Friday, 23 July 2021

etimologia veneta

Giocando a realizzare il post "Connessioni Linguistiche" tra varie lingue e il dialetto veneto, ho approfittato per fare la lista di tutta una serie di parole prettamente venete che hanno corrispondenti con altre lingue che conosco o con le quali sono venuto in contatto.

Il post è tra il serio e lo scherzoso, essendoci delle connessioni ovviamente non riconducibili a influenze mutue tra Veneto e altre lingue (a volte si tratta di assonanze, a volte di ascendenze comuni dal latino o dalla radice indoeuropea o a volte di prestiti linguistici comuni). 

Tuttavia a volte la connessione storica c'è! 

E frugando un poco qua e là ho scovato le etimologie di alcune parole emblematiche della parlata veneta!

La scientificità di queste origini etimologiche potrebbero essere dubbie: alcune etimologie sono dei ritrovamenti fatti in internet, ipotesi possibili e, la maggior parte, sono delle teorie mie di cui, però, sono piuttosto sicuro, avendo io il pallino della linguistica.

(Lascio comunque da parte le etimologie di parole fin troppo ovvie come "schei", "tosato", "onbra", "caívo", mona", "ciao", etc... e anche quelle di parole che pur essendo molto tipiche, hanno una corrispondente diretto chiarissimo con analoghe parole italiane, e quindi analoga etimologia, come per esempio "strassa" e "straccio", "scavessar" e "scavezzacollo", "naransa" e "arancia" oppure "ciapar" e "acchiappare...) 

Lascio dunque qui una lista di parole dall'etimologia "ritrovata" affinché internet le conservi e le mantenga disponibili a futuri studi...

Cominciamo!

- Àmia (zia) viene dal latino "amita" ovvero zia paterna.

- Bagigi (arachidi) deriva da una parola araba e cioè il termine "habb'aziz" dal significato di "bacca rinomata".

- Barco (rimessa per attrezzi), anche se può sembrare affine alla parola "barca", sembra invece essere una derivazione del termine latino "parcere" ovvero "contenersi". Parole latine come "bareca" e "parricus" significano rispettivamente "edificio rustico" e "recinto". Questa origine sarebbe quindi la stessa della parola "parco" o di termini relativi al contenersi quali il verbo "risparmiare" o l'aggettivo "parco" (e siccome la radice indoeuropea è comune ad altre lingue, si tratta di una parola vicina al tedesco "pferch" cioè recinto, "to spare" inglese, etc). L'idea del recinto sembra probabile, vorrei comunque proporre anche un'origine diversa e cioè la parola araba "bàrchane" o "bargah" che significa "tenda", "padiglione" e anche "luogo dove conservare le merci". Etimologia già suggerita da alcuni studiosi per la parola "baracca".

- Baro (cespo o cespuglio) deriva dalla radice celtica "barros" dal significato di "ciuffo", "cespuglio".

- Baúco (tonto, scemo) sembra derivare dalla stessa origine del termine spagnolo "embaucar" che significa "ingannare", "prendere per i fondelli". Secondo gli studi sull'etimologia del termine spagnolo sembra che la parola derivi dal Latino "baba" come radice onomatopeica che ha originato parole come "balbuzie" e "barbaro". Se diamo credito a questa ricostruzione (che suppongo sia sostentata da studi linguistici seri) vorrei però proporre che non derivi direttamente da "baba", il che mi sembrerebbe piuttosto strana come derivazione logica, ma da "balbus" (origine diretta del termine balbuziente) e cioè qualcuno che non sa parlare. L'ipotesi che sostengo dunque è che derivi dal termine "balbuco" dove la desinenza "-uco" è dispregiativa ed è soltanto per rafforzare l'insulto.

- Becher (macellaio) deriva dalla parola "becco" e cioè il caprone. A sua volta questa viene dal Latino "ibex" e cioè capra selvatica.

- Bisso (piccolo animaletto, insetto) viene dal termine latino "bestius" e cioè "animale", "bestia", analogamente allo spagnolo-portoghese "bicho".

- Bocia (bambino) avrebbe la sua origine dal fatto che un tempo i bambini avevano i capelli rasati e quindi la testa era simile a una "boccia". Concetto non molto distante dall'idea di chiamare "tosato" il ragazzo.

- Bora (vento del nord) viene dal termine latino "boreas" dallo stesso significato. Il termine ha dato origine a parole come "burrasca" in Italiano e "bora" (raffica di vento) in Greco, ma non escluderei che avesse originato anche il termine turco "bora" dal significato di "uragano" e la parola albanese "borë" con il significato di "neve".

Boresso (ilarità, ridarella), da cui anche la parola "inboressà" è anche in questo caso una apportazione tedesca visto che la parola "berausch" significa ebrezza, allegria. Posso facilmente immaginare un abitante del Veneto che pronuncia a modo suo la parola "berausch" pronunciata come "beróiss" ma sicuramente poi storpiata in "borèiss".

- Braghe (o braghesse) viene dal celtico "braga" passando per intermediazione latina attraverso il termine "braca". È la stessa origine di "bragas" in Spagnolo.

- Branca (manciata) deriva appunto dal termine arcaico "branca" ovvero artiglio. Questo termine è l'origine del verbo italiano "abbrancare" che significa afferrare con forza, acchiappare. Alcune teorie però pendono per il termine "branco" quindi "far branco", "raggruppare", anche questo possibile.

