiana. La fonetica molto italiana. Però le carateritiche principali de pronuncia e creassion dele parola saria più o meno venetizante, con parole, pronomi, verbi e particele piu classiche e piu tipiche del Veneto integrade nel Venetalian.

Essare una variassion implica piu capacità de resistensa e piu resiliensa linguistica parché no ghe xe necessità pratica de abandonare na parlata che xe za comprensibile par tuti.


Rifletéghe



Wednesday, 11 March 2026

neologismo-136


Acción de deshacer el pensamiento cuando es conveniente, o de provocar la ausencia del mismo

DES-PENSAR

ejemplo: "estoy muy preocupado con lo de la semana que viene, quizás sea mejor que empiece a des-pensarlo un poco..."



Saturday, 13 September 2025

Evolución lingüística de Europa

Acabo de enterarme que, una vez más, uno de mis mapas se hizo viral.

Esta vez le tocó a mi mapa animado de la evolución lingüística de Europa centrado en la expansión de las lengua indo-europeas.

Se trata de un mapa que hice hace muchos años (10 años, para ser preciso) y que se puede encontrar en youtube y en otras platafomas.

En esta página hay un interesante artículo sobre mi mapa.

Aquí tenéis el link: La Evoluciín Histórica de las Lenguas Indo-Europeas

Buena lectura.




Wednesday, 26 June 2024

los països catalans verdaderos


Els Països Catalans son un proyecto imperialista y no libertario.
Bueno, mejor sería decir que son un fanta-proyecto imperialista.
Imperialista no sólo porque incluye zonas que nunca fueron catalanohablantes, históricamente, como las comarcas castellanohablantes del interior de Valencia, sino que se auto-considera un proyecto legítimo sobre bases lingüísticas y culturales cuando no está considerando que estas regiones tienen otras lenguas también.
Y no sólo se trata de un bilingüismo de facto, sino que los catalanohablantes, dentro de los Països Catalans son una minoría muy por de bajo de la mitaduna minoría muy por de bajo de la mitad.
Son datos oficiales (y no del estado español, sino que l'intitut de la llengua y de la Generalitat).

Sí la mayoría entiende y domina el Catalá, pero una mayoría aun más alta domina y entiende el Castellano. Lo que más cuenta aquí es: cuál es la lengua principal de los habitantes de los Països Catalans?
Aquí tenéis un mapa que hice para que lo veáis:


Alrededor del 32% de los habitantes tiene el Catalán (o Valenciano o Balear) como lengua de uso habitual.

O sea que... el proyecto de Països Catalans qué sentido tiene si hay más del doble de no catalanohablantes en estos territorios?

Y no son inmigrantes! Es gente de allá. Gente que nació allá. Son Catalanes, Valencianos, Baleares, tanto cuanto los catalanohablantes.

El fanta-proyecto de los Països Catalans no es más que un sueño nostálgico e imperialista de Catalanes que van a conquistar las tierras de los otros.

O sea, lo que tanto detestan en su visión de estado español.

Como siempre, quién critica, sólo quería hacer lo mismo, pero no puede y entonces vive en la frustración.

----

Así que si queremos realmente crear els Països Catalans, lo que realmente se podría crear de una manera más o menos "legítima" es, como mucho, algo así:


A falta de Barcelona, capital, seguramente será Girona.

(y la isla de Menorca, también)

Friday, 14 June 2024

rap in latino

Cosí è come suonava il Latino nell'epoca classica. 

Si tratta dell'Eneide in versione rap.




Arma virumque cano, Troiae qui primus ab oris

Italiam fato profugus Laviniaque venit

litora, multum ille et terris iactatus et alto,

vi superum, saevae memorem Iunonis ob iram,

multa quoque et bello passus, dum conderet urbem

inferretque deos Latio, genus unde Latinum

Albanique patres atque altae moenia Romae.

Musa, mihi causas memora, quo numine laeso

quidve dolens regina deum tot volvere casus

insignem pietate virum, tot adire labores

impulerit. Tantaene animis caelestibus irae?

