Friday, 14 December 2018
tecnica pedagogica
mi è venuta in mente una tecnica pedagogica rivoluzionaria per fare in modo che i bambini si appassionino alla lettura e alla scrittura.
immaginiamo un bambino che proprio non ha nessuna voglia di leggere ne di scrivere nulla e un maestro molto applicato a cercare di fargli comprendere l'importanza di queste due cose, ma anche non riesce proprio a trasmettergli questa passione.
la tecnica è la seguente:
tutto ciò che il bimbo legge, il serissimo maestro dovrà rappresentarlo teatralmente, mimandolo, nel modo più ridicolo possibile!
immaginate quante matte risate si farà il bimbo, vedendo che ha il potere di far muovere il serissimo professore a suo piacimento! leggerà una, due, tre, dieci, venti volte di fila!
ma nella lettura tu non puoi inventare quello che vuoi, allora se scrivi una scena, il maestro la rappresenta allo stesso modo, senza poter esimersi dall'obbligo di fare esattamente ciò che il bimbo scrive. immaginatevi che potere di creazione fantasiosa finirebbe riversato su carta a partire da quel momento!
di sicuro quel bambino inizierebbe a scrivere delle storie strabilianti, divertendosi un mondo!
immaginiamo un bambino che proprio non ha nessuna voglia di leggere ne di scrivere nulla e un maestro molto applicato a cercare di fargli comprendere l'importanza di queste due cose, ma anche non riesce proprio a trasmettergli questa passione.
la tecnica è la seguente:
tutto ciò che il bimbo legge, il serissimo maestro dovrà rappresentarlo teatralmente, mimandolo, nel modo più ridicolo possibile!
immaginate quante matte risate si farà il bimbo, vedendo che ha il potere di far muovere il serissimo professore a suo piacimento! leggerà una, due, tre, dieci, venti volte di fila!
ma nella lettura tu non puoi inventare quello che vuoi, allora se scrivi una scena, il maestro la rappresenta allo stesso modo, senza poter esimersi dall'obbligo di fare esattamente ciò che il bimbo scrive. immaginatevi che potere di creazione fantasiosa finirebbe riversato su carta a partire da quel momento!
di sicuro quel bambino inizierebbe a scrivere delle storie strabilianti, divertendosi un mondo!
Monday, 10 December 2018
Sunday, 9 December 2018
il complemese
Dopo il calcolo del complegiorno, il cui momento fatidico sarebbe il complegiorno dei 10.000 giorni, una festa da effettuarsi attorno ai 27 anni e 4 mesi e mezzo d'età, ecco dunque il complemese!
Il complemese è un'altra simpatica celebrazione non convenzionale nella quale si dà importanza a ciascun mese della propria esistenza, non solo agli anni!
Ovviamente si possono sceglierne molti, tipo:
- Il complemese dei 100 mesi
questo complemese sará il quarto mese dell'ottavo anno d'età
- Il complemese dei 500 mesi
ormai prossimo per me, questo evento avviene all'ottavo mese dei 41 anni d'età (quindi nel mio caso a partire dal 7 maggio fino al 7 giugno 2019)
- Il complemese dei 1000 mesi
evento spettacolare che avviene al quarto mese degli 83 anni d'età.
Io attualmente mi trovo nel mio mese 495! devo cominciare a preparare la mia festa!
Ciao!
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tecnica psico-onirica 1
Stamattina ho ascoltato attentamente il sogno di Ubi (ci raccontiamo i sogni quasi ogni giorno) ed era un sogno molto simbolico, molto psicologico: c'erano elementi chiarissimi, tipici delle letture psicologiche dell'inconscio grazie ai sogni: il mare, un bimbo, l'orizzonte, una tempesta che si avvicinava...
Sono cose che, per chi ha un po' di dimestichezza con le letture dei sogni, hanno connessioni ben chiare con l'inconscio e con le questioni personali del momento di ciascuno di noi.
Sostanzialmente sono metafore archetipali di emozioni che il nostro inconscio crea per manifestare una specie di messaggio (o, se vogliamo, più che messaggio possiamo dire uno stato d'animo, una vibrazione emotiva di fondo che ci influenza e spesso non riusciamo a decifrare tra le varie attività e pensieri della nostra vita).