- Brincar (acciuffare) secondo me potrebbe derivare dal termine latino "vinculum" dal significato di legatura (così come il verbo "brincar" portoghese che però significa "giocare", "saltare"). Se così fosse il "brincar" veneto e il "vincolare" italiano deriverebbero dalla stessa radice (vediamo se qualcuno troverà un giorno le prove di questa teoria). In alternativa propongo la stessa origine della parola "branca" (manciata).

- Brìtoła significa "ronchetto, coltellino ad uncino" viene dallo Sloveno "britva" che significa "coltello".

Broar (scottarsi) è una parola di origine germanica. Deriva secondo me dal verbo tedesco "brodeln" (ribollire).

- Bromèstega (brina, gelo mattutino) deriva dal latino "bruma" che indica propriamente "il giorno più corto dell'anno" ovvero il "solstizio d'inverno" quindi periodo "freddo" e "gelato". Bromèstega quindi significa "evento proprio del periodo freddo".

- Bronsa (brace) dovrebbe avere la stessa origine della parola italiana, così come "brasa" spagnolo, "braise" francese, etc. Tutte queste parole sembrano derivare dalla radice germanica "brasa" (brace).

- Brosa (rugiada) viene dal latino "ros" dallo stesso significato.

- Butiro (burro) viene dal greco "boutyron" dallo stesso significato.

- Calcagno (tallone) deriva dal Latino "calx" dallo stesso significato. Da questa origine sono derivate anche le parole "calzature", "ricalcare" o "calco" (stessa etimologia di "calcanhar" portoghese).

- Całe e cioè la "via", la "strada" deriva dal Latino "callis" che significa "sentiero" (stessa etimologia dello spagnolo "calle").

- Carega (sedia) deriva dal latino "cathedra" evoluto nella forma popolare in "catecra" come si può leggere in iscrizioni a Pompei.

- Casołin (formaggiaio) ovviamente viene dal latino "caseus" (formaggio).

- Catar (trovare) viene dal verbo latino "captare" dal significato di "prendere" o "cercare di afferrare", ma che si usava anche con l'accezione di "percepire con i sensi" e quindi anche di "vedere". Da questo concetto, l'idea di "captare" come "trovare".

- Cheba (gabbia) deriverebbe dal Latino "cavea" che significa "gabbia". Non scarterei tuttavia una connessione con l'Arabo "ka'ba" che significa "scatola, cubo". Questa parola ha speciale importanza nel mondo arabo visto che il luogo più sacro della Mecca è un grande cubo denominato appunto "al-ka'ba".

- Ciò! e cioè la tipica interiazione veneta dal significato ampio e che varia tra Toh! Guarda un po'! Ehi(tu)! Ascolta! Per forza! è una derivazione del verbo "ciol!" e cioè "prendi!" così come l'italiano "toh!". Tra l'altro "cior" (prendere) si può dire anche "tor", per cui il parallelismo "ciò" e "toh" è completo.

- Cior (o anche tor) significa prendere. Viene dal termine latino "tollere" che significa "levare", come l'italiano "togliere".

- Ciuco (ubriaco) sembra essere generalmente fatto risalire dall'antico francese "clocker" con l'idea di "dondolare come una campana", come suggerito per esempio nel Glossario Etimologico Piemontese. Altre proposte suggeriscono un'associazione con la parola "ciuco" nel senso di "asino" e quindi un modo di dire che l'ubriaco diventa poco sveglio. Personalmente mi sembra più probabile un'altra ipotesi che suggerisco e cioè l'ascendenza germanica del termine. In Tedesco moderno il termine per indicare un sorso è "schluck". Il termine viene dal proto-germanico "kekǭ" con il significato di "ingoiare, bere". Date le forti influenze germaniche su tutta l'Italia del nord durante tutta la storia e l'associazione generalizzata e stereotipata dei termini relativi al bere con i popoli germanici (tipo trincar, sgnapa, birra, etc...) mi sembra più logico far risalire il termine a questa radice.

- Còtoła (gonna) deriva dal diminutivo di "cotta" (giubbetto) parola latina, ma che sembrerebbe derivare da radice germanica. L'etimologia è comunque uguale a quella della parola "cotta" italiana.

- Culier (mestolo/cucchiaio) trova un corrispettivo nell'antico Francese "cuiller" e nel Portoghese moderno "culher". Si tratta di un termine derivante dal Latino "coclear", dalla parola "cocleae" a sua volta procedente dal Greco antico "kokhlías".

- Cuna (cioè "culla") viene dal Latino "cunae", un pluralia tantum.

- Da rente (vicino) viene dal Latino "radente". In Portoghese esiste la stessa parola "rente" con lo stesso significato di "vicino", l'origine è per tanto la stessa.

- Deghejo (disastro, parapiglia) è una parola piuttosto recente nel Veneto, anche se abbondantemente diffusa. Deriva dalla pronuncia (incorretta) termine spagnolo "degüello" e cioè, letteralmente, "sgozzamento". L'origine sembra essere cinematografica, dovuta all'uso di questo termine nel film western "la battaglia di Alamo" dove l'esercito messicano metteva sotto assedio un forte usando questa parola che, tra l'altro, è il titolo della musica di Ennio Morricone per lo stesso film). "Degüello" deriva dal verbo latino "decollare" cioè "tagliare il collo o la gola" di un animale.

- Disnar (pranzare), esattamente come l'inglese "dinner", il catalano "dinar", il francese "diner" e lo spagnolo "desayunar" viene dal gallo-latino "desjunare" che a sua volta procede dal latino volgare "disjejunare" e cioè terminare il digiuno.

- Faral (o feral) che significa "fanale, lanterna" anche se sembra simile al termine italiano ha una origine diversa: deriva infatti dal latino "pharus" (faro) mentre "fanale" deriva dal greco "phanós" (lampada).

