Friday, 14 December 2018

sorriso tirato


disegno simbolico


tecnica pedagogica

mi è venuta in mente una tecnica pedagogica rivoluzionaria per fare in modo che i bambini si appassionino alla lettura e alla scrittura.
immaginiamo un bambino che proprio non ha nessuna voglia di leggere ne di scrivere nulla e un maestro molto applicato a cercare di fargli comprendere l'importanza di queste due cose, ma anche non riesce proprio a trasmettergli questa passione.
la tecnica è la seguente:
tutto ciò che il bimbo legge, il serissimo maestro dovrà rappresentarlo teatralmente, mimandolo, nel modo più ridicolo possibile!
immaginate quante matte risate si farà il bimbo, vedendo che ha il potere di far muovere il serissimo professore a suo piacimento! leggerà una, due, tre, dieci, venti volte di fila!
ma nella lettura tu non puoi inventare quello che vuoi, allora se scrivi una scena, il maestro la rappresenta allo stesso modo, senza poter esimersi dall'obbligo di fare esattamente ciò che il bimbo scrive. immaginatevi che potere di creazione fantasiosa finirebbe riversato su carta a partire da quel momento!
di sicuro quel bambino inizierebbe a scrivere delle storie strabilianti, divertendosi un mondo!


Sunday, 9 December 2018

il complemese


Dopo il calcolo del complegiorno, il cui momento fatidico sarebbe il complegiorno dei 10.000 giorni, una festa da effettuarsi attorno ai 27 anni e 4 mesi e mezzo d'età, ecco dunque il complemese!

Il complemese è un'altra simpatica celebrazione non convenzionale nella quale si dà importanza a ciascun mese della propria esistenza, non solo agli anni!
Ovviamente si possono sceglierne molti, tipo:
Il complemese dei 100 mesi
questo complemese sará il quarto mese dell'ottavo anno d'età
- Il complemese dei 500 mesi
ormai prossimo per me, questo evento avviene all'ottavo mese dei 41 anni d'età (quindi nel mio caso a partire dal 7 maggio fino al 7 giugno 2019)
- Il complemese dei 1000 mesi
evento spettacolare che avviene al quarto mese degli 83 anni d'età.

Io attualmente mi trovo nel mio mese 495! devo cominciare a preparare la mia festa!
Ciao!


tecnica psico-onirica 1

Stamattina ho ascoltato attentamente il sogno di Ubi (ci raccontiamo i sogni quasi ogni giorno) ed era un sogno molto simbolico, molto psicologico: c'erano elementi chiarissimi, tipici delle letture psicologiche dell'inconscio grazie ai sogni: il mare, un bimbo, l'orizzonte, una tempesta che si avvicinava...
Sono cose che, per chi ha un po' di dimestichezza con le letture dei sogni, hanno connessioni ben chiare con l'inconscio e con le questioni personali del momento di ciascuno di noi.
Sostanzialmente sono metafore archetipali di emozioni che il nostro inconscio crea per manifestare una specie di messaggio (o, se vogliamo, più che messaggio possiamo dire uno stato d'animo, una vibrazione emotiva di fondo che ci influenza e spesso non riusciamo a decifrare tra le varie attività e pensieri della nostra vita).