A questo punto mi è venuta un'idea: la pratica attiva di una "tecnica psico-onirica".
Mi spiego: indipendentemente dalla comprensione profonda dei simboli dei sogni che ci possono comunicare un messaggio profondo che spesso non riusciamo a decifrare e a integrare, soffermiamoci semplicemente sulla visione onirica pura e semplice; è chiaro che, potenzialmente, la nostra mente avrebbe potuto creare un'infinità di simboli diversi per rappresentare, in qualche modo, la nostra emozione di fondo e questo può rendere la lettura a tratti arbitraria e confusa, forzata o poco comprensibile. Ma in fondo comprendere razionalmente un messaggio che non si comprende spontaneamente, può essere poco utile (o comunque parziale). Sarebbe invece interessante cercare di far emergere poco a poco e sempre più chiaramente il messaggio di fondo che l'inconscio ci vuole comunicare.
Quindi non è probabilmente necessario "forzare" con la ragione il messaggio (potenzialmente acerbo o effimero) del sogno, ma basterebbe rafforzarne l'intensità, facendo maturare il messaggio, nel caso sia un messaggio fondamentale che viene da dentro di noi oppure lasciandolo sfumare nel nulla nel caso non fosse nulla di così profondo.
Per fare questo basterà accettare le immagini che l'inconscio ha scelto dentro di noi (se le ha scelte in fondo un motivo ci sarà pure e basta accettare questo dato di fatto). A questo punto per fomentare questo messaggio, faremo tornare a vibrare, nel mondo reale, le stesse immagini che hanno valore per il nostro inconscio in questo momento della nostra vita. Per cui se ho sognato mare, tempeste e bambini, mi prendo una mezz'ora o un'oretta della mia vita da sveglio per vedere l'orizzonte del mare, per concentrarmi sull'immagine di un bambino, per vedere in youtube video di tempeste...
Questa parentesi di "ispirazione inconscia" dovrebbe essere capace di comunicare qualcosa al nostro lato oscuro più profondo, visto che proprio queste sono le immagini da lui scelte per rappresentare un certo stato d'animo.
Fomentare la forza di queste immagini ci metterà in contatto con il messaggio segreto che sta dentro di noi e poco a poco lo farà maturare.
Non dubito che poco a poco si possano provocare sogni sempre più profondi e impressionanti che, oltre ad essere sognati, vengono poi riutilizzati di volta in volta nella nostra sessione pisco-onirica da svegli.
Poco a poco il messaggio inconscio verrebbe assecondato e alla fine ci rivelerà le emozioni o le situazioni con cui faremo una chiara connessione dentro di noi.
Il messaggio verrebbe quindi finalmente "partorito" dal nostro inconscio al momento giusto, senza forzature né letture arbitrarie.
Metterò in pratica questa tecnica psico-onirica a partire da oggi, ma sono già certo dei sui potenziali benefici psicologici nel capire i nostri processi esistenziali in modo diretto e senza filtri.
Sono cose che, per chi ha un po' di dimestichezza con le letture dei sogni, hanno connessioni ben chiare con l'inconscio e con le questioni personali del momento di ciascuno di noi.
Sostanzialmente sono metafore archetipali di emozioni che il nostro inconscio crea per manifestare una specie di messaggio (o, se vogliamo, più che messaggio possiamo dire uno stato d'animo, una vibrazione emotiva di fondo che ci influenza e spesso non riusciamo a decifrare tra le varie attività e pensieri della nostra vita).
A questo punto mi è venuta un'idea: la pratica attiva di una "tecnica psico-onirica".
Mi spiego: indipendentemente dalla comprensione profonda dei simboli dei sogni che ci possono comunicare un messaggio profondo che spesso non riusciamo a decifrare e a integrare, soffermiamoci semplicemente sulla visione onirica pura e semplice; è chiaro che, potenzialmente, la nostra mente avrebbe potuto creare un'infinità di simboli diversi per rappresentare, in qualche modo, la nostra emozione di fondo e questo può rendere la lettura a tratti arbitraria e confusa, forzata o poco comprensibile. Ma in fondo comprendere razionalmente un messaggio che non si comprende spontaneamente, può essere poco utile (o comunque parziale). Sarebbe invece interessante cercare di far emergere poco a poco e sempre più chiaramente il messaggio di fondo che l'inconscio ci vuole comunicare.