- Frègoła (briciola) deriva dal verbo latino "fricare" che significa "sminuzzare".

- Goto (bicchiere) viene dal Latino volgare "gottu(m)" e cioè piccola caraffa. L'etimologia è chiaramente analoga a quella del catalano "got" (bicchiere).

- Grassa nel senso di concime, letame, viene dal tardo latino "crassu(m)" che indica generalmente qualcosa di florido e fertile.

- Grébano (terreno pietroso e inconlto, ma anche persona rustica, zoticone) è stato fatto risalire da una radice germanica dal significato di "cresta", "monte", ma personalmente trovo più logico pensare che derivi dal latino "glaeba" e cioè "zolla di terra". 

- Guaivo,o vaivo, (liscio, pareggiato, uniforme) deriva a mio parere dalla stessa radice di "uguale", per cui "igualare" e "sguaivar" (svaivar) deriverebbero entrambi dal termine latino "aequalis" a sua volta derivante da "aequus" dal significato appunto di "uguale", "piano", "equo".

- Inciucarse che significa che qualcosa va di traverso mentre si mangia o si beve è sorprendentemente simile all'inglese "to choke" che presenta lo stesso significato. L'origine del termine risale attraverso la radice germanica fino alla radice indoeuropea, ma la connessione con il Veneto è sicuramente dovuta a influenze longobarde, franche, ostrogote o austriache. La radice proto-germanica di "to choke" è termine "kekǭ" dal significato di "ingoiare". Questa radice antica potrebbe non sembrare particolarmente simile al verbo "inciucarse", ma se pensiamo che oggi giorno il termine tedesco per ingoiare è "schlucken" vediamo che i due verbi non sono poi così distanti. Il germanismo quindi potrebbe essere più moderno, forse austriaco.

- Incoconar (ingozzarsi, rimpinzarsi, riempirsi di cibo) a mio parere viene dalla stessa radice del verbo "inciucarse" e cioè il termine proto-germanico "kekǭ" che significa "ingoiare". Considerando che il Tedesco moderno usa una parola derivata da questa radice che presenta lo stesso significato (schlucken), ma che suona già piuttosto diversa (più simile a "inciucarse" che a "incoconar"), suggerirei una apportazione linguistica antica, forse longobarda o franca.

- Infiar (gonfiare) viene dal latino "inflare" con lo stesso significato.

- Inpirar (infilare) viene dalla radice latina "pila" e cioè "colonna". Infilare in un certo senso sta per incolonnare, mettere in fila uno sopra l'altro. Anche se molti linguisti non considerano questa ipotesi a me sembra fin troppo intuitivo far risalire a questa stessa radice la parola "pirón" (e cioè forchetta).

- Inpissar (accendere) ha la stessa origine (non del tutto certa) dell'italiano "appiccare" e cioè il verbo latino "picare", probabilmente, che significa "attaccare con la pece". Questo era probabilmente il primo passo per accendere un fuoco. 

- Insenbrar (mescolare insieme) viene dalla stessa radice della parola "insieme" o del francese "ensamble" e cioè il latino "insimul" e cioè "allo stesso tempo, simultaneamente". Dalla stessa parola deriva "simile" e "assemblea", per esempio.

- Intimeła (fodera) deriva dal greco "endyma" e cioè "vestito", "copertura".

- Intivar (indovinare, azzeccare) viene dal latino "intypare" e cioè "colpire nel segno". A sua volta derivante dal greco "typos" con il significato di "colpo", "segno"

- Łarin (cioè il "caminetto") viene dalla stessa radice di "focolare" ovvero i "lares foci" che rappresenta il luogo dove si prepara il fuoco in casa, ma che rappresenta anche la stessa famiglia, infatti la parola "lar" era il nome delle divinità protettrici della casa e della famiglia. I "lares" si possono definire come la versione divinizzata degli antenati della famiglia ed erano delle statuine collocate in piccoli altari presenti dentro casa, per proteggere chi ci abitava. Questi altarini erano chiamati "lararia" ed erano il luogo sacro della famiglia. In Portoghese la parola "lar" significa "focolare" così come il termine catalano "llar".

- Marangon (falegname) deriva dalla parola "marranca" ovvero "marra" (falcetto, zappa, ascia). La parola veneta, attraverso la storia della Serenissima, è diventata il termine falegname per lingue come l'Albanese, il Greco moderno e il Turco.

- Massa, che significa "troppo", viene dal latino "magis" che significa "di più". Si tratta della stessa etimologia del catalano "massa" e dello spagnolo "demasiado" dallo stesso significato.

- Mojo, che significa "bagnato" ha la stessa origine di parole come il francese "mouiller", lo spagnolo "mojar", il portoghese "molhar" e il catalano "mullar" (tutte parole che significano "bagnare"). Anche per il Veneto quindi l'origine è la stessa: Latino volgare: "molliare" dal Latino classico "mollire" cioè soavizzare, rendere molle.

- Mołena (mollica) deriva dal termine latino "mollis" e cioè molle, soffice.

- Morbin (allegria, entusiasmo) deriva dalla parola "morbio" / "murbio" cioè vivace, allegro, ma anche rigoglioso. Questa idea di germoglio è l'origine di questo termine che deriva dal latino "morbidus" e cioè tenero, soffice, in questo caso tenero come un germoglio.