A questo punto mi è venuta un'idea: la pratica attiva di una "tecnica psico-onirica".
Mi spiego: indipendentemente dalla comprensione profonda dei simboli dei sogni che ci possono comunicare un messaggio profondo che spesso non riusciamo a decifrare e a integrare, soffermiamoci semplicemente sulla visione onirica pura e semplice; è chiaro che, potenzialmente, la nostra mente avrebbe potuto creare un'infinità di simboli diversi per rappresentare, in qualche modo, la nostra emozione di fondo e questo può rendere la lettura a tratti arbitraria e confusa, forzata o poco comprensibile. Ma in fondo comprendere razionalmente un messaggio che non si comprende spontaneamente, può essere poco utile (o comunque parziale). Sarebbe invece interessante cercare di far emergere poco a poco e sempre più chiaramente il messaggio di fondo che l'inconscio ci vuole comunicare.
Quindi non è probabilmente necessario "forzare" con la ragione il messaggio (potenzialmente acerbo o effimero) del sogno, ma basterebbe rafforzarne l'intensità, facendo maturare il messaggio, nel caso sia un messaggio fondamentale che viene da dentro di noi oppure lasciandolo sfumare nel nulla nel caso non fosse nulla di così profondo.
Per fare questo basterà accettare le immagini che l'inconscio ha scelto dentro di noi (se le ha scelte in fondo un motivo ci sarà pure e basta accettare questo dato di fatto). A questo punto per fomentare questo messaggio, faremo tornare a vibrare, nel mondo reale, le stesse immagini che hanno valore per il nostro inconscio in questo momento della nostra vita. Per cui se ho sognato mare, tempeste e bambini, mi prendo una mezz'ora o un'oretta della mia vita da sveglio per vedere l'orizzonte del mare, per concentrarmi sull'immagine di un bambino, per vedere in youtube video di tempeste...
Questa parentesi di "ispirazione inconscia" dovrebbe essere capace di comunicare qualcosa al nostro lato oscuro più profondo, visto che proprio queste sono le immagini da lui scelte per rappresentare un certo stato d'animo.
Fomentare la forza di queste immagini ci metterà in contatto con il messaggio segreto che sta dentro di noi e poco a poco lo farà maturare.
Non dubito che poco a poco si possano provocare sogni sempre più profondi e impressionanti che, oltre ad essere sognati, vengono poi riutilizzati di volta in volta nella nostra sessione pisco-onirica da svegli.
Poco a poco il messaggio inconscio verrebbe assecondato e alla fine ci rivelerà le emozioni o le situazioni con cui faremo una chiara connessione dentro di noi.
Il messaggio verrebbe quindi finalmente "partorito" dal nostro inconscio al momento giusto, senza forzature né letture arbitrarie.
Metterò in pratica questa tecnica psico-onirica a partire da oggi, ma sono già certo dei sui potenziali benefici psicologici nel capire i nostri processi esistenziali in modo diretto e senza filtri.


Wednesday, 5 December 2018

elefantessa madre


l'elefantessa madre
lavoro a pirografo su tavola pugliese (originale base per fare la pasta a mano) di Tiziano Albanese.


Tuesday, 4 December 2018

proiezione massocentrica


proiezione basata sulla importanza relativa dei territori in base all'esperienza di viaggi nella vita di Massimo Pietrobon (a grandi linee... se avessi un po' più di spazio avrei dato un po' di spazio anche alla scandinavia, siberia, giappone... l'australia sarebbe più grande... vabbè, ma è solo per farsi un'idea...)


Tilted rainbow


Sunday, 2 December 2018

mapa de viajes artesanal

aviso
sólo para 
verdaderos 
viajeros!

queréis un mapa artesanal donde marcar todos vuestras aventuras por el planeta?
os lo hago yo! (y super barato! jeje)
todos los tamaños!
personalizada como queráis!
os la hago en un segundo! jeje

si a alguien le interesa, que me escriba a la dirección de mail mas.pietrobon@gmail.com
mucho mejor que el black friday! jaja


de paso aquí tenéis mi situación actual de viajes por el mundo


major arcana gadgets




have a look to these gadgets made from the image of all the major arcana that I posted some days ago.
here you have the FineAmerica link


bimediterraneo


cuando los sures son también nortes...


Saturday, 1 December 2018

fire drawings

drawings on an orange skin lightened by the flame of a candle


kind of magic, prehistorical vision...


Sunday, 25 November 2018

donna vegetale


pirografia di donna nascosta dietro a una pianta. una sorta di presenza vegetale in casa. una dea della natura...



sogno del mago di 1500 anni


Stavo passeggiando e una persona stava al mio fianco, alla mia destra. Si trattava di una persona che non vedevo direttamente ma era più anziana di me ed era una persona familiare e di una certa inconsica autorevolezza, come se avesse forse un grande livello spirituale o mistico.
Stavamo uscendo, forse, all’aperto passando per una struttura di cemento armato grigio (forse un po’ umida e scura) e ormai eravamo quasi al cielo aperto e questo compagno di passeggiata mi dice qualcosa del tipo: “...ma ti ricordi 1500 anni fa?” ...e qualcos’altro... oppure forse “questa situazione mi ricorda qualcosa di 1500 anni fa...” ....insomma, dimostrava con questa frase inaspettata che lui aveva almeno 1500 anni! (e forse... in qualche modo anche io? Non ne sono certo). E io resto molto sorpreso, molto colpito dalle sue parole.

