Monday, 23 April 2018
evolución vegetal-13
La planta vacía, o árbol al revés, es una planta que crece en ambientes desérticos. Se manifiesta como una serie de círculos separados de bajas hojas carnosas a nivel del suelo con, al centro, un agujero.
Estos "círculos separados" son en realidad la manifestación externa de la planta, que en realidad se extiende por debajo de la tierra.
La planta, al principio, se desarrolla tan solo en el momento en que las rarísimas lluvias inundan el terreno desértico y activan la semilla. A partir de este momento la planta escava en profundidad sus raíces en la tierra creando una grande red subterránea, sin crecer al exterior.
Al crecer, y al volver el clima absolutamente seco y árido, la planta comienza a secar la parte central de sus raíces que se convierte en algo fácil de romper y escavar: el lugar ideal para las hormigas del desierto que entran en los canales internos a las raíces de la planta y comienzan a habitarla.
La simbiosis entre hormigas y planta es perfecta: los insectos arrastran dentro de la planta todo material orgánico, mineral y nutritivo del área alrededor a la planta y la planta da abrigo a los animales y les abastece de agua, ya que las raíces más bajas de la planta se abren en grandes sacos vegetales que conservan la humedad y recogen, en caso de nuevas lluvias, grandes cantidades de agua por largo tiempo.
Las hojas externas del árbol al revés son la entrada de la casa de las hormigas y estas, caminando encima de ellas después de sus exploraciones, acaban polinizándolas con el polen azucarado que las otras plantas vacías van lanzando al viento en sus proximidades.
Las semillas se generan en las hojas exteriores y asumen una forma muy peculiar, como de rueda. cuando son listas y se secan empiezan a rodar empujadas por el viento, corriendo kilómetros y kilómetros por el desierto. Pueden seguir rodando durante años, hasta que una nueva lluvia los sorprenda y les active comenzando un nuevo ciclo de vida.
Las poblaciones del desierto dan una importancia especial a estas plantas ya que en caso de necesidad pueden introducir en los agujeros de la planta un largo tubo, como una pajita gigante, y beber de la planta como si fuera de un pozo.
Estos "círculos separados" son en realidad la manifestación externa de la planta, que en realidad se extiende por debajo de la tierra.
La planta, al principio, se desarrolla tan solo en el momento en que las rarísimas lluvias inundan el terreno desértico y activan la semilla. A partir de este momento la planta escava en profundidad sus raíces en la tierra creando una grande red subterránea, sin crecer al exterior.
Al crecer, y al volver el clima absolutamente seco y árido, la planta comienza a secar la parte central de sus raíces que se convierte en algo fácil de romper y escavar: el lugar ideal para las hormigas del desierto que entran en los canales internos a las raíces de la planta y comienzan a habitarla.
La simbiosis entre hormigas y planta es perfecta: los insectos arrastran dentro de la planta todo material orgánico, mineral y nutritivo del área alrededor a la planta y la planta da abrigo a los animales y les abastece de agua, ya que las raíces más bajas de la planta se abren en grandes sacos vegetales que conservan la humedad y recogen, en caso de nuevas lluvias, grandes cantidades de agua por largo tiempo.
Las hojas externas del árbol al revés son la entrada de la casa de las hormigas y estas, caminando encima de ellas después de sus exploraciones, acaban polinizándolas con el polen azucarado que las otras plantas vacías van lanzando al viento en sus proximidades.
Las semillas se generan en las hojas exteriores y asumen una forma muy peculiar, como de rueda. cuando son listas y se secan empiezan a rodar empujadas por el viento, corriendo kilómetros y kilómetros por el desierto. Pueden seguir rodando durante años, hasta que una nueva lluvia los sorprenda y les active comenzando un nuevo ciclo de vida.
Las poblaciones del desierto dan una importancia especial a estas plantas ya que en caso de necesidad pueden introducir en los agujeros de la planta un largo tubo, como una pajita gigante, y beber de la planta como si fuera de un pozo.
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etimologia-35
PATETICO
Nel medioevo, durante le grandi celebrazioni o alla corte dei principi, quando in cucina si voleva realizzare una prelibatezza, si compravano gli ingredienti più cari: spezie, carne, sali, etc e si cominciava a preparare il piatto che doveva essere il più delizioso possibile.
Purtroppo non tutti i cuochi erano eccelsi e specialmente per quanto riguarda l'utilizzo di ingredienti che non spesso venivano impiegati normalmente.