- Mussato (zanzara). L'ipotesi riportata nel Dizionario del Dialetto di Capodistria dove si afferma che il termine deriverebbe, secondo certi studi linguistici, dalla radice "musteu" dal significato di "mosto" con il suffisso "-attu" e che significherebbe "moscerino che nasce nel periodo della fermentazione del vino". Si cita, tra l'altro, l'analogia con l'Albanese "mushkonjë". Questa teoria e questa connessione logica con un animale tipico del mosto, cosa che non è tipica della zanzara, bensì, forse, del moscerino) non mi convince del tutto, personalmente mi sembrerebbe più probabile che "mussato" venga da "muscato" e cioè dal latino "musca" con un suffisso dispregiativo, origine non dissimile dallo spagnolo "mosquito".

- Musso (somaro, asino) è ufficialmente un etimo incerto, alcuni non escludono la connessione con il termine toscano "miccio" dallo stesso significato. In ogni caso anche "miccio" non ha un'origine chiara. Alcuni lo associano al termine tardo-latino "muscella" che indica il mulo. Secondo me l'ipotesi più probabile è quella del termine latino "musimo" o "musmo" con significato di "asino non castrato". questo termine viene tra l'altro citato anche nel Dizionario Comparativo Latino-Etrusco per cui non escluderei, a priori, che il termine possa derivare da una latinizzazione di un termine etrusco originario (visto che poi il termine "miccio" resiste proprio in terre etrusche e che i "musimi" erano asini tipici soprattutto della Sardegna e della Corsica, anche quelle terre di antica influenza culturale etrusca).

- Mùtara (mucchio, accumulo) mi sembra logico che derivi dalla parola "multus" latina da cui la parola "multa" e cioè un ammasso di "molte cose".

- Onde (dove) viene dal latino "unde".

- Osar (urlare) deriverebbe a mio parere dal termine "vosar" e cioè "usare la voce", così come in Siciliano "buciari" per dire la stessa cosa. L'etimologia più antica quindi seguirebbe quella della parola "voce".

- Paciołar (sbavare o far pastrocchi con la bocca) viene dalla radice tedesca "patschen" dal significato di "sguazzare". Questa radice è l'origine di altri vocaboli veneti come "pacioro" e "spàciara".

- Pacioro (fango) deriva dalla parola tedesca "patsch" nella sua accezione di "fango", "fanghiglia". 

- Pàndar (ammettere, confessare o tradirsi, dimostrare palesemente ciò che si tenta di nascondere) deriva dal latino "pandere" che significa "aprire", "distenedersi" e quindi usato nel senso di "aprirsi", "abbassare le difese", "mostrare tutto apertamente". Si tratta dunque della stessa origine del verbo "espandere".

- Papusse (pantofole da casa) deriva dalla parola araba "babush" che indica un tipo di calzature.

- Parar in Veneto significa "dirigere", "indirizzare", ma l'etimologia è la stessa del "parare" italiano. Si tratta quindi di "parare" latino e cioè "preparare", "predisporre". L'accezione quindi è quella di "predisporre per il movimento" come nell'antico e celebre indovinello veronese dove è scritto "se pareba boves" nel senso di "tener davanti a sé" ma anche di "parar vanti" ovvero di "far procedere". L'accezione di movimento del verbo "parare" che in Veneto è l'unica possibile ("parar su", "parar zo", "parar fora", "parar vanti", "parar indiro"...) è a volte presente anche in Italiano (come nella forma "andare a parare") o addirittura già in Latino (riconoscibile nella formazione di verbi come "separare" o "sparare").

- Pegaísso cioè "appiccicoso", "viscoso" (e il termine "pégołarse" che significa "immischiarsi" oppure "pégoła" cioè "pece") vengono dal latino "picare" e cioè "imbrattare con la pece" (pece=pix, in Latino). Si tratta della stessa radice delle parole portoghes-spagnole "pegar", "desapego" e dell'aggetivo spagnolo "pegajoso".

- Pèrsego significa la "pesca", il frutto, e l'origine della parola è la stessa: viene dal Latino volgare "persicu(m) mala" cioè "mela della Persia".

- Pessa (muco nasale) credo derivi dal latino "spissus" e cioè "denso".

- Petar significa sia "attaccare", "incollare" che "sbattere", "toccare". Parrebbe derivare dal latino "peditare" nella sua accezione di "appoggiare". In Galizia si usa il verbo "petar" per dire "battere alla porta".

- Piron (forchetta) ha un etimo incerto e dibattuto da molto tempo. È molto diffusa la teoria che il termine derivi dal greco "peronion" e cioè chiavicchia, da cui (teoricamente) dovrebbe poi derivare la parola "pirouni" che in Greco moderno definisce appunto la forchetta. Queste teorie a mio parere risentono dell'abitudine di ritenere che tutto ciò che assomiglia a una parola greca viene dal Greco all'Italiano e non viceversa. Invece chiunque conosca un po' di storia e linguistica della Grecia sa benissimo che l'influenza veneziana in Grecia è stata molto potente e ci sono molte parole venete che si usano ancora in Greco moderno come "karekla" (sedia), "kadena" (catena), "ombrela" (ombrello), "kaminada" (camminata), "boukhali" (caraffa), "banio" (bagno), "veloudo" (velluto), "moustaci" (baffi), "komparòs" (compare), "koniadòs" (cognato), "barbòs" (zio), "lemonada" (limonata), "moneda" (moneta), "bora" (vento), "kamineto" (camino), "zòveno" (giovane), "marangòs" (falegname), "pastizada" (pasticcio), "lukaniko" (salsiccia), "feta" (il formaggio greco che si taglia a fette) e altre ancora. Considerando che la maggior parte di queste parole sono di uso domestico non mi sembrerebbe azzardato che insieme al caminetto, alla sedia, al boccale di limonata e al piatto di pasticcio e salsiccia, anche la forchetta potesse essere una parola di origine veneziana adottata dal Greco e non viceversa. Questa ipotesi la sostengo per due ragioni: la prima è che non vedo l'attinenza tra una forchetta e una chiavicchia (sarebbe poi tutto da vedere se "pirouni" derivasse da "peronion" o se non si tratti di una semplice assonanza); secondo perché per un veneto-parlante c'è una connessione logica diretta e totalmente intuitiva tra "piron" e il verbo "inpirar" che significa "infilare/inforcare". Per cui il "piron" è quella cosa che "inpira". Che io sappia nessun linguista però ha fatto risalire il verbo "inpirar" da "peronion", visto che mi pare più ovvia la derivazione dal latino "pila" ovvero mettere "in-pila", "infilare uno dopo l'altro". (vedi il termine "inpirar").