Come se mi riprendessi ora da un pensiero molto profondo che mi ha distratto per qualche secondo, adesso il venerando compagno sta seduto sopra un piccolo edificio e io, in un certo senso, mi prendo cura di lui, preoccupandomi e stando attendo che non cada. Il luogo dove era seduto era molto simile (o risuonava dentro di me come) la casetta di “casa vecchia” a monastier, dove sopra c’erano le cisterne di benzina e il vecchio saggio era seduto sopra la corta tettoia di cemento che stava sopra la porta d’accesso della casetta. In realtà io non vedevo nulla di tutto ciò, visto che ero a terra, sotto al vecchio, con la mia testa che arrivava al massimo alle sue ginocchia e vedevo solo lui sopra di me (e un piccolissimo pezzettino di tetto di cemento): la sua sagoma scura, forse a causa dell’ombra, era simile a quella di una specie di Gandhi e cioè un vecchio magro, calvo, seminudo, forse rivestito proprio di una tunica, un po’ curvo su se stesso, probabilmente e con le gambe accavallate; tranquillo e impassibile, sereno e silenzioso, guardava verso l’orizzonte davanti a lui con infinita serenità e come se nulla del mondo potesse interessarlo.
Il suo aspetto era spiritualmente incredibilmente forte e finiscamente incredibilmente fragile e io lo vedevo da sotto e anche se lui era assolutamente sereno e immobile e ben seduto, stabilmente, tranquillo, tuttavia io allungavo le mie braccia in alto da una parte e dall’altra come per evitare che cadesse, come per proteggerlo e per assicurarmi che fosse al sicuro (un po’ come la posizione dei discepoli del papa nella carta dei tarocchi V. Questa associazione di immagini mi sembra assai profonda in me e forse è a causa di questo che si genera questa situazione nel sogno...).

In questa posizione di protezione e di attenzione estrema verso di lui, ad un certo punto, mi giro indietro, solo con la testa, per vedere qualcosa, per controllare qualcosa (forse ho sentito un rumore, credo ci sia qualcuno, oppure cerco qualcosa per mantenere stabilmente al sicuro il vecchio saggio...). Fatto sta che, dopo questa brevissima esitazione nella quale distolgo lo sguardo per pochi secondi dal saggio, torno a guardare verso di lui e scopro che è sparito! È sparito “tra le mie mani”! Resto incredibilmente esterefatto e stupito! Magia!

Sento chiaramente che il vecchio saggio era realmente magico e aveva davvero almeno 1500 anni... e in qualche modo era molto connesso a qualcosa di me...

Mistero.


Altro momento del sogno, oppure altro sogno nella notte, qualche tempo dopo...