Urbs antiqua fuit (Tyrii tenuere coloni)

Karthago, Italiam contra Tiberinaque longe

ostia, dives opum studiisque asperrima belli;

quam Iuno fertur terris magis omnibus unam

posthabita coluisse Samo: hic illius arma,

hic currus fuit; hoc regnum dea gentibus esse,

si qua fata sinant, iam tum tenditque fovetque.

Progeniem sed enim Troiano sanguine duci

audierat, Tyrias olim quae verteret arces;

hinc populum late regem belloque superbum

venturum excidio Libyae: sic volvere Parcas.

necdum etiam causae irarum saevique dolores

exciderant animo; manet alta mente repostum

iudicium Paridis spretaeque iniuria formae

et genus invisum et rapti Ganymedis honores:

his accensa super iactatos aequore toto

Troas, reliquias Danaum atque immitis Achilli,

arcebat longe Latio, multosque per annos

errabant acti fatis maria omnia circum.

Tantae molis erat Romanam condere gentem.

Vix e conspectu Siculae telluris in altum

vela dabant laeti et spumas salis aere ruebant,

cum Iuno aeternum servans sub pectore volnus

haec secum: "Mene incepto desistere victam

nec posse Italia Teucrorum avertere regem?

Quippe vetor fatis. Pallasne exurere classem

Argivum atque ipsos potuit submergere ponto

unius ob noxam et furias Aiacis Oilei?

Ipsa Iovis rapidum iaculata e nubibus ignem

disiecitque rates evertitque aequora ventis,

illum exspirantem transfixo pectore flammas

turbine corripuit scopuloque infixit acuto;

ast ego, quae divom incedo regina Iovisque

et soror et coniunx, una cum gente tot annos

bella gero. Et quisquam numen Iunonis adorat

praeterea aut supplex aris imponet honorem?"

Talia flammato secum dea corde volutans

nimborum in patriam, loca feta furentibus Austris,

Aeoliam venit. Hic vasto rex Aeolus antro

luctantis ventos tempestatesque sonoras

imperio premit ac vinclis et carcere frenat.

Illi indignantes magno cum murmure montis

circum claustra fremunt; celsa sedet Aeolus arce

sceptra tenens mollitque animos et temperat iras.


Tuesday, 11 June 2024

nuova proposta per GVU

No so parché son drio dedicarme tanto a sta storia de la GVU... fursi el xe un efeto de 'ver' un fiol' Spagnolo e de voler' tramandarghe chelcossa de le so radixe vènete.

Ben, in ogni caxo, ghe ne go pensada naltra:

In xonta a le létere che go xa descrito intel post de la GVU (che le permete scriver' el Vèneto inte na maniera sola par la gran parte de le diverse parlate locai, senpliçemente ledzendo i grafismi in modo difarente in baxe a la xona che te vien), me vien in mente de considerar naltra variante local de pronunçia típica de aree diverse del Vèneto:

Se trataria de chele parole che se le pronunçia de le volte "V" e de le volte "GU".

do, tre exenpi:

Vantar' (ciapar') che se dixe anca Guantar'.

Vaivo (veloçe, continuo, uniforme) che se lo dixe anca Guaivo.

Lavazo (la condensazion de l'umidità co xe matina), dito anca Laguazo.

eçetera eçetera.

Magari xe un fià exagerà crear na grafia poco uxual par risólver' pochi caxi de parole che le podaria sol' èser' scrite in maniera difarente e basta. (l'eterna question de voler' inclùder' tute e varianti soracargando la grafia o, invenze, preferir' mantegner' na grafia pi lizjera e pi vizina a la conprension de la dzente normal, lasando par fora qualche variante, ma senpre contra la idea zjeneral de na grafia comun de squaxi tute le parlate...)

Ogni modo, l'idea qua la saria quela de scríver' ste parole co la grafia GV

cusí, le parole che gavevo sielto prima, le deventa cusí:

Gvantar'

Gvaivo

Lagvazo

La soluzion no la saria mal. Sol' me domando se val la pena...


neologismo-135

strumento digitale incapace di portare a termine nessuna delle attività per le quali è stato creato.

INCOMPUTER

esempio: "ho acceso il mio computer per mandare una email e per ascoltare un po' di musica, ma è così inutile che non è riuscito a fare niente di tutto ciò... è davvero un incomputer! non c'è che dire"


neologismo-134

mandare completamente in tilt qualcosa o qualcuno

INTILTARE

Esempio: "stava andando tutto bene all'esame, fino a quel momento in cui ha cominciato a intiltarsi..."