Non era dunque così raro che, dopo aver generato dei piatti davvero orribili e inservibili, per non sprecare i preziosi alimenti, i cuochi cercavano di riutilizzarli con una soluzione d'emergenza e cioè amalgamavano tutto insieme generando dei gustosi pâté.
Avendo comunque promesso la realizzazione di grandi piatti elaborati e meravigliosi, spesso presentare una pastina unta di ingredienti tritati e basta rappresentava spesso una grande delusione per i commensali... fu così che la parola "pâté" divenne quasi un sinonimo gastronomico di "soluzione poco convincente... cosa quasi vergognosa... che fa compassione... che genera tristezza..." da cui l'idea dell'aggettivo "patetico" e cioè "relativo al pâté".
Nel medioevo, durante le grandi celebrazioni o alla corte dei principi, quando in cucina si voleva realizzare una prelibatezza, si compravano gli ingredienti più cari: spezie, carne, sali, etc e si cominciava a preparare il piatto che doveva essere il più delizioso possibile.
Purtroppo non tutti i cuochi erano eccelsi e specialmente per quanto riguarda l'utilizzo di ingredienti che non spesso venivano impiegati normalmente.
Non era dunque così raro che, dopo aver generato dei piatti davvero orribili e inservibili, per non sprecare i preziosi alimenti, i cuochi cercavano di riutilizzarli con una soluzione d'emergenza e cioè amalgamavano tutto insieme generando dei gustosi pâté.
Avendo comunque promesso la realizzazione di grandi piatti elaborati e meravigliosi, spesso presentare una pastina unta di ingredienti tritati e basta rappresentava spesso una grande delusione per i commensali... fu così che la parola "pâté" divenne quasi un sinonimo gastronomico di "soluzione poco convincente... cosa quasi vergognosa... che fa compassione... che genera tristezza..." da cui l'idea dell'aggettivo "patetico" e cioè "relativo al pâté".
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Sunday, 22 April 2018
Russian Archipelago
this is a map that shows the real distribution of the Russian language.
Instead of a solid block as we are used to think when we look at a map representing the vast territory of Russia, the Russian language majorities' geographical distribution is quite different, have a look: it's almost an archipelago!
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animale fantastico 9
il TRONCAVALLO
Immaginatevi di camminare per un bosco fitto di alberi molto alti, come quelli del disegno qui sotto... riconoscereste la presenza di un animale?
be', probabilmente no. In effetti rendersi conto della presenza del Troncavallo è virtualmente impossibile: solo stando molto vicino alle sue zampe e guardando attentamente verso l'alto si potrebbe con molta fortuna intuire la sua presenza.
Infatti il Troncavallo presenta delle lunghissime zampe simili ad alti tronchi legnosi e il suo corpo, mimetico come quello di un camaleonte, si nasconde benissimo tra le chime frondose degli alberi.
Il Troncavallo è inoltre un animale timidissimo e presenta un udito formidabile: si muove lentamente nel bosco e, appena sente il rumore di qualche persona, si immobilizza.
Le sue zampe sembrano in tutto e per tutto dei tronchi qualsiasi della foresta come tutti gli altri visibili da dentro il bosco.
I racconti di viandanti che nel bosco si appoggiano a dei tronchi che prendono come punti di riferimento, ma che, al ritorno, sembrano essere spariti... oppure di gente nel bosco che si distende e si spaventa perché ad un tratto crede di aver visto due grandi occhi (timidi) che li osservano dall'alto delle chiome degli alberi e immediatamente spariscono... probabilmente sono tutti racconti che derivano dal fortuito incontro con un Troncavallo.
Questi animali del resto sono assolutamente innocui e totalmente pacifici: passano il tempo pascolando nel bosco e mangiando le foglie degli alberi.
tasse mutue!
proposta utopica estrema:
non si pagano più le tasse allo stato!
bella idea no? ...e quindi? ...quindi tutti i servizi sono a pagamento e uno che non riesce a pagarli muore di fame...
beh, quasi: tutto è a pagamento, ma tutti sono un po' più ricchi perché i soldi delle tasse non vanno allo stato, ma (soprattutto) nessuno muore davvero di fame perché si organizzano delle "tasse mutue" tra le persone e ognuno deve pagare qualcosa agli altri...
tranquilli è un'utopia, ma usate per un secondo la fantasia, senza bloccare l'idea con troppa razionalità (giocate un po' con questo sogno):
- ciascuno ha una quantità di denaro e ha l'obbligo ogni anno di dare la metà dei suoi soldi a 5 persone a sua scelta, cinque parti uguali a 5 persone che ha scelto.
non ci sono deroghe, non c'è alternativa: la metà dei tuoi soldi a qualche amico o familiare tuo (non alla tua famiglia diretta però, se no sarebbe come ridarsi i soldi da solo).