Adesso stiamo camminando io, Pippo e un’altra persona.
Questa persona non è chiara, non è identificabile (non solo perché cammina davanti a me, ma anche perché ha i contorni sfumati o forse perché non la guardo in faccia) ed è per qualche ragione però, la figura centrale di questa parte del sogno. Lo sento.
Questa persona è qualche passo davanti a me e io seguo a breve distanza, Pippo invece sta dietro un po’ più distaccato.
Il passo lo dà questa persona (comunque un uomo, anche se indistinguibile). Il ritmo del suo incedere è veloce, un po’ troppo, come un po’ pressato dal tempo. Va di fretta. E noi due dobbiamo stargli dietro, ma lui va e non si volta e noi andiamo, ma non è il nostro ritomo normale.
La sensazione di fondo è tipo quella di essere appena atterrati in un qualche paese africano, che non era specificamente la Tanzania, l’Angola o il Mozambico, ma che era un paese che Pippo conosceva molto bene, anzi forse ci abitava,  e che io trovavo familiare perché c’ero già stato e per me era in un certo senso un luogo normale dove tornavo, mentre per il personaggio misterioso era un paese totalmente nuovo, un’esperienza assolutamente inedita.
Stavamo camminando per una strada o una passerella in mezzo a un prato o a una terra piena di canneti ed erbe alte che si perdeva a destra e a sinistra verso l’orizzonte (ma la sensazione non era necessariamente “vasta” e”ampia”: era quasi, forse, come attraversare un ponticello di legno sul letto verde di un fiumiciattolo al margine della città).
Davanti a noi, oltre al passaggio e al prato, si vedevano gli edifici della città: scuri condomini periferici di cemento armato che cominciavano di colpo a poca distanza dal verde.
L’atmosfera era crepuscolare, come in un tramonto coperto a tratti da nuvole scure di pioggia, ma con la luminosità della terra quando ha appena piovuto e riflette i raggi trasversali del sole giallo che si accinge a lasciare lo spazio alla notte.
Il percorso all’aperto era dritto e puntava dritto verso la città ed altre persona andavano e venivano attraverso questa stradina (era forse l’accesso all’aeroporto per la città?).
Per il personaggio misterioso era dunque il primo contatto con l’Africa. E nel suo incedere (forse per voglia di arrivare?) per la stradina, puntando verso la città, considero il fatto che questa persona è un po’ schiava dei suoi pregiudizi occidentali e delle versioni stereotipate e superficiali che dell’Africa.  Le sue intenzioni sono assolutamente buone e lui è aperto e curioso e empatico anche: pensa o commenta ad un certo punto qualcosa sui terroristi e sul fatto che chi ci soffre è questa povera gente... ma non c’è né tensione da terrorismo, né caos, né povertà davanti ai nostri occhi e penso che con questo viaggio dovrà prima o poi capire che la realtà è ben diversa da quella che si immagina attraverso gli stereotipi europei...

Arriviamo a un certo punto a una strada più trafficata che è già in città. Giriamo verso destra e scendiamo attraverso due grandi palazzoni simmetrici. Sono davvero delle strutture gigantesche, dei condomini molto grandi e ampi stile periferia urbana (non particolarmente belli o nuovi, ma niente di strano: tipica periferia urbana di qualsiasi grande città del pianeta). La strada, anche se ampia, sembra stretta sotto a questi due giganti di cemento armato che presentano una sequenza troppo fitta di piccole terrazzine di cemento ripetute infinitamente da una parte e dall’altra della via.
La strada passa anche sotto a un piccolo cavalcavia che sta in mezzo ai condomini (e in un certo senso non vedo né gente né macchine per strada, ma non sento una sensazione di luogo disabitato, anzi so che ci sono sia persone che macchine.
L’edifico a destra era in qualche modo, forse, l’edificio dove Pippo aveva casa, in qualche posto in alto, qualche piano più su.

Data la visione totalmente urbana, e comunque molto artificiale e “globale” nella sua normalità di perfieria di una città grande, pensavo che questo famoso personaggio davanti a me avrebbe già cominciato a rifarsi una idea sull’Africa come luogo dove tutto è diverso, selvaggio, povero, esotico, etc...

Ad un certo punto mi volto perché noto che Pippo è rimasto indietro e non si vede più. Ci fermiamo ad aspettarlo e guardando in fondo alla strada (sotto il cavalcavia che avevamo già oltrepassato) tra gli africani che passeggiano normalmente sul marciapiede ad un certo punto appare Pippo che si affretta a raggiungerci. Alza le mani come per dirci di aspettarlo. Sembra indicare che c’è qualcosa di importante che deve comunicarci. Viene correndo. Sorridendo anche. Facendo slalom tra la gente.
Arriva finalmente e parlando con me dice che era appena stato a casa di mia nonna (o qualcosa del genere) dove c’erano degli antenati o comunque qualche personaggio che aveva a che vedere con dei “passaggi generazionali” (principalmente tre personaggi e tre passaggi generazionali, ma non era definito chiaramente e potevano essere anche molti o infiniti... gli ultimi 3 però erano i più importanti).
Pippo raccontava che il terzultimo di questi personaggi era “sparito”... e nel sogno, anche se non c’era né dubbio né sorpresa, si trattava di uno sparire legato a un “andarsene da questo mondo”, un morire (ma senza dramma), un elevarsi nei cieli (ma senza misicismo o religiosità)... era uno sparire naturale: il normale momento in cui il tempo finisce e si deve lasciare il mondo agli altri.
Poi anche il penultimo, che era mia nonna, se n’era andata, era sparita anche lei.
E alla fine, diceva, anche l’ultimo personaggio (che implicitamente tutti sapevamo essere un mago, uno stragone dai poteri indescvibili, una persona infinitamente elevata e magica), anche lui era alla fine sparito, come tutti gli altri.