Sunday, 24 December 2023

una parola importante

Lavoro in Spagna in una impresa multinazionale e ho colleghi e clienti che provengono da ogni lato dell'Europa, dell'Africa e del Medio Oriente. Parlare in varie lingue e spiegare a tratti espressioni italiane tipiche è una cosa all'ordine del giorno.

È così che uno diviene consapevole che una delle parole più importanti della lingua italiana è proprio quella là, sí, avete capito: "cazzo".

E non solo perchè si usa molto spesso in qualsiasi conversazione, ma anche per la varietà di significati e di derivazioni.

È assolutamente normale che gli stranieri rimangano stupefatti e increduli sulla versatilità di questa parola che può in fin dei conti essere considerata una parola fondativa dell'Italiano colloquiale moderno.

Dunque, l'obiettivo di questo post non è quello di essere volgare, ma la volontà di mostrare che incredibile quantità di varianti e di significati questa parola ha generato nella nostra lingua.

Ecco una piccola lista che ho estrapolato:


- Cazzo = pene

- Cazzo! = accipicchia!

- ...del cazzo = fatto male, pessimo.

- Che cazzo! = uffa!

- Che cazzo + verbo (tipo che cazzo fai) = che cosa + verbo (che cosa fai)

- Dove cazzo / come cazzo = rafforzativo del concetto

- Incazzarsi = arrabbiarsi

- Incazzoso = irascibile

- Incazzatura = arrabbiatura

- Rompere il cazzo = dar fastidio

- Rompersi il cazzo = stufarsi

- Rompicazzo = persona molesta

- Stare sul cazzo = essere antipatico

- Cazzata = sciocchezza / falsità

- Cazzaro = racconta frottole

- Cazzone = fannullone / spensierato

- Fancazzista = fannullone professionista

- Scazzato = svogliato

- Scazzo = problema, fastidio, preoccupazione

- Grazie al cazzo = ovviamente! / risposta a una grazie poco opportuno

- Col cazzo = mai e poi mai

- Un cazzo = niente, nulla

- Cazzuto = ottimo, eccellente

- Coi controcazzi = più che ottimo, preparatissimo

- Stracazzo = rafforzativo di cazzo in ogni espressione

- Cazzeggiare = rilassarsi, perdere tempo

- Cazzeggio = il dolce far niente

- Alla cazzo (di cane) = alla meno peggio / in modo pessimo

- Togliersi dal cazzo = togliersi di mezzo

- E che cazzo!= questo è troppo!

- Cazziare = sgridare

- Cazziata = dare una sgridata

- Sto cazzo di... = questo maledetto...

- Sto cazzo! = no, assolutamente

- Sti cazzi! = ammirazione

- Farsi i cazzi suoi = farsi gli affari suoi, non immischiarsi

- So' cazzi = adesso arrivano i problemi...

- Cazzi amari = dure problematiche

- Cazzi acidi = problemi difficili

- Sbattersene il cazzo = fregarsene

- Cazzo di Buddha = ohibò!

- Cazzotto = pugno

- Cazzerola o cazzolina = modi per mascherare la parola cazzo.


Alcune espressioni potrebbero essere regionali ed altre espressioni posso averle dimenticate o posso non conoscerle, perché tipiche di qualche altra zona, ma comunque avete capito: non si può negare, cazzo è una parola importante! una parola coi controcazzi.


Thursday, 10 August 2023

Català o Castellà?

És sempre molt interessant veure com molts Catalans queden sorpresos quan ven les estadístiques de com els joves (cada any més que l'anterior) prefereixen expressar-se més en Castellà que en Català.

La raó és molt senzilla: els joves volen horitzons oberts e amplis, volen estar en comunicació amb tot el món i les llengües, teoricament, haurian de permitir exactament aixó.

Ara, a nivell polític fa molts anys que es juga la carta del Català en contraposició amb el Castellà i si realment la població de Catalunya creu que aquestes dues llengües estan en guerra, llavors jà s'ho sap: el Català perdrà. El Castellà guanyarà.