Quindi non è probabilmente necessario "forzare" con la ragione il messaggio (potenzialmente acerbo o effimero) del sogno, ma basterebbe rafforzarne l'intensità, facendo maturare il messaggio, nel caso sia un messaggio fondamentale che viene da dentro di noi oppure lasciandolo sfumare nel nulla nel caso non fosse nulla di così profondo.
Per fare questo basterà accettare le immagini che l'inconscio ha scelto dentro di noi (se le ha scelte in fondo un motivo ci sarà pure e basta accettare questo dato di fatto). A questo punto per fomentare questo messaggio, faremo tornare a vibrare, nel mondo reale, le stesse immagini che hanno valore per il nostro inconscio in questo momento della nostra vita. Per cui se ho sognato mare, tempeste e bambini, mi prendo una mezz'ora o un'oretta della mia vita da sveglio per vedere l'orizzonte del mare, per concentrarmi sull'immagine di un bambino, per vedere in youtube video di tempeste...
Questa parentesi di "ispirazione inconscia" dovrebbe essere capace di comunicare qualcosa al nostro lato oscuro più profondo, visto che proprio queste sono le immagini da lui scelte per rappresentare un certo stato d'animo.
Fomentare la forza di queste immagini ci metterà in contatto con il messaggio segreto che sta dentro di noi e poco a poco lo farà maturare.
Non dubito che poco a poco si possano provocare sogni sempre più profondi e impressionanti che, oltre ad essere sognati, vengono poi riutilizzati di volta in volta nella nostra sessione pisco-onirica da svegli.
Poco a poco il messaggio inconscio verrebbe assecondato e alla fine ci rivelerà le emozioni o le situazioni con cui faremo una chiara connessione dentro di noi.
Il messaggio verrebbe quindi finalmente "partorito" dal nostro inconscio al momento giusto, senza forzature né letture arbitrarie.
Metterò in pratica questa tecnica psico-onirica a partire da oggi, ma sono già certo dei sui potenziali benefici psicologici nel capire i nostri processi esistenziali in modo diretto e senza filtri.
Wednesday, 5 December 2018
Tuesday, 4 December 2018
proiezione massocentrica
proiezione basata sulla importanza relativa dei territori in base all'esperienza di viaggi nella vita di Massimo Pietrobon (a grandi linee... se avessi un po' più di spazio avrei dato un po' di spazio anche alla scandinavia, siberia, giappone... l'australia sarebbe più grande... vabbè, ma è solo per farsi un'idea...)
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Monday, 3 December 2018
Sunday, 2 December 2018
mapa de viajes artesanal
aviso
sólo para
verdaderos
viajeros!
queréis un mapa artesanal donde marcar todos vuestras aventuras por el planeta?
os lo hago yo! (y super barato! jeje)
todos los tamaños!
personalizada como queráis!
os la hago en un segundo! jeje
si a alguien le interesa, que me escriba a la dirección de mail mas.pietrobon@gmail.com
mucho mejor que el black friday! jaja
de paso aquí tenéis mi situación actual de viajes por el mundo
major arcana gadgets
have a look to these gadgets made from the image of all the major arcana that I posted some days ago.
here you have the FineAmerica link
bimediterraneo
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Saturday, 1 December 2018
Friday, 30 November 2018
Sunday, 25 November 2018
sogno del mago di 1500 anni
Stavo passeggiando e una persona stava al
mio fianco, alla mia destra. Si trattava di una persona che non vedevo
direttamente ma era più anziana di me ed era una persona familiare e di una
certa inconsica autorevolezza, come se avesse forse un grande livello
spirituale o mistico.
Stavamo uscendo, forse, all’aperto
passando per una struttura di cemento armato grigio (forse un po’ umida e
scura) e ormai eravamo quasi al cielo aperto e questo compagno di passeggiata
mi dice qualcosa del tipo: “...ma ti ricordi 1500 anni fa?” ...e
qualcos’altro... oppure forse “questa situazione mi ricorda qualcosa di 1500
anni fa...” ....insomma, dimostrava con questa frase inaspettata che lui aveva
almeno 1500 anni! (e forse... in qualche modo anche io? Non ne sono certo). E
io resto molto sorpreso, molto colpito dalle sue parole.
