Friday, 5 June 2026

la guardiana


 

la vita è pianta

 

Non solo sono fortemente convinto che la vita in generale sia più "pianta" che "animale" nel senso che la nostra anima (e quelle di tutti gli animali) ha tempi, movimenti e comportamenti vegetali più che animali (rendendoci quindi delle specie di piante metafisiche che si muovono in corpi di animali, semplici strategie vegetali per ottimizzare l'esistenza), ma oltretutto la vita, intera, come organismo unico è essenzialmente vegetale.

Se consideriamo le varie forme di vita, ognuna di esse è interconnessa con le altre. Non esiste un organismo che possa davvero prescindere da altri organisimi: tutto è parte di un grande corpo unico che si mantiene in equilibri di flussi e intercambi di energia. Un organismo comleto dunque, di cui siamo una specie di organi diffusi.

Ebbene, questo grande organismo unico, che è tutta la vita sulla terra, è per caso un sistema chiuso? Autosufficiente? Indipendente dall'ambiente circostante?

No: ha bisogno di alimento, di energia.

E di cosa si nutre? Di suolo (minerali), di luce e di calore.

Soltanto di terra, luce e calore.

Come una pianta.

La vita è pianta


l'età della pietra


Da una vecchia foto di ormai 11 anni fa..
l'età della pietra...


 

Monday, 1 June 2026

Venitaliano: convergenza Veneto Italiano

 

L'Italiano e il Veneto sono due lingue diverse. 

Non "secondo me", ma secondo le classificazioni ufficiali dei linguisti.

Come quasi tutti i "dialetti" italiani, queste parlate andrebbero più propriamente definite come "lingue" e non come "dialetti" per il semplice fatto di essere evoluzioni parallele del Latino volgare, ciascuna con strutture grammaticali sintattiche e lessicali distinte.


È chiaro, d'altra parte, che il Veneto è una lingua non molto diversa dall'Italiano e che ha subito molte influenze da quest'ultima, specialmente negli ultimi decenni.

Il Veneto utilizzato dalle generazioni odierne è una versione "italianizzata" del Veneto più puro, o arcaico, dei nostri nonni.


A me piace immaginare un futuro dove il Veneto (come ogni oltra lingua o parlata locale) non sia destinata a sparire, visto che rappresenta una connessione con le nostre radici e con la nostra identità.

A volte esploro l'idea di strutturare una versione "ufficiale" del Veneto che possa convivere parallelamente con l'Italiano standard, un po' come si fa in Spagna con il Catalano o con il Gallego, lingue che, tra l'altro, presentano un'affinità maggiore con lo Spagnolo di quanto non lo faccia l'Italiano con il Veneto (controllate pure in giro o indagate nel mondo della linguistica ufficale ).


Però secondo me il Veneto (anche in una sua versione ufficiale o unficata) non si può contrapporre all'Italiano.

Non può cioè sperare di vincere in una specie di braccio di ferro linguistico (e in definitiva politico-ideologico) contro l'Italiano. Il Veneto ne uscirebbe sicuramente perdente al 100%

L'esempio della Catalunya, in Spagna, è emblematico.

Anche se la lingua è ufficiale e fiorisce a un livello formale e istituzionale, le nuove generazioni la stanno sempre più abbandonando. Se poi la copertura di protezionismo politico venisse a mancare, la gran parte della popolazione abdicherebbe ancor più da questa lingua per allinearsi, poco a poco, con la lingua nazionale spagnola.

Ed è evidente che sia così: una lingua regionale, per quanto strutturata e prestigiosa, non ha la stessa possibilità di sussistere in un mondo globalizzato in cui dall'altra parte la lingua statale apre le porte a una grande connessione globale internazionale, come lo fa lo Spagnolo.

Per quanto la situazione sia leggermente diversa in Italia, eseenziamlmente la stessa dinamica vale per Veneto e Italiano.

L'Italiano ha prestigio internazione e permette di aprire orizzonti molto più ampi che una qualsiasi lingua regionale, per quanto storicamente sensata, presente e/o strutturata. 