- Pitar (emettere un suono acuto / suonare) viene dall'onomatopea "piiit" e anche se questo può sembrare poco interessante è invece interessante notare come lo stesso verbo sia in uso nello Spagnolo e nel Portoghese.

- Pitusso e cioè pulcino secondo me potrebbe derivare dallo slavo "ptica" (pronuncia "ptizza") che significa "uccello". La stessa origine potrebbe aver generato la parola "pito" o "piton" e cioè "tacchino".

- Promoso (desideroso) è parola che deriva dal latino "promotus", participio passato del verbo "promovere" nel senso di "eccitare", "emozionare".

- Pupinoto, cioè "pupazzo", "fantoccio" deriva dal latino "pupus" (che significa "bambino", "pupo") così come parole del tipo "pupilla", "puppet" in Inglese e lo stesso termine di "pupazzo".

- Putel (bambino) viene dal latino "putus" con il significato di "ragazzo, bambino", la stessa origine dell'italiano "putto".

- Resentar, dal significato di "sciaquare" viene dal vocabolo latino "recentare" e cioè "far passare del liquido". Si tratta della stessa etimologia del Catalano "rentar" che significa "lavare".

- Ronsegar (russare) deriva dal latino "rhonchare" che è un prestito dalla lingua greca con il termine "rhonkhos" che indica il "gracchiare delle rane". Mentre il verbo "russare" italiano deriva dal longobardo "hruzzan".

- Ruga, piccola via, ancora presente nella nomenclatura del tessuto viario veneziano, viene dal Latino "ruga" che significava "ruga", "solco", "cammino". È la stessa origine della parola Portoghese "rua".

- Rumar dal significato di "rovistare" o "cercare senza sapere dove", o "ancora scavare confusamente", potrebbe venire con altissima probabilità dall'antico termine germanico "rûm" e cioè "spazio" (dal cuale deriva la parola "raum" tedesca e l'inglese "room"). Nella sua versione verbale "räumen" significa "svuotare, fare spazio" e quindi ecco il termine "rumar" come scavare (ricordiamo "rumatera" = talpa). Questo termine è lo stesso che ha dato origine al francese "arrumer" e allo spagnolo "arrumar".

- Russar e cioè "sfregare" o "strofinare" deriva dal termine latino volgare "ruptiare", una derivazione del verbo "rumpere" e cioè "spaccare, rompere, fare a pezzi".

- Sanca (sinistra) e Sanchin (mancino) potrebbe avere un'origine comune al verbo "stangar" usato dai gondolieri quando devono girare a sinistra. Se così fosse allora ci sarebbe un'analogia tra la parola "sanca" e la parola "stânga" del Rumeno che, appunto, significa "sinistra". A questo punto l'origine è latina e "sanco" procederebbe dalla parola "stancus". Ad esempio "manus stanca" sarebbe la mano "goffa", la mano "pesante", in opposizione alla mando "destra", quindi "agile", "veloce" e "precisa". È interessante notare che se "sanca" viene da "stanca" così come il verbo "stangar" della nautica veneziana, ci potrebbe probabilmente essere una connessione anche con un'altra parola sempre pronunciata "stanga" e cioè la denominazione delle aree esterne alle porte orientali di diverse città venete. Il riferimento in questo caso all'oriente come a qualcosa relativo alla "sinistra" (guardando verso sud?) oppure al significato del termine originario "stanco" sarebbe comunque tutta da dimostrare. Personalmente azzardo la possibilità che possa trattarsi di un modo di dire con riferimento a Venezia come centro commerciale (e linguisico, essendo il verbo "stangar" veneziano, appunto). Forse i commercianti che risalivano i fiumi del Veneto per vendere arrivavano comunemente alle città di terraferma da oriente, per cui l'idea di "girare la barca (stangar) e tornare indietro" verso Venezia era sempre riferibile a tornare ad Est, da qui la nomenclatura di "stanga" per i quartieri orientali delle città venete.

- Sangiuto e cioè "singhiozzo" viene dal Latino "singultare" e cioè proprio "singhiozzare".