Rimavamo molto stupiti da questa affermazione! L’ultimo mago era sparito... alla fine si era interrotta la lunga catena di vite che veniva da molto lontano...
C’era la sensazione di qualcosa di “generazionale” in tutto questo...
Ma il racconto di Pippo non finiva qui e disse, rivolgendosi a me: “però! Prima di sparire l’ultimo stregone, siccome tu lo hai visto per ultimo (o gli hai parlato per ultimo, o lo hai toccato, o lo hai visitato, o conosciuto...), lui ha scelto che tu sarai il suo successore e che erediterai tutti i suoi incredibili poteri! La sua magica forza!”

Ne rimanevo molto stupito... pensavo che magari ci potesse essere stato un errore... non aveva molto senso passare quei poteri a me. Forse non lo meritavo. Non ero così bravo come lui...
Riflettevo su questa cosa, quasi cercando una ragione che spiegasse dove stava l’errore, e camminando arrivavamo (io e il personaggio misterioso? Che adesso però camminava piano e al mio fianco e mi sembrava calmo e saggio) a una specie di binario di una stazione dei treni di cemento scuro e umido e alla fine arrivavo alla conclusione che....
Sì: perché no?
Se lo stregone mi aveva scelto un motivo ci sarà stato e che, anche se non avevo idea di come usare quella forza e quella magia per me totalmente e sporporzionatamente perfetta, accettavo quell’eredità con entusiasmo e fiducia. Lui mi aveva affidato i suoi poteri spirituali e magici e io lo ringraziavo per questo nuovo influsso di capacità incredibili delle quali ero stato investito.
Ero l’erede del grande stregone!



(lo stregone di più di 1500 anni fa?...)





Wednesday, 21 November 2018

sogno della madre in elicottero


Sogno di ieri:
Ricordo la storia, ma non più certe immagini...  ad ogni modo ciò che era successo prima è che una madre aveva perso il figlio (di tipo 8 anni, su per giù), oppure qualcuno lo aveva preso, o rapito, e adesso lei lo stava cercando.
Non lo stava però cercando da sola: c’era tutta un’organizzazione attorno, una società di persone... era aiutata anche dalla polizia: tutti erano mobilitati insieme a lei in questa ricerca.
Ad un certo punto (e questa è la prima immagine che ricordo) la madre si trova dentro a un elicottero della polizia con il quale pattuglia certi posti della città alla ricerca del figlio. Levitando, più che volando davvero, l’elicottero si sofferma in un grande patio interno di un edificio dai muri beige. Ci sono vestiti stesi ad asciugare nelle terrazzine interne con le lavatrici e qualche altro elemento tipico di posti del genere.
Tutte le porte sono chiuse, non si vede nessuno, anche se è giorno.