Come se mi riprendessi ora da un pensiero
molto profondo che mi ha distratto per qualche secondo, adesso il venerando
compagno sta seduto sopra un piccolo edificio e io, in un certo senso, mi
prendo cura di lui, preoccupandomi e stando attendo che non cada. Il luogo dove
era seduto era molto simile (o risuonava dentro di me come) la casetta di “casa
vecchia” a monastier, dove sopra c’erano le cisterne di benzina e il vecchio
saggio era seduto sopra la corta tettoia di cemento che stava sopra la porta
d’accesso della casetta. In realtà io non vedevo nulla di tutto ciò, visto che
ero a terra, sotto al vecchio, con la mia testa che arrivava al massimo alle
sue ginocchia e vedevo solo lui sopra di me (e un piccolissimo pezzettino di
tetto di cemento): la sua sagoma scura, forse a causa dell’ombra, era simile a
quella di una specie di Gandhi e cioè un vecchio magro, calvo, seminudo, forse
rivestito proprio di una tunica, un po’ curvo su se stesso, probabilmente e con
le gambe accavallate; tranquillo e impassibile, sereno e silenzioso, guardava
verso l’orizzonte davanti a lui con infinita serenità e come se nulla del mondo
potesse interessarlo.
Il suo aspetto era spiritualmente
incredibilmente forte e finiscamente incredibilmente fragile e io lo vedevo da
sotto e anche se lui era assolutamente sereno e immobile e ben seduto,
stabilmente, tranquillo, tuttavia io allungavo le mie braccia in alto da una
parte e dall’altra come per evitare che cadesse, come per proteggerlo e per
assicurarmi che fosse al sicuro (un po’ come la posizione dei discepoli del
papa nella carta dei tarocchi V. Questa associazione di immagini mi sembra
assai profonda in me e forse è a causa di questo che si genera questa
situazione nel sogno...).
In questa posizione di protezione e di
attenzione estrema verso di lui, ad un certo punto, mi giro indietro, solo con
la testa, per vedere qualcosa, per controllare qualcosa (forse ho sentito un
rumore, credo ci sia qualcuno, oppure cerco qualcosa per mantenere stabilmente
al sicuro il vecchio saggio...). Fatto sta che, dopo questa brevissima
esitazione nella quale distolgo lo sguardo per pochi secondi dal saggio, torno
a guardare verso di lui e scopro che è sparito! È sparito “tra le mie mani”!
Resto incredibilmente esterefatto e stupito! Magia!
Sento chiaramente che il vecchio saggio
era realmente magico e aveva davvero almeno 1500 anni... e in qualche modo era
molto connesso a qualcosa di me...
Mistero.
Altro momento del sogno, oppure altro
sogno nella notte, qualche tempo dopo...
Adesso stiamo camminando io, Pippo e
un’altra persona.
Questa persona non è chiara, non è
identificabile (non solo perché cammina davanti a me, ma anche perché ha i
contorni sfumati o forse perché non la guardo in faccia) ed è per qualche
ragione però, la figura centrale di questa parte del sogno. Lo sento.
Questa persona è qualche passo davanti a
me e io seguo a breve distanza, Pippo invece sta dietro un po’ più distaccato.
Il passo lo dà questa persona (comunque un
uomo, anche se indistinguibile). Il ritmo del suo incedere è veloce, un po’
troppo, come un po’ pressato dal tempo. Va di fretta. E noi due dobbiamo
stargli dietro, ma lui va e non si volta e noi andiamo, ma non è il nostro
ritomo normale.
La sensazione di fondo è tipo quella di
essere appena atterrati in un qualche paese africano, che non era
specificamente la Tanzania, l’Angola o il Mozambico, ma che era un paese che
Pippo conosceva molto bene, anzi forse ci abitava, e che io trovavo familiare perché c’ero già
stato e per me era in un certo senso un luogo normale dove tornavo, mentre per
il personaggio misterioso era un paese totalmente nuovo, un’esperienza
assolutamente inedita.
Stavamo camminando per una strada o una
passerella in mezzo a un prato o a una terra piena di canneti ed erbe alte che
si perdeva a destra e a sinistra verso l’orizzonte (ma la sensazione non era
necessariamente “vasta” e”ampia”: era quasi, forse, come attraversare un
ponticello di legno sul letto verde di un fiumiciattolo al margine della
città).