No importa que la gent gran o els més conservatius imposin el Català a l'escola i a tots els àmbits de la vida comù: el Català perdrà i la llengua de Catalunya acabarà sent el Castellà.

Per qué?

Primer, perqué una llengua imposta a la força crea resistència i rebuig. 

Això després de la experiència franquista els Catalans ho haurien de saber bé.

Recordem també que bona part dels Catalans és Castellano-parlant aixins que imposar de manera única el Català només crearà rebuig a la majoria (així com el Castellà imposat per Franco, així també el Català imposat a la força ara).

Pero, més enllà que tot això, seran les joves generacions a marcar la diferència i això perqué els joves volen comunicar-se amb el món sencer, trencar els límits, estar connectats amb tothom.

Si el Català serveix per a isolar-se, llavors no és allò que els joves triaran.

Si comprenem això entendrem també que una llengua com el Castellà que abre les portes a quasi 600 milions de persones en molts països i diversos continents no té terme de comparació amb el Català que obre les portes a uns 4 o 5 milions de persones només.

El Català és una llengua regional, provincial, local. 

No és un mal. I encara que ho parlin 4 milions de persones (recordo que no tots els habitants de Catalunya, València i Balears són Catalano-parlants), això no vol dir que no sigui important per qui viu a aquesta terra.

El problema no és una qüestió de senzills números, la qüestió és més profunda: i és que la llengua, qualsevol llengua, serveix per a obrir portes i no per tancar-les.

Si l'actitud dels Catalans és aquella de usar el Català com eina de tancament, de separació, de exclusió dels diversos, llavors el Català no té futur. En general, llengües que serveixen per demarcar qui és d'aquí i qui és de fora no tenen futur.

Creus que l'Anglès s'estudia por ser bonic o ser melòdic? L'Anglès s'estudia a tot el món perquè obre portes, porque permet estar en contacte amb tothom. És aquesta la força d'una llengua! 

Les llengües serveixen per obrir fronteres, per integrar, per comunicar amb persones diverses.

Sense aquesta abertura por part de la societat catalana, el la llengua catalana es quedarà una llengua marginal de una petita elite que acabarà desapareixent.


Ara, el Català té un avantatge essencial: és molt semblant al Castellà, no és gaire difícil per una persona de fora escoltar, comprendre i parlar Català, si jà sap el Castellà. Aixì que l'esforç per aprendre aquesta llengua és mínim. Tothom ho podria fer se això permet l'avantatge de integrar-se amb la població local.

Tot "els de fora" acabarien sent catalano-parlants i s'acabaria integran amb la cultura d'aquí. Nous catalans en poc temps.

En canvi si el Català es queda com llengua de protecció "dels d'aquí", "els de fora" no la aprendran, no la voldran, no l'estimaran.

Així que si els polítics segueixen amb la retórica del Català Contra el Castellà, está clar: el Català lentament desapareixerà.

Però si al contrari, es comença a veure el Català com Amic del Castellà, com llengües germanes que poden CONVIURE una al costat de l'altra, llavors el Català terà la oportunitat de continuar a existir.

La decisió es Catalana. 

Això no depen d'Espanya.


Wednesday, 5 July 2023

Accenti antichi (il caso dei Reti)

Riguardo alla Resilienza dell'Accento, mi donando quanto antichi possano essere gli accenti moderni di certe aree.

Mi spiego: l'accento è il vero nesso linguistico che ci collega intuitivamente alla nostra comunità e alle nostre radici, molto più della lingua.

A meno che non ci siano sostituzioni di popolazioni nella stessa area o fusioni di etnie diverse in proporzioni simili, se una popolazione soltanto cambia di lingua, anche se l'idioma è stato sostituito, l'accento tipico della regione resta.

Esempi chiari di questo possono essere le persone che in India parlano inglese come lingua madre, possono aver dimenticato completamente l'Hindi, ma l'accento che usano è quello tipico della propria gente.

Così per i Congolesi che parlano Francese come prima lingua, magari non parlano Lingala o altre lingue Bantù, ma l'accento è quello caratteristico di queste lingue.

Un caso interessante è quello degli Argentini che a tratti sembrano parlare con accento italiano. Infatti metà della popolazione argentina a inizio del secolo scorso era italiana e qualcosa nell'accento nazionale Argentino è rimasto di quell'ondata migratoria.