Sata (spesso scritta come "zatta") è in Italiano la parola per dire "zampa". L'etimo è incerto da quanto sono riuscito a vedere, ma vorrei far notare certe somiglianze che potrebbero far pendere per delle teorie (peraltro già esistenti) sull'origine della parola "sata" da radici latine (e non tedesche o arabe come alcuni ipotizzano). "Zatta", da cui la parola "zattera" può essere messa in relazione ad altre parole di lingue latine dove un certo tipo di imbarcazione piatta è definita come "chiatta" in Italiano, "chata" in Spagnolo, "chatte" Francese e "ciata" in Genovese. Questa teoria a mio parere già molto forte, si rafforza ulteriormente seconsideriamo altre parole come il "chiatto" del Napoletano che indica persona bassa e tozza. "Chiatta" e "zatta" dunque deriverebbe da una radice comune: la parola "sciatta", anticamente scritta come "xata" o "jata" con l'idea generale di "piatta". Su questo si è già scritto molto, anche se non tutti i linguistisono d'accordo. Vorrei però apportare un'ulteriore prova per questa teoria: Se il termine "zatta/satta/sciatta/chiatta" si associa all'italiano "piatto" tutti derivanti dal latino volgare "platta",  il suono iniziale"pl-" si è trasformato in diversi suoni: "pi-/chi-/sci-/zi-/si-/j-" in base alle diverse aree geografiche dove veniva pronunciato. Questa cosa non è rara nelle lingue neolatine, e si dimostra non solo in esempi isolati (come "più" e "cchiù" oppure "piangere" e "chiagnere" in Napoletano, "spianata" e "chianata" in Siciliano, "pioppo" e "chopo" in Spagnolo, etc.), ma anche con parole che presentano esattamente le stesse trasformazioni fonetiche di "plattu(m)": ad esempio il verbo "pluere" latino che diventa "piovere" in Italiano, "pleuvoir" in Francese, "llover" (suono j-) in Spagnolo, "chover" (suono sci- ) oppure di nuovo il termine "plenus" che allo stesso modo diventa nelle varie lingue "pieno", "plain", "lleno", "cheio". Considerando che il Veneto normalmente non trasforma il "pl-" in "z-" proporrei l'ipotesi di un assimilazione attraverso un'altra lingua: forse il Genovese o lo Spagnolo arcaico dove il suono "sci" si trasoforma facilmente in "zi". Per concludere vorrei citare il Dizionario del Dialetto di Capodistria che cita un'origine del termine dall'alto tedesco "zata" dal significato di "branca". Ad ogni modo io propendo per l'origine latina e vorrei far notare una analogia per me molto emblematica: il termine veneto "zatta" sembra aver generato il nome dell'imbarcazione "zattera" così come, simmetricamente, nello spagnolola parola "pata" (zampa) e "patera" (imbarcazione precaria, gommone, zattera). Sarà un caso?

- Sberegar (sbraitare, urlare) viene dal basso-Latino "bragire" anche presente nella forma "bragitare" e derivazione del verbo "ragire" (far rumore, gridare) da cui deriva anche la parola italiana "ragliare".

Sbregar (strappare) anche in questo caso viene dal Tedesco "brechen" (rompere), sempre con l'intensificazione della "S" all'inizio.

- Sbrindołón e cioè "andare a zonzo" o "persona che va a spasso" deriverebbe anche in questo caso da una radice germanica risalente al Tedesco occidentale "wundrōjanan" e cioè "girovagare". Si tratta della stessa radice di "to wander" inglese e altri termini come "to wind" o il verbo tedesco "winden" con lo stesso significato di girare e di farsi spingere in traiettorie curve. Si tratta quindi di un aportazione germanica antica la cui parola originaria potrebbe essere leggermente diversa dalla sopracitata per via delle variazioni delle lingue germaniche con cui il Veneto è entrato in contatto durante la sua storia. Ad ogni modo se togliamo la "S-" rafforzativo ecco che "brindolon" non si discosta molto dal "wundrojan" germanico. Una storpiatura locale o una variante germanica specifica potrebbe tranquillamente aver creato una versione intermedia tipo "wruntojan" o "brondojan". Per chi voglia approfondire questa teoria, penso che questa spiegazione basti. Io credo sia molto probabile.

- Sbrissar (scivolare) potrebbe derivare dallo Sloveno. In questa lingua vicina al Veneto "sbrizan" significa passare un panno, uno straccio e mentre "sbrizati" significa passare una spugna su una superficie liscia e umida. Si potrebbe quindi supporre che una radice slava simile alla pronuncia "sbrissar" e con il significato di scivolare su qualcosa di liscio o bagnato possa essere l'origine della parola veneta.

- Scagno (sgabello) deriva dal latino "scamnum", dallo stesso significato.

- Scajo (ascella) deriva dal greco "maschálion" che è il diminutivo di "maschále" che significa appunto ascella.

- Scapołar (evitare una situazione), viene dal latino "excapulare" e cioè ex-capulare ovvero "liberarsi dal cappio". Si tratta della stessa radice della parola italiana "scapolo" il che mi sembra interessante come origine del termine... È invece un'origine diversa dal termine "scappare". Scappare ufficialmente viene da "excappare" e cioè togliersi la cappa, il cappuccio per fuggire meglio. Io comunque non escluderei l'origine "excapulare" anche per il termine italiano...

- Scarpía (ragnatela) anche se spesso si suggeriscono diverse origini, a mio parere, il termine deriva sicuramente dal latino "carpere" (dal significato di "filare").

- Scarpo (mammelle della mucca) a mio parere deve provenire dal greco "karpós" dal significato di "prodotto", "frutto".

- Schito (escremento di uccello) può sembrare un termine poco elegante da inserire in questa lista, ma a me sembra interessante dal punto di vista linguistico, visto che riconosco chiaramente un ascendenza dalla radice proto-germanica "skita" o "skitaz" che ha poi originato tutti i termini relativi algli escrementi in generale in tutte le lingue della famiglia germanica (tra cui lo "shit" inglese e lo "scheisse" tedesco moderno). Un escremento d'uccello quindi racchiude ben più storia e cultura di quanto possa sembrare a prima vista.