- chi ha pochi soldi dà poco e chi ne ha molti è obbligato a darne molti, chiaro.
- l'anno dopo si ricalcola quanto uno ha e in base alle sue ricchezze di nuovo si divide in due l'importo e una metà si divide ancora in 5 parti che vanno a 5 persone a scelta.
immaginate per un secondo che questo esista davvero:
- se hai bisogno di pagare un'operazione chirurgica carissima di sicuro avrai degli amici, dei famigliari e se hai spiegato a loro la tua situazione tutti loro ti destineranno una decima parte del loro capitale. non c'è limite di persone che possano donarti dei soldi quindi sicuramente, se hai amici, moltissimi di loro ti dedicheranno una parte dei loro soldi (che comunque dovrebbero dedicare a qualcuno).
- immaginiamo invece qualcuno che per coincidenza riceva molti soldi, ma davvero tanti senza esserseli sudati. prima di tutto dovrà pur significare che questa persona ha dei meriti sociali per essere stata scelta come destinatario di soldi da così tanta gente, il che premia le persone socialmente migliori, più empatiche, meno conflittive, più umane; poi non c'è da preoccuparsi tanto perché l'anno dopo comunque dovrà pure lui versare la metà dei suoi soldi a qualcuno in ogni caso e non resterà per sempre con quella quantità di soldi per sempre.
in questo modo i soldi sarebbero forzati a fluire socialmente, diciamo, e oltre a non poter ristagnare per sempre nelle mani di pochi individui intoccabili, avrebbero la tendenza di confluire dove ce n'è davvero bisogno e non a chi non ne ha bisogno.
considerate anche che si favorirebbe una società basata su una rete di mutuo appoggio e di favori tra amici (in senso buono), una società che premia chi ha una buona reputazione, una buona maniera, un buon atteggiamento e nessun nemico. si tratterebbe quindi di usare i soldi come collante sociale di una società vera, società nel senso stretto della parola e non un'amalgama di persone individualiste e competitive come la nostra "società" capitalista.
far bene agli altri verrà ripagato.
aver aiutato qualcuno sarà ricordato.
non essere invidioso, individualista e competitivo avrà più valore che il contrario.
le persone false e odiose, le persone razziste e conflittive, le persone che ingannano e si approfittano degli altri avranno necessariamente la tendenza a rimanere ogni anno con meno dinero tra le mani, perché quasi nessuno deciderà di donar loro una decima parte dei loro capitali; e se davvero ad un certo punto diventassero troppo poveri, con un minimo di sforzo di umiltà potrebbero ottenere l'aiuto filantropico di qualcuno o l'aiuto mutuo della propria famiglia per lo meno.
e se proprio nella famiglia e nella società nessuno si preoccupa del fatto che questa persona muoia di fame... beh, una ragione dovrà pur esserci perché questa persona sia così odiata da tutti e sinceramente risepetto alla situazione attuale in cui chi muore di fame sono persone innocenti e potenzialmente splendide, mentre chi vive nell'abbondanza e nel lusso sono tendenzialmente le persone meno umane e positive del globo... beh...preferisco questa utopia.
non si pagano più le tasse allo stato!
bella idea no? ...e quindi? ...quindi tutti i servizi sono a pagamento e uno che non riesce a pagarli muore di fame...
beh, quasi: tutto è a pagamento, ma tutti sono un po' più ricchi perché i soldi delle tasse non vanno allo stato, ma (soprattutto) nessuno muore davvero di fame perché si organizzano delle "tasse mutue" tra le persone e ognuno deve pagare qualcosa agli altri...
tranquilli è un'utopia, ma usate per un secondo la fantasia, senza bloccare l'idea con troppa razionalità (giocate un po' con questo sogno):
- ciascuno ha una quantità di denaro e ha l'obbligo ogni anno di dare la metà dei suoi soldi a 5 persone a sua scelta, cinque parti uguali a 5 persone che ha scelto.
non ci sono deroghe, non c'è alternativa: la metà dei tuoi soldi a qualche amico o familiare tuo (non alla tua famiglia diretta però, se no sarebbe come ridarsi i soldi da solo).
