Sunday, 18 January 2015

i governi fanno gli interessi delle nazioni?

Spesso in discorsi macro politici vengo tacciato di avere delle tendenze complottiste perché considero che non è così scontato che i governi facciano gli interessi delle nazioni che li hanno votati.
L'automatismo di pensare che il governo italiano, tedesco, russo stia facendo delle mosse geo-politiche sempre con l'intento di rafforzare le rispettive nazioni, di difendere i cittadini e di lavorare per un futuro migliore del proprio popolo a me, francamente sembra piuttosto naif, abbastanza ingenua.
Sarà che l'esempio più diretto che ho è quello dell'Italia, dove una classe politica corrotta gozzoviglia sulle ricchezze accumulate nei decenni passati e si occupa solo di intrallazzare affari trasversali e di mantenere i propri privilegi, infischiandosene del futuro della nazione, ma in fondo, anche se forse più evidente, non credo che l'Italia sia un caso unico, né raro.
I governi fanno gli interessi dei governanti.
A scapito del popolo.
A questo punto spesso mi si taccia di essere complottista, ma io semplicemente credo nella sostanziale coerenza della storia dell'umanità: da che mondo è mondo lungo tutta la durata della storia, è quasi un dato costante che i governanti facciano i propri interessi, infischiandosene del futuro della nazione.
Credo dunque che gli uomini moderni non siano sostanzialmente diversi, una razza nuova e più etica, rispetto agli uomini del passato né a quelli del futuro.
c'è però da fare una considerazione triste, che mi è venuta in mente oggi:
i governanti se ne infischiano della nazione sempre che questo atteggiamento non li pregiudichi. Se, cioè, un governante può trarre più benefici favorendo il proprio popolo, la tendenza del reggente sarà quelle di favorire la nazione in modo da aumentare il proprio prestigio e il proprio potere.
La triste considerazione è questa: erano più stimolati a favorire il bene del popolo i re assoluti e gli imperatori del passato, la cui vita intera e i cui averi erano totalmente dipendenti dalle sorti del regno, che i politici attuali, eletti ripetutamente ogni 4, 5 o 7 anni che siano.
La vita e il futuro di questi eletti non è legato a doppio nodo alla nazione e, anzi, la tendenza più probabile è che si cerchi di far man bassa di tutto il possibile in quei pochi anni di governo oltre ai quali torneranno ad essere cittadini normalissimi e, spesso, liberi da ogni responsabilità sul loro operato.

Insomma... triste a dirsi: è più incentivato un monarca assoluto a far l'interesse della nazione che un governo di politici eletti ciclicamente...

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Sarebbe dunque importante partire dal concetto di base che un politico eletto ha la tendenza ad essere disonesto e a favorire lobbies a scapito della nazione e creare un sistema di controllo preventivo e di punizioni inflessibili partendo da questo punto.
Se poi un politico eletto dimostra di essere onesto ben venga, non avrà problemi, ma in mancanza di una prova pratica, andrebbe già trattato come un disonesto e corrotto.
Non considerato un corrotto e disonesto, però sì trattato preventivamente in quanto tale.

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