- Sćiona (anello, ciondolo) viene dalla stessa radice della parola "ciondolo", anche se non sembrerebbe a prima vista. Nel caso di "cioncolo" c'è un diminutivo che inganna: la parola in se sarebbe "ciondo" e in ogni caso il sostantivo (che definisce un anello appeso) deriva dal verbo "ciondolare". L'etimologia di "ciondolare" è risaputa e deriva dal Latino "ex-unda" e cioè muoversi come mosso dalle onde, ondulare. L'uso di anelli, sia come orecchini, sia per legare corde a carri o a briglie, erano oggetti che ondulavano, erano letteralmente l'idea stessa del "pendolo". Ad ogni modo, l'etimo di "ciondo" o "cionda" è lo stesso di "s-ciona" ed ecco spiegato il mistero.

- Sćioso (chiocciola) è tra i termini  a cui nessuno finora ha mai suggerito un'etimologia per quello che ho visto. Dopo vari studi sostengo che sia il termine "sćioso" che il termine "chiocciola" abbiano la stessa origine e cioè il corrispettivo latino "cochlea". Chiocciola deriva dal diminutivo di cochlea e cioè "cochleola", mentre il Veneto conserva la versione senza diminutivo e aggiunge, come spesso fa, una "S-" intensificativa. Quindi "s-cioso" deriva da "s-cocleo", passando per una forma intermedia (come in Italiano, del resto) dove "cochleo" passa a essere "clocheo" e poi "chioceo" a questo punto l'Italiano passa a "chiocciola" e il Veneto passa a "cioso" da cui, appunto "sćioso". 

- Sentarse (sedersi) deriva dal verbo latino "sedentare" cioè prendere un posto a sedere.

- Serar (chiudere) viene dal verbo latino "serrare" dallo stesso significato.

- Sfesa (fessura) dal latino "fissus" e cioè "spaccato".

- Sghinsar (schizzare) dovrebbe provenire dalla radice tedesca "witschen" con l'aggiunta di una S- intensificativa del significato. La parola germanica significa "scivolare", "scappar via" ed è la stessa radice della parola italiana "guizzare". L'etimo è suggerito nel "Glossario Etimologico Piemontese" per il termine "sghicèt" e per il verbo "sghicè" dal significato analogo allo "sghinsar" veneto.

Sgnacar (sbattere, lanciare con forza) a mio parere ha la stessa origine del verbo "to knock" inglese. Si tratta cioè della radice germanica "knoko" o "kneukaz" dallo stesso significato del termine veneto.

- Sgnapa (grappa) ovviamente e senza dubbi viene dal Tedesco "sniapp"

- Sguatarar dal significato di "scuotere un contenitore con del liquido dentro" quindi un concetto a metà tra "sciacquare" (resentar) e "scrollare" (sgorlar). In questo caso l'origine del termine è la stessa di "scuotere" e cioè la parola tardo-latina "exquotere".

Sleca (colpo, sberla) anche in questo caso viene dal Tedesco "schlagen" con lo stesso significato.

- Slepa (sberla) dalla radice basso-tedesca "slappe" e cioè schiaffo.

- Smassucar significa ammaccare e letteralmente deriva dall'idea di "colpire con una mazza". Il termine viene dal latino "martus" che significa "mazza", "martello" e quindi il significato originale del verbo era "colpire con il martello". Si tratta della stessa etimologia dello spagnolo "machacar" e del portoghese "machucar".

- Soto (e anche Sotegar) che significano "zoppo" (e conseguentemente "zoppicare") storicamente trascritto in quasi tutti i testi come "zoto" o "zotto". A mio parere è chiara l'ascendenza comune con il verbo tedesco "zotteln" che significa "camminare lentamente e goffamente".

- Spàciara (pozzanghera) e spaciarar (sguazzare nell'acqua) derivano dal termine tedesco "patschen" che significa proprio "sguazzare nell'acqua" oltre che a "fanghiglia". Si tratta della stessa etimologia di parole come "pacioro" e "paciołar".

- Sparagnar (risparmiare) viene dalla radice germanica "sparaną" portata dai Franchi nella loro versione "sparanjan", con lo stesso significato di adesso.

- Spigasso (e cioè uno scarabocchio) lo faccio derivare dal Latino "spica" che significa "punta", "estremità appuntita" con l'aggiunta vagamente dispregiativa "-asso" (l'"-accio" italiano), come del resto la terminazione analoga del termine "scarabocchio" che dà un senso di "poco rilevante", "poco importante". La ragione per la quale uno scarabocchio debba derivare dall'idea di una "punta" è la stessa per la quale si dice "appuntare", "prendere appunti". Suppongo che il primo abbozzo di un disegno era probabilmente realizzato con una punta che dava un primo schema di massima sul quale poi si realizzava il disegno vero e proprio.

Spissa (prurito) è sempre di radice germanica: in Tedesco "spitz" significa pungente, quindi nell'accezione di qualcosa che punge, arde o irrita la pelle "spiss" è poi diventato "spissa".

- Springar (spruzzare) è sorprendentemente simile all'Inglese "spring" (sorgente) o "to sprinkle" "spruzzare". Seguendo l'etimologia di questi due termini è facile riconoscere l'ascendenza germanica del termine: "springaną" è la radice proto-germanica che significa "scaturire verso fuori", quindi con l'idea dello zampillare di una sorgente. Parole simili a "springar" e dal significato simile si trovano in tutte le lingue germaniche. 

- Sproto (saccente, sbruffone) viene dalla radice greca "protos" che significa "primo".