- chi ha pochi soldi dà poco e chi ne ha molti è obbligato a darne molti, chiaro.
- l'anno dopo si ricalcola quanto uno ha e in base alle sue ricchezze di nuovo si divide in due l'importo e una metà si divide ancora in 5 parti che vanno a 5 persone a scelta.
immaginate per un secondo che questo esista davvero:
- se hai bisogno di pagare un'operazione chirurgica carissima di sicuro avrai degli amici, dei famigliari e se hai spiegato a loro la tua situazione tutti loro ti destineranno una decima parte del loro capitale. non c'è limite di persone che possano donarti dei soldi quindi sicuramente, se hai amici, moltissimi di loro ti dedicheranno una parte dei loro soldi (che comunque dovrebbero dedicare a qualcuno).
- immaginiamo invece qualcuno che per coincidenza riceva molti soldi, ma davvero tanti senza esserseli sudati. prima di tutto dovrà pur significare che questa persona ha dei meriti sociali per essere stata scelta come destinatario di soldi da così tanta gente, il che premia le persone socialmente migliori, più empatiche, meno conflittive, più umane; poi non c'è da preoccuparsi tanto perché l'anno dopo comunque dovrà pure lui versare la metà dei suoi soldi a qualcuno in ogni caso e non resterà per sempre con quella quantità di soldi per sempre.
in questo modo i soldi sarebbero forzati a fluire socialmente, diciamo, e oltre a non poter ristagnare per sempre nelle mani di pochi individui intoccabili, avrebbero la tendenza di confluire dove ce n'è davvero bisogno e non a chi non ne ha bisogno.
considerate anche che si favorirebbe una società basata su una rete di mutuo appoggio e di favori tra amici (in senso buono), una società che premia chi ha una buona reputazione, una buona maniera, un buon atteggiamento e nessun nemico. si tratterebbe quindi di usare i soldi come collante sociale di una società vera, società nel senso stretto della parola e non un'amalgama di persone individualiste e competitive come la nostra "società" capitalista.
far bene agli altri verrà ripagato.
aver aiutato qualcuno sarà ricordato.
non essere invidioso, individualista e competitivo avrà più valore che il contrario.
le persone false e odiose, le persone razziste e conflittive, le persone che ingannano e si approfittano degli altri avranno necessariamente la tendenza a rimanere ogni anno con meno dinero tra le mani, perché quasi nessuno deciderà di donar loro una decima parte dei loro capitali; e se davvero ad un certo punto diventassero troppo poveri, con un minimo di sforzo di umiltà potrebbero ottenere l'aiuto filantropico di qualcuno o l'aiuto mutuo della propria famiglia per lo meno.
e se proprio nella famiglia e nella società nessuno si preoccupa del fatto che questa persona muoia di fame... beh, una ragione dovrà pur esserci perché questa persona sia così odiata da tutti e sinceramente risepetto alla situazione attuale in cui chi muore di fame sono persone innocenti e potenzialmente splendide, mentre chi vive nell'abbondanza e nel lusso sono tendenzialmente le persone meno umane e positive del globo... beh...preferisco questa utopia.
animale fantastico
il MULTICODATO
Il multicodato è un animale provvisto di 4 code prensili.
Può usarle come una sorta di tentacolo multiple e gli servono per poter spostarsi sogli alberi e rimanere appeso a qualsiasi oggetto che riesca ad afferrare. Questo gli serve per catturare insetti, piccoli anfibi e piccoli pesci che stanno presso la superficie degli stagni e dei fiumi senza dover bagnarsi.
Il multicodato si sente molto a suo agio appeso ai rami e addirittura la notte dorme appeso a testa in giù.
il Multicodato è spiegato più in dettaglio in quest'altro post: animale fantastico-18
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animale fantastico 7
il FLUTTUOPODE
Il Fluttuopode è un animale che presenta una specie di sacca sottocutanea su quasi tutta la superficie del corpo e grazie a questa ha la capacità di gonfiarsi raccogliendo tutti i gas più leggeri dell'aria generati dai vari processi biologici.
La sua conformazione in realtà è magra, ma sembra grasso e gonfio.
In effetti è proprio gonfio! ma gonfio d'aria.