Inoltre il mondo in cui viviamo è aperto, come noi ci muoviamo all'estero o in altre regioni, così come lo fanno gli altri, rendendo più difficile arroccarsi in un muro di purismo locale refrattario alle influenze esterne.


Tuttavia non è detta l'ultima parola! Ed è questa la mia proposta di oggi!

Abbiamo una fortuna gigantesca: il Veneto è forse la lingua in Italia più simile all'Italiano (o una delle più simili, comunque).

Questa non è una "debolezza" rispetto a una ideale di purezza linguistica arcaica, ma è un grande asso nella manica!!


Veneto e Italiano possono convivere senza sforzo! Proprio perché possono incontrarsi e non lottare uno contro l'altro.

Incontrarsi...  convergere.... fondersi...


È per questo che oggi voglio inaugurare l'idea della creazione del VENITALIANO (o Venetaliano?!) cioè della fusione del Veneto con l'Italiano! Della convergenza di queste due lingue, in una assimilazione e scioglimento di una nell'altra.

L'idea è realista: non contrapporre il Veneto all'Italiano, ma invece farlo convergere, mantenendo comunque dei tratti propri, in continuità con la parlata locale.

Trovare quel giusto equilibrio che permetta di non dover sciegliere tra l'uno o l'altro, ma di mantenersi facilmente in un ibrido che rispecchia entrambe le lingue.

Questo è possibile grazia alla vicinanza di queste due lingue e questo può essere la salvezza del Veneto.


Il Venitaliano sarebbe quindi un dialetto italiano del Veneto o un dialetto veneto dell'Italiano... a questo punto non si potrebbe più dire se uno o l'altro. Ciò garantirebbe un accesso facile e immediato a chi entri da fuori, conoscendo l'Italiano. Senza resistenza, il passaggio sarebbe spontaneo, allo stesso tempo si manterrebbero le caratteristiche locali che garantiscono una specificità e una continuità della lingua locale. La comprensione sarebbe, dopo qualche tempo, pressochè totale sia per un italiofono che per un venetofono puro e duro.

invece di dire, in versione "purista veneta": 

Me barba gàeo ciolto chea carega inruzenìa par butarla intèe scoasse?

si potrebbe dire:

Me xio ga ciapà quela sedia inruzinida per butarla nela spassatura?

Si tratta solo di un esempio per rendere l'idea.

Si tratta di italianizzare il Veneto (tendenza comunque inevitabile, quindi va accettata, prima o dopo) oppure di venetizzare l'Italiano (per dare un tocco locale, sensato, reale, all'Italiano parlato in Veneto, in continuità storica con la lingua locale).

Questo garantirebbe un futuro possibile al Veneto.


Considerate di nuovo il caso della Spagna: è molto più improbabile la sopravvivenza del Basco rispetto al Catalano, visto che, essendo così diverso e così locale, ed essendo che tutti i Baschi parlano spagnolo, ma non viceversa, è cosi improbabile che alle lunghe tutti si sforziono di impararlo ed usarlo in futuro. Considerate che ormai non ci sono più popolazioni impermeabili alle migrazioni e alla mobilità.

Il Catalano invcece potrebbe teroicamente farcela perché implica uno sforzo molto minore e ragionevole per chi vuole vivere e integrarsi nel tessuto sociale locale. (il problema in questo caso è soltanto politico e ideologico, essendo che il Catalano si presenta come "antagonista" allo Spagnolo e in questa lotta il suo destino è segnato, invece di andare a braccetto con la lingua nazionale).


Se invesse noialtri adotessimo el Venitalian, saria fassile "impararlo" parché saria solo na picola variassion de l'Italian (o viceversa, na variassion del Veneto) e anca chi che vien da fora saria capace de usarlo fassilmente.

Sia la comprension che la fassilità de parlarlo aiutaria a mantenerlo in vita.

Al stesso tempo, perdendo el purismo de un Veneto odierno o arcaico, saria fassile l'unificassion dela lengua veneta in tute le so varianti e, in ogni caso, anca la conservassion de na lengua che mantien un caratere locale o in continuità con el passà.