Steca[denti] (stuzzica[denti]) mantiene la parola "dente" come in Italiano, ma usa la desinenza "steca" invece di "stuzzica". Queso potrebbe sembrare una piccolezza, ma non tanto se consideriamo che in Tedesco la stessa parolaè definita come "[zahn]stocher" dove "zahn" è "dente" e "stocher" sta per "steca" in dialetto veneto. Considerando l'influenza germanica nelle parlate venete (in questo caso direi soprattutto del periodo austro-ungarico) direi che più che un'assonanza questa è un prestito linguistico tedesco adattato al Veneto.

- Stramasso (materasso) non viene dall'Arabo, come la parola italiana, e a quanto parte l'etimo è incerto. Io propongo l'origine attraverso la parola latina "stramentum" e cioè paglia che si stende sul terreno per coprire (che in Veneto si dice "starnir" sicuramente con la stessa etimologia) e che è attestato essere l'origine di parole che in altre lingue (come il provenzale "estremà") per indicare "luogo dove ritirarsi". L'idea della paglia come materasso è anche rafforzata dal termine "pajón" per dire letto.

- Strica cioè una stecca o un pezzo allungato di un materiale duro viene dalla radice pre-indoeuropea "strig" nel senso di segno, linea e, per estensione, di "oggetto allungato", "cosa lunga". Stessa radice di parole come l'inglese "streak", "strike" o del tedesco "strich" o l'italiano "strigliare"

- Stringa (fascia, nastro, stecca o pezzo allungato) sembra avere due possibili origini che in ogni caso l'una non esclude l'altra. Un'ipotesi punta sull'origine latina dalla parola "stingere" che ha a che vedere con l'idea di cinture e cinghie. L'altra indica una radice germanica, dal vocabolo "strang" e cioè corda. In entrambi i casi l'origine ancora più antica è la radice pre-indoeuropea "strenk" che significa "stretto, sottile"

Strucar (premere, schiacciare) viene sicuramente dal Tedesco "drücken" con lo stesso significato. L'aggiunta della "S" (o della desinenza "Des-") è una caratteristica usuale della trasformazione in verbo di molti aggettivi o sostantivi (nudo-desnudar) o di intensificazione dei concetti (marso/smarso).

- Stuar o Stusar (spegnere) viene dal termine latino "extutare" inizialmente con il significato di "proteggere" già in epoca medioevale aveva il significato di "estinguere".

- Subiar che significa "fischiare" viene dal latino "sibilare" (fischiare/soffiare facendo un suono). Dalla stessa radice viene la parola "subioto" cioè tutto ciò che ha una forma tubolare corta e che quindi permette di soffiarci dentro.

- Sustegar (irritare, infastidire) e anche il sostantivo "susto" che origina il verbo viene dal latino "suscitare" che originariamente significa "sollevare" ma che può voler dire anche "stimolare, provocare".

- Tamiso (passino/colino) viene dal termine latino "tamisium" dal significato analogo. In Spagnolo e Portoghese esiste il termine "tamizar/tamisar" dal significato di "filtrare", "depurare".

- Tocio (sugo) e tociar (intingere, immergere) viene dal tardo latino "tucca" che significa "grasso che cola", "salsa".

- Tirache è la parola tradizionale per indicare le bretelle. Suggerisco che questa parola derivi dallo Sloveno "trake" che significa "nastro", "fascia".

Trincar (bere a canna) è un germanismo che deriva dal Tedesco "trinken".

Trodeto (sentiero) è di radice germanica antica, la parola originaria è "tredan" è cioè calpestare (da cui viene anche il termine inglese "to tread", calpestare, e "trod", calpestato). La radice proto-germanica è "trudaną".

- Unquò (anche detto "uncùo/ancoi/ancò/incùo etc) significa "oggi" ed è risaputo che l'origine di questo termine (comune a molti dialetti e parlate del nord-Italia) deriva da "hanc hodie" e cioè "quest'oggi".

- Usar (a volte nelle versioni "ugar", "guar" o "gusar") significa affilare la lama di un coltello. La parola viene dal latino "acutiare" e cioè "aguzzare".

- Varsor (o vassor) e cioè "aratro" viene dal Latino "versorium" derivato da "versus" (voltato, girato), participio passato di "vertere".

- Visćia, ovvero bacchetta o verga sottile, sembrerebbe derivare dal tedesco "wisch" che significa "sottile fascio di paglia" o "spazzola".

- Zerman significa cugino e deriva dal termine latino "germanus" dal significato esteso di consanguineo. Si tratta della stessa origine del termine "germe" e "genetico". Il termine "germanus" significa originariamente "carnale" o anche "esatto, vero".


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Per realizzare questo tipo di ricerca oltre a rifarmi a etimologie ufficiali di altre lingue che usano parole analoghe a quelle venete (nella maggior parte dei casi citate nella spiegazione dei termini stessi), mi sono avvalso di interessanti testi di etimologia e di linguistica. Vorrei comunque citare due testi particolarmente utili e interessanti che mi sembrano non essere particolarmente conosciuti: il Dizionario Storico Fraseologico ed Etimologico del Dialetto di Capodistria, di Manzini-Rocchi, molto ricco di ricostruzioni etimologiche e molto completo; e anche il Glossario Etimologico Piemontese, del maggiore Del Pozzo, che seppur non trattando della lingua veneta, cita e propone molte etimologie di parole comuni nell'area dell'Italia settentrionale e che mi ha aiutato in qualche ricostruzione e ipotesi. Lo trovo comunque un lavoro importante e degno di essere citato.

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