Insomma l'accento è un fattore sottile, persistente (molto più delle lingue stesse) e caratteristico di una popolazione specifica.

È chiaro che come tutte le manifestazioni umane anche gli accenti evolvono spontaneamente nel tempo, ma si potrebbe chiedersi se certi accenti non siano la continuazione diretta e intatta di popolazioni antiche. Evoluzioni autonome di un sostrato etnico apparentemente scomparso.

Chissà se la differenza d'accento tra Catanese e Palermitano non rispecchia le differenze di intonazione di Greci e Cartaginesi o che l'accento Sardo non sia lo stesso identico accento usato dai Sardi pre-Romani.

Insomma, su questa linea di speculazione vorrei presentare un caso interessante: l'accento "Alpino".

Avete presente l'accento bergamasco nel contesto italiano? Ecco, se parliamo del Tedesco invece, il tedesco del sud, alpino quindi, ha la stessa inflessione del bergamasco (a grandi linee) e le stesse tonalità basse tipiche. Allo stesso modo il Francese svizzero presenta le stesse caratteristiche nel contesto francofono.

Se uniamo queste aree di accenti "alpini" simili, scavalcando e dimenticandoci delle diverse lingue, notiamo come questo territorio a grandi linee si avvicini ai territori antichi dei Reti pre-romani.

È solo un'ipotesi ovviamente, ma se pensiamo che una popolazione africana, divisa tra colonizzazione francese o inglese potrebbe finire per adottare queste due lingue, ma in entrambi i casi conserverebbe l'accento originale, oppure se l'italia venisse conquistata a metà tra tedeschi e francesi, anche se finissimo per parlare l'una o l'altra lingua il nostro accento continuerebbe ad essere probabilmente fortemente italico. 

Forse la stessa cosa potrebbe essere accaduta a popolazioni quali i Reti.

Insomma, invito a riflettere sulla persistenza dell'accento e a quanto l'accento possa essere un identificiativo interessantissimo di radici antiche.


Wednesday, 7 June 2023

carta etno-linguistica

Carta etno-linguistica del nord-est italiano tra la prima e la seconda guerra mondiale.
La cartina originale è stata modificata per mostrare: il Lombardo, L'Emiliano, il Veneto, il Ladino e il Friulano, invece della generica denominazione di "Italiano".
In quegli anni le lingue principali di questi territori erano queste e non l'Italiano standard, come oggigiorno, sicuramente.


 

la resilienza dell'accento

Più che la lingua, le parole, l'idioma, ciò che unisce alle nostre generazioni passate è l'accento.
La lingua non è altro che uno strumento di comunicazione. 
Se per ragioni culturali o storiche diventa utile/necessario cambiare lingua, ogni persona intelligente la cambierà.
Se vado a vivere in Spagna, in Brasile, in Cina o in Guinea, mi sarà conveniente parlare la lingua locale per comunicare e per farmi capire.
Non è un "tradimento" alla mia cultura, semplicemente ho sostituito uno strumento di comunicazione con un altro.

È chiaro che il bagaglio linguistico proprio della Lingua Madre è importante, è identitario, è un regalo creato poco a poco da generazioni e generazioni di comuni antenati radicati alla terra.
Ma se usare una lingua diventa difficile o inutile bisogna riconoscere che essa non è altro che uno strumento per celebrare la vita sociale, per aprirsi al mondo. Deve permettere e facilitare la vita, non intralciarla o complicarla.

Per cui abbandonare una lingua non significa abbandonare le radici.
Significa essere pratico, puntare verso la vita e il futuro.

(Ricordo comunque che nella maggior parte dei casi usare una lingua non significa mai abbandonarne un'altra. Le lingue possono coesistere senza nessun problema, dentro o fuori alle persone).

Ciò che invece spesso non si considera è la questione dell'accento.
L'accento non è un elemento che impedisce l'uso o il cambio di qualsiasi lingua, l'accento è semplicemente il modo locale di pronunciare frasi (in qualsiasi lingua).
L'accento indica la provenienza, indica la comunità da cui vieni, ma si applica a qualsiasi idioma.