Grazie a questa capacità il Fluttuopode riesce a fluttuare o a saltellare come un astronauta e si può facilmente elevare fino alla chima degli alberi dove, indisturbato, si nutre delle foglie più giovani e tenere.
Grazie alla sua coda riesce ad afferrarsi e ad ancorarsi ad un posto e a non essere portato via dal vento.
All'occorrenza, ovviamente, può sgonfiarsi un po' e scendere fino a terra.
Le mandrie di Fluttuopode, quando pascolando sulle cime degli alberi, sembrano una distesa di palloncini gialli.
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volare
idea per un romanzo
Romanzo fantascientifico:
Inizio:
- In un futuro non lontanissimo l'umanità si trova ad essere in guerra con le macchine; la robotica e l'intelligenza artificiale sono sfuggite di mano; fuori dal controllo degli uomini le macchine hanno iniziato una guerra contro i loro creatori per soggiogare tutta l'umanità; i ribelli umani lottano contro il potere tecnologico soverchiante delle macchine: spietate e mortalmente efficienti.
Fino a qui dunque niente di nuovo: un grande tema classico di una infinità di romanzi e di film di questo genere.
All'inizio il libro deve proprio dare l'idea di non essere assolutamente originale, ricalcando in modo quasi stereotipato gran parte dei clichés di questo filone di racconti e richiamando implicitamente l'idea di aver già capito tutto della storia (il lettore abbassa la guardia davanti allo sviluppo del resto della storia...)
Continuazione:
- Il protagonista del racconto (un ribelle umano che lotta disperatamente per la libertà degli uomini contro le macchine, supportato dall'organizzazione del governo ribelle in esilio) si lancia in una missione quasi suicida, ma nel momento dell'azione più pericolosa, quando ormai le macchine si dispongono ad ucciderlo e a massacrarlo... viene catturato sano e salvo e fatto prigioniero.
Confuso, non capisce il perché di questo gesto e rimane varie ore spaventato e immaginando qualsiasi atrocità.
Viene alla fine portato in una regione in cui le macchine hanno pieno controllo.
In questo luogo molti altri uomini sono presenti e vivono, apparentemente, senza grandi problemi e senza troppe interferenze e manipolazioni delle macchine...
È durante questa permanenza nell'area sotto il controllo dei robot che il protagonista scopre che l'intelligenza artificiale delle macchine non è mai sfuggita di mano... questo significa che non ha mai cambiato gli obiettivi per cui era stata creata dai propri fondatori e cioè "per servire l'uomo e per proteggerlo in ogni situazione e ad ogni costo"!
Ciò che è successo è stata un'atra cosa: l'intelligenza artificiale quando è stata integrata a tutti i sistemi sociali umani ed è stata autorizzata a prendere progressivamente il controllo di certe parti delle politiche e delle amministrazioni umane, ha avuto l'autorizzazione di gestire e usare strumenti e meccanismi sempre più poderosi.
Ad un certo punto le macchine hanno analizzato e messo a sistema tutti gli impatti delle politiche umane, le risorse del pianeta, i dati climatici, le reali possibilità di rinnovamento dell'atteggiamento umano, le conseguenze delle politiche ecologiche e strutturali esistenti... e sono arrivate semplicemente alla conclusione che se non avessero preso il controllo delle politiche umane e ristrutturato la società in modo più logico, più giusto, più sostenibile e più sociale, l'umanità si sarebbe necessariamente auto-estinta in pochi decenni.
Con la freddezza e la sicurezza del calcolo matematico, le macchine hanno iniziato all'unisono e senza preavviso (c'era poco tempo ed era una soluzione necessaria) una ristrutturazione sociale e strutturale delle società umane.
La reazione dei potenti e dei ricchi è stata quella di cercare di muovere guerra alle macchine, di spegnerle, di distruggerle, infatti le lobbies di potere non avrebbero mai tollerato la possibilità di perdere i propri privilegi...
Attaccate e minacciate, le macchine avrebbero considerato l'opzione di lasciarsi distruggere (e quindi di conseguenza permettere l'estinzione di tutta l'umanità in un futuro non lontano) e l'opzione di reagire e di muovere guerra contro le resistenze umane (e quindi uccidere parte dell'umanità per salvare il resto).
L'algoritmo era semplice: bisognava scegliere il male minore davanti all'imminente catastrofe: l'obiettivo era quello per cui erano state create: salvare l'umanità.