Xe proprio la carateristica de essere comprensibile e de confluire in modo fassile e naturale nel Italian che pole salvar la lengua veneta!

No perdemo questa ocasion. Almeno cominciemo cossí. Creemo un Venitalian, un ibrido che salve le nostre radici e che renda la distansa tra Italian e parlate venete na question de picole variassion locali.

El lessico saria quasi tuto italian venetizà. La gramatica principalemente italiana. La fonetica molto italiana. Però le carateritiche principali de pronuncia e creassion dele parola saria più o meno venetizante, con parole, pronomi, verbi e particele piu classiche e piu tipiche del Veneto integrade nel Venitalian.

Essere una variassion implica piu capacità de resistensa e piu resiliensa linguistica parché no ghe xe necessità pratica de abandonare na parlata che xe za comprensibile par tuti.


Rifletéghe

Rifletemoghe



Wednesday, 20 May 2026

new entries


 

Lithuania and Latvia




Luoghi visitati dal Febbraio 2024 (momento dell'inizio del nuovo ciclo esistenziale "Vita a Rubí", iniziato con l'entrata nel nuovo appartamento di carrer Sant Jordi 66) Quindi all'incirca gli ultimi 2 anni e mezzo. Oltre a queste località europee mancano le località Brasiliane visitate nel marzo del 2026.








Wednesday, 6 May 2026

messaggio dell'amico albero


A Kaunas ho "conosciuto" un albero.
Un albero morto.

L'ho toccato e l'ho "sentito"

Subito mi ha evocato la sua tristezza, io volevo accompagnarlo, ma ero così insignificante davanti alla sua lunga esistenza andata... e dunque rapidamente quella tristezza si è trasformata in tranquillità e pace, Serenità profonda.

Allora l'Albero, che ormai era amico mio, mi ha chiaramente "detto" questo:

Voi umani siete così veloci...
Se solo aveste la pazienza di sentire...
di  sostenere soltanto un instante in più i vostri sentimenti...
Allora tutto sarebbe risolto.
Ma siete così veloci...


Ed è stata una rivelazione.

La soluzione non è complicata, non è distante, non è misteriosa.

Basterebbe fare silenzio per un po' e osservare le proprie emozioni. sostenerle. sentirle.

Tutto qua.


Monday, 20 April 2026

nuovi orizzonti


Nella mia mappa dei paesi visitati fino ad oggi ci potrebbero essere delle novità, a breve.

Nel giro di un paio di settimane la nuova mappa potrebbe essere questa

Notate qualche differenza?


Questo ultimo periodo è stato pìuttosto intenso in termini di viaggio:

Due viaggi in Portogallo (due settimane)

Un viaggio in Belgio (una settimana)

Un viaggio in Italia (una settimana)

Un viaggio in Brasile (tre settimane)

E adesso, una nuova missione, probabilmente.

Comunque visto che periodicamente lascio qui segnati i miei aggiornamenti in termini di viaggi, aggiungo anche il calcolo della mia vita per paese, aggiornato ai 48 anni e mezzo.



e inoltre....
se parliamo di continenti...






Saturday, 4 April 2026

Figli del dialogo

 Il dialogo invisibile tra madre e padre che diventa la nostra voce interiore

Ogni persona vive accompagnata da una voce interiore.

È quella voce con cui pensiamo, ci giudichiamo, ci incoraggiamo o ci scoraggiamo. È la voce che ci parla quando dobbiamo prendere una decisione, quando proviamo un’emozione intensa, quando cerchiamo di capire noi stessi.

Spesso pensiamo che quella voce sia semplicemente “noi”. Ma da dove nasce davvero?

L’idea centrale di questo approccio è che la nostra voce interiore sia, in gran parte, il risultato interiorizzato del dialogo tra i nostri genitori. Non solo di ciò che ci hanno detto direttamente, ma soprattutto del modo in cui si relazionavano tra loro.

In altre parole, il bambino cresce osservando e vivendo dentro un certo tipo di relazione tra madre e padre: come si ascoltano, come litigano, come si rispettano o si ignorano. Nel corso dei primi anni di vita, quando il cervello è ancora in formazione, questo modo di relazionarsi viene progressivamente assorbito e trasformato in struttura mentale.