La madre sta decidendo i movimenti dell’elicottero, implicitamente, e levitando silenziosamente si sofferma un poco a mezz'aria davanti a un appartamento simile agli altri, a un’altezza intermedia della palazzina.
Non succede niente e così la triste madre per non perdere tempo prezioso nella sua ricerca decide di volgere lo sguardo a destra, in alto, e di proseguire la sua perlustrazione della città per trovare il figlio perduto...
L’elicottero, guidato da piloti con casco e occhialoni inizia a virare ed è in quel momento che si sente una voce fuori campo, ma profondamente onnipresente (divina, quasi, nel senso della sua diffusione a tutti i livelli, anche se estremamente normale, visto che tutti la ascoltano semplicemente, senza sorprendersi di nulla, come se fosse un interlocutore qualunque).
La voce blocca il movimento della madre (cioè dell’elicottero) che si stava allontanando e dice: “dove vai madre? Perché te ne vuoi andare? Perché ti allontani?”
La madre rimane interdetta, onestamente sorpresa della domanda... anche se non parla è evidente che risponde qualcosa del tipo “sto andando a cercare mio figlio da un’altra parte, qui non c’è”.
Ma la voce fuori campo la incalza e le chiede, insistente:  “perché te ne vai così presto?”
La madre non capisce, e si sente a disagio da quelle domande inquisitorie.
“ti vuoi già allontanare? ma perché sei venuta proprio qua, in questo luogo?”
La madre è agitata... ed è come se volesse dire: “io non lo so, sto cercando mio figlio... perché mi fai così tante domande? Cosa vuoi?”
Ma la voce misteriosa (che è l’unica voce che si sente davvero... ed è ovunque...) le chiede ancora, quasi insinuando qualcosa: “perché ti sei soffermata proprio davanti a questo appartamento? Tu sai che non è la prima volta che vieni a cercare davanti a questo appartamento... no?”
La madre adesso è molto agitata, molto nervosa.
Forse non manca molto perché scoppi in pianto...
La voce invisibile a questo punto afferma: “tu vieni sempre qua davanti a questo appartamento, ma poi, dopo un po’, te ne vai a cercare tuo figlio da un’altra parte... ma tu invece lo sai che tuo figlio sta proprio qui dentro, dentro a questo appartamento! e quando vieni fino a qua poi hai paura di affrontarlo, perché in realtà nessuno lo ha rapito, ma è lui che se n’è andato! Se n’è andato perché non lo stavi trattando bene: non gli davi importanza, non stavi con lui, lo facevi soffrire a causa dei tuoi egoismi. Se ti ha abbandonato è a causa tua! Questa è la verità! Ed è per questo che tu non hai il coraggio di trovarlo questo bambino che ti aspetta qua, qua, dentro l’appartamento”.
L’immagine del bimbo appare, adesso, in modo etereo, fuori da ogni contesto specifico: è un ragazzo (o ragazzina?) magro, stile africano ma dalla pelle piuttosto mulatta e con un’acconciatura molto particolare, come una mezzaluna, che scende sulla sinistra: mai vista prima, ma che mi ricorda, nel sogno, qualcosa di africano.
Il ragazzino è comparso: la sua postura è retta e neutra, come una statua egizia: appare, immobile, fermo guarda avanti, dritto negli occhi. È serio. Neutro. È una specie di visione che dura poco e poi sfuma.
La madre è scossa. Ha scoperto di colpo che era comodo per lei essere “la brava mamma che piamente cercava il proprio figlio” visto che era al centro dell’attenzione di tutti ed era immacolata agli occhi di tutti (socialmente) mentre si dedicava alla ricerca del suo amato figlio: povera, martire, da tutti ammirata e compassionevolmente sostenuta dall'empatia collettiva...
Ma in realtà lei aveva una grande responsabilità sul fatto che il figlio non ci fosse più! ed era più facile dare la colpa ad altri che a se stessa.
Ed era invece troppo difficile quindi affrontare il figlio che avrebbe avuto molto a che ridire su di lei e non su altri. Incontrarlo finalmente le avrebbe quindi fatto perdere la posizione di vittima immacolata... sarebbe invece diventata la responsabile imperfetta di tutto questo dramma... ed era per questo che lei non era pronta e fingeva di non sapere dove fosse il figlio...
si auto-ingannava, nascosta dietro al protagonismo di questa ricerca altruistica e creava tutto un dramma collettivo, ma lo faceva solo per proteggersi, egoisticamente, e aveva in realtà una gran paura di trovare il figlio...

Aveva paura di affrontare le proprie responsabilità.

Ma il figlio era là.
E lei lo sapeva.
Lui ancora stava aspettando la madre. Che lo trovasse. Che lo prendesse con lei. Che lo coccolasse. Che gli volesse bene...




Sunday, 18 November 2018

venezia di terraferma


Questa è solo per pochi esperti.
Si tratta della mappa (non molto attualizzata a dire il vero) della laguna veneta, ma in una versione piuttosto differente dal solito: tutta la parte poco profonda della laguna è qui stata graficamente interrata e Venezia non è più un'isola, bensì una città di terraferma.


Per chi conosce la zona immaginare come sarebbe questo territorio che, invece di ampie distese di acqua, di colpo, si trovasse in mezzo a parchi verdi... la sorpresa sarà divertente!