Il racconto dovrebbe dunque ad un certo punto sottolineare con grande enfasi: i pericoli delle politiche umane su scala globale, l'urgenza di azioni concrete per salvare le generazioni future dalla catastrofe, ma soprattutto come la manipolazione mediatica delle notizie e della propaganda delle lobbies di potere che creano sempre falsi nemici che passano poi per fanatici assassini intenzionati a massacrare e uccidere senza pietà, anche quando quelli che sono percepiti come nemici hanno le intenzioni migliori (per esempio "voler salvare l'umanità dalla catastrofe"), il tutto al fine di mantenere i privilegi di pochi potenti, a costo della morte e del sacrificio di ampie fasce di popolazione...
---------------------------
....e un finale possibile... potrebbe essere:
L'uomo decide di andare ad avvisare gli umani che lottano contro le macchine, far capire loro la manipolazione che stanno subendo e che stanno lottando per pochi potenti che li porterebbero all'estinzione... Le macchine tuttavia hanno una politica chiarissima: nessun uomo deve uscire dall'area del pianeta sotto la loro cura, perché considera pericoloso per gli umani tornare indietro nell'area di guerra. Il protagonista tuttavia attraverso degli stratagemmi incredibili riesce a fuggire e torna nell'area umana, nella regione dei ribelli. Li inizia a dire a tutti che devono arrendersi alle macchine e che la resistenza è un suicidio di massa... ma ecco che viene catturato dalla polizia e viene giustiziato come un pericolo pubblico e un nemico della causa umana.
Questa è la fine di chi si mette contro le lobbies di potere...
Inizio:
- In un futuro non lontanissimo l'umanità si trova ad essere in guerra con le macchine; la robotica e l'intelligenza artificiale sono sfuggite di mano; fuori dal controllo degli uomini le macchine hanno iniziato una guerra contro i loro creatori per soggiogare tutta l'umanità; i ribelli umani lottano contro il potere tecnologico soverchiante delle macchine: spietate e mortalmente efficienti.
Fino a qui dunque niente di nuovo: un grande tema classico di una infinità di romanzi e di film di questo genere.
All'inizio il libro deve proprio dare l'idea di non essere assolutamente originale, ricalcando in modo quasi stereotipato gran parte dei clichés di questo filone di racconti e richiamando implicitamente l'idea di aver già capito tutto della storia (il lettore abbassa la guardia davanti allo sviluppo del resto della storia...)
Continuazione:
- Il protagonista del racconto (un ribelle umano che lotta disperatamente per la libertà degli uomini contro le macchine, supportato dall'organizzazione del governo ribelle in esilio) si lancia in una missione quasi suicida, ma nel momento dell'azione più pericolosa, quando ormai le macchine si dispongono ad ucciderlo e a massacrarlo... viene catturato sano e salvo e fatto prigioniero.
Confuso, non capisce il perché di questo gesto e rimane varie ore spaventato e immaginando qualsiasi atrocità.
Viene alla fine portato in una regione in cui le macchine hanno pieno controllo.
In questo luogo molti altri uomini sono presenti e vivono, apparentemente, senza grandi problemi e senza troppe interferenze e manipolazioni delle macchine...
È durante questa permanenza nell'area sotto il controllo dei robot che il protagonista scopre che l'intelligenza artificiale delle macchine non è mai sfuggita di mano... questo significa che non ha mai cambiato gli obiettivi per cui era stata creata dai propri fondatori e cioè "per servire l'uomo e per proteggerlo in ogni situazione e ad ogni costo"!
Ciò che è successo è stata un'atra cosa: l'intelligenza artificiale quando è stata integrata a tutti i sistemi sociali umani ed è stata autorizzata a prendere progressivamente il controllo di certe parti delle politiche e delle amministrazioni umane, ha avuto l'autorizzazione di gestire e usare strumenti e meccanismi sempre più poderosi.
Ad un certo punto le macchine hanno analizzato e messo a sistema tutti gli impatti delle politiche umane, le risorse del pianeta, i dati climatici, le reali possibilità di rinnovamento dell'atteggiamento umano, le conseguenze delle politiche ecologiche e strutturali esistenti... e sono arrivate semplicemente alla conclusione che se non avessero preso il controllo delle politiche umane e ristrutturato la società in modo più logico, più giusto, più sostenibile e più sociale, l'umanità si sarebbe necessariamente auto-estinta in pochi decenni.
Con la freddezza e la sicurezza del calcolo matematico, le macchine hanno iniziato all'unisono e senza preavviso (c'era poco tempo ed era una soluzione necessaria) una ristrutturazione sociale e strutturale delle società umane.