Davanti a noi, oltre al passaggio e al
prato, si vedevano gli edifici della città: scuri condomini periferici di
cemento armato che cominciavano di colpo a poca distanza dal verde.
L’atmosfera era crepuscolare, come in un
tramonto coperto a tratti da nuvole scure di pioggia, ma con la luminosità
della terra quando ha appena piovuto e riflette i raggi trasversali del sole
giallo che si accinge a lasciare lo spazio alla notte.
Il percorso all’aperto era dritto e
puntava dritto verso la città ed altre persona andavano e venivano attraverso
questa stradina (era forse l’accesso all’aeroporto per la città?).
Per il personaggio misterioso era dunque
il primo contatto con l’Africa. E nel suo incedere (forse per voglia di
arrivare?) per la stradina, puntando verso la città, considero il fatto che
questa persona è un po’ schiava dei suoi pregiudizi occidentali e delle
versioni stereotipate e superficiali che dell’Africa. Le sue intenzioni sono assolutamente buone e
lui è aperto e curioso e empatico anche: pensa o commenta ad un certo punto
qualcosa sui terroristi e sul fatto che chi ci soffre è questa povera gente...
ma non c’è né tensione da terrorismo, né caos, né povertà davanti ai nostri
occhi e penso che con questo viaggio dovrà prima o poi capire che la realtà è
ben diversa da quella che si immagina attraverso gli stereotipi europei...
Arriviamo a un certo punto a una strada
più trafficata che è già in città. Giriamo verso destra e scendiamo attraverso
due grandi palazzoni simmetrici. Sono davvero delle strutture gigantesche, dei
condomini molto grandi e ampi stile periferia urbana (non particolarmente belli
o nuovi, ma niente di strano: tipica periferia urbana di qualsiasi grande città
del pianeta). La strada, anche se ampia, sembra stretta sotto a questi due
giganti di cemento armato che presentano una sequenza troppo fitta di piccole
terrazzine di cemento ripetute infinitamente da una parte e dall’altra della
via.
La strada passa anche sotto a un piccolo
cavalcavia che sta in mezzo ai condomini (e in un certo senso non vedo né gente
né macchine per strada, ma non sento una sensazione di luogo disabitato, anzi
so che ci sono sia persone che macchine.
L’edifico a destra era in qualche modo,
forse, l’edificio dove Pippo aveva casa, in qualche posto in alto, qualche
piano più su.
Data la visione totalmente urbana, e comunque
molto artificiale e “globale” nella sua normalità di perfieria di una città
grande, pensavo che questo famoso personaggio davanti a me avrebbe già
cominciato a rifarsi una idea sull’Africa come luogo dove tutto è diverso,
selvaggio, povero, esotico, etc...
Ad un certo punto mi volto perché noto che
Pippo è rimasto indietro e non si vede più. Ci fermiamo ad aspettarlo e
guardando in fondo alla strada (sotto il cavalcavia che avevamo già
oltrepassato) tra gli africani che passeggiano normalmente sul marciapiede ad
un certo punto appare Pippo che si affretta a raggiungerci. Alza le mani come
per dirci di aspettarlo. Sembra indicare che c’è qualcosa di importante che
deve comunicarci. Viene correndo. Sorridendo anche. Facendo slalom tra la
gente.
Arriva finalmente e parlando con me dice
che era appena stato a casa di mia nonna (o qualcosa del genere) dove c’erano
degli antenati o comunque qualche personaggio che aveva a che vedere con dei
“passaggi generazionali” (principalmente tre personaggi e tre passaggi
generazionali, ma non era definito chiaramente e potevano essere anche molti o
infiniti... gli ultimi 3 però erano i più importanti).
Pippo raccontava che il terzultimo di
questi personaggi era “sparito”... e nel sogno, anche se non c’era né dubbio né
sorpresa, si trattava di uno sparire legato a un “andarsene da questo mondo”,
un morire (ma senza dramma), un elevarsi nei cieli (ma senza misicismo o
religiosità)... era uno sparire naturale: il normale momento in cui il tempo
finisce e si deve lasciare il mondo agli altri.
Poi anche il penultimo, che era mia nonna,
se n’era andata, era sparita anche lei.