Certo: si tratta di una fantasia un po' in controtendenza con l'andazzo attuale del clima e dei livelli del mare, ma la fantasia, si sa, non ha bisogno di giustificazioni logiche.


Saturday, 17 November 2018

lettura grafica di tarocchi


lettura grafica di una tirata di tarocchi del 16/11/'18 per un amico


marco polo


curiosi anagrammi di Marco Polo...

MARCO POLO
PARCO MOLO
CORPO MALO
PALO CROMO
PROMO COLA
PORCA LOMO
MOLA PORCO
L'ORMA POCO

eccetera eccetera....


origen de la senyera

 finalmente descuberta l'origen de la Senyera, la famosa bandera catalana: és una derivació de barres de pà amb pan tomaquet! increible descuberta!



ali ripiegate


bueno también para una escultura

etimologia-46

TRANSPARENTE

a palavra transparente deriva duma situação típica nas sociedades patriarcais tradicionais onde as pessoas que tivessem orientações sexuais diferentes eram ignoradas. isso acontecia inicialmente dentro do contexto dos acontecimentos familiares onde todo o mundo sabia o intuía as tendências de gênero dos parentes.
acontecia muito frequentemente nessas situações que os homossexuais e, especialmente os transexuais, fossem isolados e ignorados.
a condição exemplar do parente transsexual (o seja o parente trans) de ser ignorado e quase invisibilizado pelos otros familiares definiu a correlação entre "ser um parente trans" e "não ser visível".
foi assim que ser "trans-parente" virou sinônimo de ser invisível. daí consequentemente a palavra "transparente" como "relativo a algo que deixa ver o que está atrás dele".


meditating


la bise


mistico maximo


sei per l'indipendenza?


Sei per l'indipendenza o per l'unità?


qualsiasi sia la tua risposta vorrei farti riflettere su una cosa:
siamo portati a pensare che la nostra idea (politica, sociale, nazionale) deve essere una specie di "fede" che viene da basi indimostrabili profondissime, valori intoccabili, idee vaghe e semplicistiche (di solito coincidenti con "il giusto" e con "lo sbagliato"). una specie di tifo da stadio dei valori, insomma, dove se tifi una cosa, questo implica necessariamente odiare il resto.

ma secondo voi, unità e indipendenza sono valori assoluti?
si può essere sempre a favore dell'indipendenza a prescindere da tutto o a favore dell'unità perché sì e basta?

a mio parere una persona può essere a favore dell'indipendenza ed essere ispirato da ideali sublimi e giustissimi, volendo creare da zero una nuova realtà più giusta, più fresca, nuova, in linea con le esigenze del popolo, aperta a nuove soluzioni e a nuovi futuri possibili validi per tutti gli uomini del mondo; oppure può essere a favore dell'indipendenza per motivi meschini e abietti, ingiusti e egoistici, che niente hanno a che vedere con la società e la giustizia per il popolo che vive dentro o fuori dei confini dello stato vecchio o nuovo che sia.

siamo davvero sicuri che si può essere pro o contro indipendenza senza entrare nella questione di cosa si dovrebbe creare dopo che questa indipendenza sia realmente realizzata?
è davvero così secondario che l'indipendenza porti a uno stato nuovo, nella struttura e nelle libertà individuali, oppure che porti a uno stato che è solo la fotocopia in piccolo dello stato da cui si indipendentizza, oppure ancora che faccia scivolare l'intera società verso una dittatura fascista e xenofoba?
davvero è più importante il concetto, l'idea, il valore dell'"indipendenza" piuttosto che "cosa facciamo dopo"?
non sarà che Indipendenza, allo stesso modo che Unità, non siano soltanto dei giganteschi specchietti per le allodole, dei simboli sbandierati per distrarre e confondere le idee dalle vere questioni fondamentali?

e allora, beh, io non sono nè pro unità, nè pro indipendenza.
venite a spiegarmi cosa pensate che dovrebbe sorgere dopo ciascuna di queste due opzioni e io vi dirò se sono pro o contro della vostra proposta.


odi et amo



MA COSA C'ENTRA
AMARE IL PROPRIO PAESE

CON ODIARE
IL RESTO DEL MONDO?


il razzismo davvero non ha nessuna spiegazione logica.