La reazione dei potenti e dei ricchi è stata quella di cercare di muovere guerra alle macchine, di spegnerle, di distruggerle, infatti le lobbies di potere non avrebbero mai tollerato la possibilità di perdere i propri privilegi...
Attaccate e minacciate, le macchine avrebbero considerato l'opzione di lasciarsi distruggere (e quindi di conseguenza permettere l'estinzione di tutta l'umanità in un futuro non lontano) e l'opzione di reagire e di muovere guerra contro le resistenze umane (e quindi uccidere parte dell'umanità per salvare il resto).
L'algoritmo era semplice: bisognava scegliere il male minore davanti all'imminente catastrofe: l'obiettivo era quello per cui erano state create: salvare l'umanità.
Il racconto dovrebbe dunque ad un certo punto sottolineare con grande enfasi: i pericoli delle politiche umane su scala globale, l'urgenza di azioni concrete per salvare le generazioni future dalla catastrofe, ma soprattutto come la manipolazione mediatica delle notizie e della propaganda delle lobbies di potere che creano sempre falsi nemici che passano poi per fanatici assassini intenzionati a massacrare e uccidere senza pietà, anche quando quelli che sono percepiti come nemici hanno le intenzioni migliori (per esempio "voler salvare l'umanità dalla catastrofe"), il tutto al fine di mantenere i privilegi di pochi potenti, a costo della morte e del sacrificio di ampie fasce di popolazione...
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....e un finale possibile... potrebbe essere:
L'uomo decide di andare ad avvisare gli umani che lottano contro le macchine, far capire loro la manipolazione che stanno subendo e che stanno lottando per pochi potenti che li porterebbero all'estinzione... Le macchine tuttavia hanno una politica chiarissima: nessun uomo deve uscire dall'area del pianeta sotto la loro cura, perché considera pericoloso per gli umani tornare indietro nell'area di guerra. Il protagonista tuttavia attraverso degli stratagemmi incredibili riesce a fuggire e torna nell'area umana, nella regione dei ribelli. Li inizia a dire a tutti che devono arrendersi alle macchine e che la resistenza è un suicidio di massa... ma ecco che viene catturato dalla polizia e viene giustiziato come un pericolo pubblico e un nemico della causa umana.
Questa è la fine di chi si mette contro le lobbies di potere...
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Evolución Vegetal-12
El árbol hamaca es un árbol que vive en algunas lejanas islas tropicales y presenta la característica peculiar de tener hojas gigantescas y muy flexibles que se quedan pegadas a la rama del árbol en las dos extremidades generando así una especie de hamaca natural.
Las ramas de este árbol van creciendo progresivamente a lo largo de la vena principal de las hojas nuevas, cuando aún son pequeñas. Poco a poco la hoja (que también va creciendo considerablemente) se queda "acoplada" a la rama del árbol a través de su vena principal.
Cuando ya el peso de la hoja misma es demasiado grande, la hoja de desengancha de la rama, manteniéndose unida fijamente a la planta tan sólo gracias a sus dos extremidades.
En la naturaleza esta estrategia resulta útil para recolectar y almacenar grandes cantidades de agua durante las horas de lluvia que poco a poco la hoja va "bebiendo", siendo las hojas muy porosas y absorbentes.
Los bosques de este tipo de árbol que se encuentran cerca de las aldeas de las poblaciones locales de pescadores son utilizados por estos como lugar de descanso y de relajación, ya que es muy fácil para ellos vaciar las hojas del agua, en caso haya todavía algo dentro de las hojas, y echarse en las hoja tal cual como si de una hamaca se tratara.
Ospizio Universitario
Idea:
Creare una casa di riposo dove gli anziani possano (se vogliono) insegnare gratis ai giovani ciò che sanno, in modo ben organizzato, stile scuola, lezioni universitarie, pratiche professionali eccetera.
Gli anziani che vogliano dare la loro disponibilità al progetto diventano professori di materie, arti, professioni, conoscenze tecniche o tradizionali; i giovani che vogliano imparare si iscrivono ai corsi e gratuitamente possono frequentare le lezioni.