E alla fine, diceva, anche l’ultimo
personaggio (che implicitamente tutti sapevamo essere un mago, uno stragone dai
poteri indescvibili, una persona infinitamente elevata e magica), anche lui era
alla fine sparito, come tutti gli altri.
Rimavamo molto stupiti da questa
affermazione! L’ultimo mago era sparito... alla fine si era interrotta la lunga
catena di vite che veniva da molto lontano...
C’era la sensazione di qualcosa di
“generazionale” in tutto questo...
Ma il racconto di Pippo non finiva qui e
disse, rivolgendosi a me: “però! Prima di sparire l’ultimo stregone, siccome tu
lo hai visto per ultimo (o gli hai parlato per ultimo, o lo hai toccato, o lo
hai visitato, o conosciuto...), lui ha scelto che tu sarai il suo successore e
che erediterai tutti i suoi incredibili poteri! La sua magica forza!”
Ne rimanevo molto stupito... pensavo che
magari ci potesse essere stato un errore... non aveva molto senso passare quei
poteri a me. Forse non lo meritavo. Non ero così bravo come lui...
Riflettevo su questa cosa, quasi cercando
una ragione che spiegasse dove stava l’errore, e camminando arrivavamo (io e il
personaggio misterioso? Che adesso però camminava piano e al mio fianco e mi
sembrava calmo e saggio) a una specie di binario di una stazione dei treni di
cemento scuro e umido e alla fine arrivavo alla conclusione che....
Sì: perché no?
Se lo stregone mi aveva scelto un motivo
ci sarà stato e che, anche se non avevo idea di come usare quella forza e
quella magia per me totalmente e sporporzionatamente perfetta, accettavo
quell’eredità con entusiasmo e fiducia. Lui mi aveva affidato i suoi poteri
spirituali e magici e io lo ringraziavo per questo nuovo influsso di capacità
incredibili delle quali ero stato investito.
Ero l’erede del grande stregone!
(lo stregone di più di 1500 anni fa?...)
Wednesday, 21 November 2018
sogno della madre in elicottero
Sogno di ieri:
Ricordo la storia, ma non più certe
immagini... ad ogni modo ciò che era
successo prima è che una madre aveva perso il figlio (di tipo 8 anni, su per
giù), oppure qualcuno lo aveva preso, o rapito, e adesso lei lo stava cercando.
Non lo stava però cercando da sola: c’era
tutta un’organizzazione attorno, una società di persone... era aiutata anche
dalla polizia: tutti erano mobilitati insieme a lei in questa ricerca.
Ad un certo punto (e questa è la prima immagine
che ricordo) la madre si trova dentro a un elicottero della polizia con il
quale pattuglia certi posti della città alla ricerca del figlio. Levitando, più
che volando davvero, l’elicottero si sofferma in un grande patio interno di un
edificio dai muri beige. Ci sono vestiti stesi ad asciugare nelle terrazzine
interne con le lavatrici e qualche altro elemento tipico di posti del genere.
Tutte le porte sono chiuse, non si vede
nessuno, anche se è giorno.
La madre sta decidendo i movimenti dell’elicottero,
implicitamente, e levitando silenziosamente si sofferma un poco a mezz'aria
davanti a un appartamento simile agli altri, a un’altezza intermedia della
palazzina.
Non succede niente e così la triste madre per
non perdere tempo prezioso nella sua ricerca decide di volgere lo sguardo a destra,
in alto, e di proseguire la sua perlustrazione della città per trovare il
figlio perduto...
L’elicottero, guidato da piloti con casco
e occhialoni inizia a virare ed è in quel momento che si sente una voce fuori
campo, ma profondamente onnipresente (divina, quasi, nel senso della sua
diffusione a tutti i livelli, anche se estremamente normale, visto che tutti la
ascoltano semplicemente, senza sorprendersi di nulla, come se fosse un
interlocutore qualunque).
La voce blocca il movimento della madre (cioè
dell’elicottero) che si stava allontanando e dice: “dove vai madre? Perché te ne vuoi andare? Perché ti allontani?”
La madre rimane interdetta, onestamente
sorpresa della domanda... anche se non parla è evidente che risponde qualcosa
del tipo “sto andando a cercare mio
figlio da un’altra parte, qui non c’è”.
Ma la voce fuori campo la incalza e le
chiede, insistente: “perché te ne vai così presto?”