Quindi, secondo me, la connessione con le radici, la connessione con la comunità, il rispetto per le proprie origini non viene dalla lingua, ma dall'accento.

Chi porta con naturalità e orgoglio il proprio accento, è connesso alle proprie origini.
Chi se ne vergogna e cerca di nasconderlo, si vergogna delle proprie radici.

È inoltre possibile che l'accento sopravviva come connessione alle origini ben oltre i cambi linguistici (latinizzazioni, arabizzazioni, inglesizzazioni, etc...)
Ipotizzo che certi accenti potrebbero essere il patrimonio sottile di millenni di evoluzione collettiva di certi popoli.

L'accento è più forte.
Se ti senti connesso alla tua terra, conserva l'accento, non necessariamente la lingua.

Friday, 28 April 2023

neologismo-132

persona che vuole avere successo nelle reti sociali e che si impegna per ottenere un grande impatto mediatico, attraverso post studiatissimi e video frequenti, ma che alla fine non è seguito da nessun follower, risulta essere totalmente patetico e gli unici like che riesce ad ottenere sono quelli della sua famiglia.

ININFLUENCER

esempio: "quel ragazzo è da mesi che cerca di sfondare nelle reti sociali, ma proprio non ci riesce: bisogna ammettere che è proprio un vero ininfluecer!"


Tuesday, 11 October 2022

informació als catalanistes

Per tots els Catalans que només pensan a la importància de la llengua catalana a nivell internacional, poso aquí una informació per relativitzar aquesta prioritat.

El Català, avui al 2022, és parlat, al màxim, pel 0,001% de la populació mundial.

No és una raó per disminuir una llengua, estem d'acord.

Peró, per ser clars, el Català no és una llengua en perill d'extinció, és oficial, está ensenyada a la escola, té molta producció literària i mediàtica. És només una llengua com les altres, ni més ni menys.

I està parlada pel 0,001% de la humanitat.

Només aixó.

El Català pot ser una questió important per alguns Catalans, peró que sapiguin que segurament no ho és per la comunitat internacional.


Tuesday, 28 June 2022

neologismo-130


persona estremamente gentile, educata, ma non solo: anche molto intelligente e perspicace

INTELLIGENTLEMAN

esempio: "al ricevimento ufficiale ho conosciuto un distinto signore con il quale ho avuto un'interessante conversazione. sono bastati pochi minuti per capire che si trattava di una persona davvero intelligentleman!"


Tuesday, 5 April 2022

neologismo-129

 Colazione che si fa la mattina prima di andare a scuola

SCUOLAZIONE

esempio: "ragazzi, alzatevi e fate scolazione che è tardi e tra un po' passa l'autobus che vi porta a scuola!"


Monday, 9 August 2021

lingua-madre e lingua-padre

El Vèneto el xe la me léngua-mare
L'Italiano è la mia lingua-padre
El Vèneto el xe la léngua che la me verxe al me mondo interno
L'Italiano è la lingua che mi apre al mio mondo esterno
In Vèneto me vien le parole pi naturali
In Italiano strutturo le frasi più organizzate
El Vèneto el se scrive inte l'aria, són dopo són, fà na vecia canzon
L'Italiano è scritto, solido e stabile, tiene il peso della terra e dà la base
In Vèneto le parole le danza cantando contente intel vento de l'istà
Il Italiano le parole lasciano impronte forti sulla carta e sulla mente
El me Vèneto el ga gramàtica e grafìa, ma le xe personali, sol che mie
L'Italiano ha la struttura accademica e sociale di una lingua ufficiale
In Vèneto me vien i ricordi e le parole pi afetuose
In Italiano i pensieri logici e le conversazioni profonde
El Vèneto la xe la léngua del me cuor'
L'Italiano è la lingua della mia mente
Vèneto el xe el me ìntimo, el me profondo, el me scuro
Italiano è il mio intorno, il mio elevato, la mia luce
El Vèneto el xe la me orìzjene e le me raìxe
L'Italiano è la mia fioritura aperta al mondo
Co'l Vèneto go amor a pele
Con l'Italiano ammirazione e rispetto
Mi amo el Vèneto, la me léngua-mare
Io amo l'Italiano, la mia lingua-padre