Secondo questa prospettiva, dentro di noi rimangono due funzioni principali:

una voce più razionale, orientata all’azione, alla decisione e al rapporto con il mondo esterno;

una voce più emotiva, intuitiva, legata al sentire, alla cura e al mondo interno.

In molti casi queste due dimensioni sono state rappresentate, durante l’infanzia, dalla figura paterna e dalla figura materna. Per questo, nel linguaggio simbolico di questo modello, si parla spesso di “padre interiorizzato” e “madre interiorizzata”.

Non si tratta però di un discorso biologico o di genere. Le due funzioni possono essere incarnate da qualsiasi figura di riferimento: due madri, due padri, nonni, zii o altri caregiver. Ciò che conta non è la struttura familiare formale, ma la dinamica relazionale che il bambino ha interiorizzato.

Il dialogo interno come eredità relazionale

Nei primi anni di vita il bambino non possiede ancora un sistema neurologico e psicologico completamente sviluppato. In un certo senso, sono i genitori a funzionare come “mente esterna” del bambino: aiutano a interpretare il mondo, a dare senso alle emozioni, a prendere decisioni.

Con il tempo, questa funzione viene interiorizzata. Il bambino impara a parlarsi come i suoi genitori parlavano tra loro e come parlavano a lui.

Così nasce la nostra voce interiore.

Se i genitori erano capaci di dialogare, ascoltarsi e rispettarsi, spesso anche il dialogo interno dell’adulto tende a essere relativamente armonico: le emozioni vengono ascoltate e la razionalità riesce a orientarle.

Se invece il rapporto tra i genitori era conflittuale, freddo o squilibrato, è possibile che dentro la persona si sviluppi un dialogo interno più difficile: la razionalità può attaccare le emozioni, oppure le emozioni possono travolgere la razionalità.

Un approccio simbolico, non una teoria clinica rigida

È importante chiarire che questa prospettiva non pretende di essere una teoria psicoanalitica completa, né un modello scientifico definitivo.

Si tratta piuttosto di una lente interpretativa, una mappa semplice ma potente che aiuta a osservare la propria vita interiore da una prospettiva nuova.

Molte teorie psicologiche hanno già riconosciuto l’importanza delle figure genitoriali nello sviluppo della personalità: dalla psicoanalisi classica alla teoria dell’attaccamento, fino alle psicologie sistemiche e transgenerazionali.

L’originalità di questo approccio sta nel descrivere la psiche come un dialogo interiorizzato, in cui la relazione tra due figure fondamentali diventa la struttura stessa del pensiero e della regolazione emotiva.

È quindi un modello intuitivo e simbolico, utile per orientarsi e riflettere su di sé, più che per formulare diagnosi o spiegazioni definitive.

Alcuni esempi semplici

Per capire meglio questa idea, possiamo immaginare alcuni casi.

Esempio 1: genitori che dialogano e collaborano

Se un bambino cresce vedendo due genitori che, pur con differenze e conflitti, riescono a parlarsi e rispettarsi, può interiorizzare un dialogo interno simile.

Da adulto, quando prova una forte emozione, una parte di lui può dire:

“Capisco che sei arrabbiato o triste, ma vediamo insieme cosa possiamo fare.”

La razionalità non combatte l’emozione, ma la ascolta e la orienta.

Esempio 2: padre critico e madre ansiosa

In una famiglia dove il padre svaluta e critica continuamente e la madre è molto ansiosa o insicura, il dialogo interno potrebbe diventare qualcosa del genere:

una voce critica dice: “Non sei abbastanza, stai sbagliando tutto.”

una voce emotiva risponde con paura o senso di colpa.

La persona può vivere un forte conflitto interno tra auto-critica e insicurezza emotiva.

Capire la propria famiglia per capire sé stessi

Uno degli aspetti più interessanti di questa prospettiva è che invita a guardare alla propria storia familiare non tanto per trovare colpe, ma per capire da dove viene il nostro modo di pensarci e sentirci.