La madre non capisce, e si sente a disagio
da quelle domande inquisitorie.
“ti
vuoi già allontanare? ma perché sei venuta proprio qua, in questo luogo?”
La madre è agitata... ed è come se volesse
dire: “io non lo so, sto cercando mio
figlio... perché mi fai così tante domande? Cosa vuoi?”
Ma la voce misteriosa (che è l’unica voce
che si sente davvero... ed è ovunque...) le chiede ancora, quasi insinuando
qualcosa: “perché ti sei soffermata proprio
davanti a questo appartamento? Tu sai che non è la prima volta che vieni a cercare
davanti a questo appartamento... no?”
La madre adesso è molto agitata, molto
nervosa.
Forse non manca molto perché scoppi in
pianto...
La voce invisibile a questo punto afferma:
“tu vieni sempre qua davanti a questo
appartamento, ma poi, dopo un po’, te ne vai a cercare tuo figlio da un’altra
parte... ma tu invece lo sai che tuo figlio sta proprio qui dentro, dentro a
questo appartamento! e quando vieni fino a qua poi hai paura di affrontarlo,
perché in realtà nessuno lo ha rapito, ma è lui che se n’è andato! Se n’è
andato perché non lo stavi trattando bene: non gli davi importanza, non stavi
con lui, lo facevi soffrire a causa dei tuoi egoismi. Se ti ha abbandonato è a
causa tua! Questa è la verità! Ed è per questo che tu non hai il coraggio di
trovarlo questo bambino che ti aspetta qua, qua, dentro l’appartamento”.
L’immagine del bimbo appare, adesso, in
modo etereo, fuori da ogni contesto specifico: è un ragazzo (o ragazzina?)
magro, stile africano ma dalla pelle piuttosto mulatta e con un’acconciatura molto
particolare, come una mezzaluna, che scende sulla sinistra: mai vista prima, ma
che mi ricorda, nel sogno, qualcosa di africano.
Il ragazzino è comparso: la sua postura è
retta e neutra, come una statua egizia: appare, immobile, fermo guarda avanti,
dritto negli occhi. È serio. Neutro. È una specie di visione che dura poco e
poi sfuma.
La madre è scossa. Ha scoperto di colpo
che era comodo per lei essere “la brava mamma che piamente cercava il proprio
figlio” visto che era al centro dell’attenzione di tutti ed era immacolata agli
occhi di tutti (socialmente) mentre si dedicava alla ricerca del suo amato
figlio: povera, martire, da tutti ammirata e compassionevolmente sostenuta dall'empatia
collettiva...
Ma in realtà lei aveva una grande
responsabilità sul fatto che il figlio non ci fosse più! ed era più facile dare
la colpa ad altri che a se stessa.
Ed era invece troppo difficile quindi
affrontare il figlio che avrebbe avuto molto a che ridire su di lei e non su
altri. Incontrarlo finalmente le avrebbe quindi fatto perdere la posizione di
vittima immacolata... sarebbe invece diventata la responsabile imperfetta di
tutto questo dramma... ed era per questo che lei non era pronta e fingeva di
non sapere dove fosse il figlio...
si auto-ingannava, nascosta dietro al
protagonismo di questa ricerca altruistica e creava tutto un dramma collettivo,
ma lo faceva solo per proteggersi, egoisticamente, e aveva in realtà una gran
paura di trovare il figlio...
Aveva paura di affrontare le proprie
responsabilità.
Ma il figlio era là.
E lei lo sapeva.
Lui ancora stava aspettando la madre. Che lo
trovasse. Che lo prendesse con lei. Che lo coccolasse. Che gli volesse bene...
Sunday, 18 November 2018
venezia di terraferma
Questa è solo per pochi esperti.
Si tratta della mappa (non molto attualizzata a dire il vero) della laguna veneta, ma in una versione piuttosto differente dal solito: tutta la parte poco profonda della laguna è qui stata graficamente interrata e Venezia non è più un'isola, bensì una città di terraferma.
Per chi conosce la zona immaginare come sarebbe questo territorio che, invece di ampie distese di acqua, di colpo, si trovasse in mezzo a parchi verdi... la sorpresa sarà divertente!
Certo: si tratta di una fantasia un po' in controtendenza con l'andazzo attuale del clima e dei livelli del mare, ma la fantasia, si sa, non ha bisogno di giustificazioni logiche.
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Saturday, 17 November 2018
etimologia-46
TRANSPARENTE
a palavra transparente deriva duma situação típica nas sociedades patriarcais tradicionais onde as pessoas que tivessem orientações sexuais diferentes eram ignoradas. isso acontecia inicialmente dentro do contexto dos acontecimentos familiares onde todo o mundo sabia o intuía as tendências de gênero dos parentes.
acontecia muito frequentemente nessas situações que os homossexuais e, especialmente os transexuais, fossem isolados e ignorados.
a condição exemplar do parente transsexual (o seja o parente trans) de ser ignorado e quase invisibilizado pelos otros familiares definiu a correlação entre "ser um parente trans" e "não ser visível".
foi assim que ser "trans-parente" virou sinônimo de ser invisível. daí consequentemente a palavra "transparente" como "relativo a algo que deixa ver o que está atrás dele".
a palavra transparente deriva duma situação típica nas sociedades patriarcais tradicionais onde as pessoas que tivessem orientações sexuais diferentes eram ignoradas. isso acontecia inicialmente dentro do contexto dos acontecimentos familiares onde todo o mundo sabia o intuía as tendências de gênero dos parentes.
acontecia muito frequentemente nessas situações que os homossexuais e, especialmente os transexuais, fossem isolados e ignorados.
a condição exemplar do parente transsexual (o seja o parente trans) de ser ignorado e quase invisibilizado pelos otros familiares definiu a correlação entre "ser um parente trans" e "não ser visível".
foi assim que ser "trans-parente" virou sinônimo de ser invisível. daí consequentemente a palavra "transparente" como "relativo a algo que deixa ver o que está atrás dele".
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sexo
mistico maximo
sei per l'indipendenza?
Sei per l'indipendenza o per l'unità?
qualsiasi sia la tua risposta vorrei farti riflettere su una cosa:
siamo portati a pensare che la nostra idea (politica, sociale, nazionale) deve essere una specie di "fede" che viene da basi indimostrabili profondissime, valori intoccabili, idee vaghe e semplicistiche (di solito coincidenti con "il giusto" e con "lo sbagliato"). una specie di tifo da stadio dei valori, insomma, dove se tifi una cosa, questo implica necessariamente odiare il resto.
ma secondo voi, unità e indipendenza sono valori assoluti?
si può essere sempre a favore dell'indipendenza a prescindere da tutto o a favore dell'unità perché sì e basta?
a mio parere una persona può essere a favore dell'indipendenza ed essere ispirato da ideali sublimi e giustissimi, volendo creare da zero una nuova realtà più giusta, più fresca, nuova, in linea con le esigenze del popolo, aperta a nuove soluzioni e a nuovi futuri possibili validi per tutti gli uomini del mondo; oppure può essere a favore dell'indipendenza per motivi meschini e abietti, ingiusti e egoistici, che niente hanno a che vedere con la società e la giustizia per il popolo che vive dentro o fuori dei confini dello stato vecchio o nuovo che sia.
siamo davvero sicuri che si può essere pro o contro indipendenza senza entrare nella questione di cosa si dovrebbe creare dopo che questa indipendenza sia realmente realizzata?
è davvero così secondario che l'indipendenza porti a uno stato nuovo, nella struttura e nelle libertà individuali, oppure che porti a uno stato che è solo la fotocopia in piccolo dello stato da cui si indipendentizza, oppure ancora che faccia scivolare l'intera società verso una dittatura fascista e xenofoba?
davvero è più importante il concetto, l'idea, il valore dell'"indipendenza" piuttosto che "cosa facciamo dopo"?
non sarà che Indipendenza, allo stesso modo che Unità, non siano soltanto dei giganteschi specchietti per le allodole, dei simboli sbandierati per distrarre e confondere le idee dalle vere questioni fondamentali?
e allora, beh, io non sono nè pro unità, nè pro indipendenza.
venite a spiegarmi cosa pensate che dovrebbe sorgere dopo ciascuna di queste due opzioni e io vi dirò se sono pro o contro della vostra proposta.
odi et amo
MA COSA C'ENTRA
AMARE IL PROPRIO PAESE
CON ODIARE
IL RESTO DEL MONDO?
il razzismo davvero non ha nessuna spiegazione logica.
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