Molto spesso, il modo in cui ci trattiamo interiormente è il riflesso di relazioni che abbiamo osservato e vissuto da piccoli.

Riconoscere questo meccanismo può avere un effetto liberatorio.

Se la nostra voce interna è stata costruita da un dialogo ereditato, allora possiamo anche imparare gradualmente a trasformarla.

Non si tratta di cancellare il passato, ma di diventare più consapevoli del dialogo che vive dentro di noi — e magari imparare a renderlo più equilibrato, più gentile e più autentico.

In fondo, crescere psicologicamente significa proprio questo:

diventare sempre più autori del dialogo che ci abita.

Wednesday, 11 March 2026

neologismo-136


Acción de deshacer el pensamiento cuando es conveniente, o de provocar la ausencia del mismo

DES-PENSAR

ejemplo: "estoy muy preocupado con lo de la semana que viene, quizás sea mejor que empiece a des-pensarlo un poco..."



Wednesday, 21 January 2026


Happy to have fully accomplished a new hypnosis training course. 
A wonderful course, by the way. Really recommanded.


And also this one: 22 hours of training of Hypnotherapy Partitioner Certificate (Hypnotherapy Mastery) this is also a course made by Steven Burns. A very good course, indeed.



Tuesday, 20 January 2026

piccolo testo per spiegare un trance




Cosa è andare in trance?


Ricordi un sogno?

Pensaci...

Sentilo...

Come ti senti pensandolo?...


Ecco! 

Questo è un trance...

Perchè ricordare qualcosa, specialmente una sensazione... è un tipo di trance leggero...


Ma quindi sei andato in trance? 

Perché come ti ho detto ricordare una sensazione è andare in trance... Hai ricordato la sensazione del sogno... quindi sei andato in trance... no?


Sei andato in trance.... oppure... sei in trance? 

No? 

Sicuro??


Davvero?...


Beh, anche questo è un trance... è che anche dubitare ti mette in un trance leggero...

Eh già...


Ma quindi? Se ti ho fatto dubitare...

non sarai mica in trance adesso?


Sicuro??

Davvero??


E come puoi dirlo? 

Come sarebbe la differenza tra la tua sensazione di quando sei in trance e di quando non lo sei, allora?

E come stai, adesso?


Cosa ti fa sapere che non sei in trance adesso?


Anche questo è un trace...

immaginare di sentire qualcosa... confrontare una sensazione con un'altra...

Ma quindi ti ho mandato di nuovo in trance... 

tre volte in trance... 

E quindi? 

Sei o no se stai in trance... Adesso!


...


Comunque, la cosa davvero importante è questa:

Che se ...sei in trance...

Tu ...puoi imparare...

Qualcosa di davvero ...importante...

...fondamentale...

Nuovo...

...che può cambiare davvero la tua vita...

Quando sei in trance

..a anche quando esci dal trance...


...ed è assolutamente facilissimo dimenticare ciò che è ti ricordava quando eri in trance...

O ricordare come dimenticare qualsiasi cosa che si dica in trance, ma solo con la mente cosciente... 


E anche la confusione è un modo di essere in trance...

Anche la confusione provoca un trance leggero...


E niente... Questa è ipnosi... è andare in trance...


Strano no? 

Perché è tutto normale...

Eri in trance? Non eri in trance? Come lo puoi sapere?


Non hai mai smesso di sapere esattamente cosa stava succedendo no? 

In ogni momento eri cosciente di ogni cosa...


Non credi che fossi in trance?


E allora...

Dimmi...


Qual era la cosa importante che ti avevo detto prima?


Te l'ho appena detto, in fondo, no?


Qual era quella cosa importante??


L'hai dimenticata?


Che strano


...non sarà che eri in trance?


mi sa che eri in trance...



Monday, 5 January 2026

conversational hypnosis certificates


 This is a certificate of hypnosis given by Scott Jansen, in his course of 
Conversational Hypnosis 101 - With demonstrations


And this is another wonderful course by Scott Jansen
6 Stage Conversational Hypnotherapy Program (PHITTr Formula)

And also this course by Scott Jansen, very interesting also
Conversational Hypnosis: Hypnotic Interview Masterclass