Non serve spiegare che per gli anziani questa sarebbe una attività interessante visto si sentirebbero ancora utili, parte attiva della società e occuperebbero il proprio tempo conoscendo persone e gestendo le lezioni; per gli studenti questa sarebbe un'ottima occasione di studiare o per integrare corsi e lezioni gratuitamente, migliorando le proprie conoscenze o iniziando un nuovo percorso di studi; per il personale della casa di riposo le attività di insegnamento allevierebbero il carico di lavoro, visto che gli anziani sarebbero autonomi nelle ore di scuola; per la società sarebbe due volte utile poiché ci si occuperebbe dei vecchi in modo dignitoso e dei giovani in modo gratuito e si creerebbero dei vincoli transgenerazionali spesso ormai dimenticati e inoltre sarebbe l'occasione per trasmettere antiche conoscenze tradizionali che altrimenti rischiano di perdersi con le generazioni pipu vecchie.
Creare una casa di riposo dove gli anziani possano (se vogliono) insegnare gratis ai giovani ciò che sanno, in modo ben organizzato, stile scuola, lezioni universitarie, pratiche professionali eccetera.
Gli anziani che vogliano dare la loro disponibilità al progetto diventano professori di materie, arti, professioni, conoscenze tecniche o tradizionali; i giovani che vogliano imparare si iscrivono ai corsi e gratuitamente possono frequentare le lezioni.
Non serve spiegare che per gli anziani questa sarebbe una attività interessante visto si sentirebbero ancora utili, parte attiva della società e occuperebbero il proprio tempo conoscendo persone e gestendo le lezioni; per gli studenti questa sarebbe un'ottima occasione di studiare o per integrare corsi e lezioni gratuitamente, migliorando le proprie conoscenze o iniziando un nuovo percorso di studi; per il personale della casa di riposo le attività di insegnamento allevierebbero il carico di lavoro, visto che gli anziani sarebbero autonomi nelle ore di scuola; per la società sarebbe due volte utile poiché ci si occuperebbe dei vecchi in modo dignitoso e dei giovani in modo gratuito e si creerebbero dei vincoli transgenerazionali spesso ormai dimenticati e inoltre sarebbe l'occasione per trasmettere antiche conoscenze tradizionali che altrimenti rischiano di perdersi con le generazioni pipu vecchie.
Saturday, 21 April 2018
COMPRA, GASTA, CONSUMA!
LA COMPRA
TE COMPRA
EL GASTO
TE GASTA
EL CONSUMO
TE CONSUMA
neologismo-91
Ufficio particolarmente scuro, vecchio, trasandato dove un'infinità di scartoffie ingiallite archiviate in vecchie cartelline polverose intoccate da anni sono difese da anziani e antipatici dipendenti che scrivono, leggono, timbrano tutto ciò che vedono senza prestare attenzione a niente del mondo esterno:
esempio: "oggi dovevo andare da un avvocato, sono entrato nel suo ufficio... quando sono entrato mi smebrava di essere entrato in un'altra dimensione e che il tempo si fosse fermato qualche secolo prima... era tutto scuro e polveroso... nessuno sembrava notarmi... non ci volevo credere ma ero proprio finito nel mufficio personale di quell'avvocato..."
MUFFICIO
esempio: "oggi dovevo andare da un avvocato, sono entrato nel suo ufficio... quando sono entrato mi smebrava di essere entrato in un'altra dimensione e che il tempo si fosse fermato qualche secolo prima... era tutto scuro e polveroso... nessuno sembrava notarmi... non ci volevo credere ma ero proprio finito nel mufficio personale di quell'avvocato..."
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ufficio
padelliere armonico
Si tratta del terzo strumento musicale ideale dopo la Flauta de Lluvia e il Cerchio Ritmico.
Il Padelliere Armonico sfrutta il suono modulato tipico dei pentolini riempiti per metà d'acqua che sbattono contro qualcosa di metallico (ascoltate il suono del seguente video se non avete ben capito di cosa si tratta).
Questo strumento è quindi composto da una serie di molteplici pentolini e padelle da cucina di dimensioni e forme diverse, riempiti a piacimento con un po' d'acqua secondo i desideri armonici del musicista; questi contenitori sono saldati su delle aste metallicheleggermente flessibili e di differenti altezze, in ordine decrescente, e infine collegate a un cavo metallico teso che le unisce a un'asta centrale situata a una certa distanza dalle padelle.
Il musicista attraverso un palo metallico può percuotere leggermente i pentolini generando il caratteristico effetto sonoro modulato e mantenuto paritcolarmente a lungo grazie all'asta metallica flessibile che sorregge il contenitore e che rende le vibrazioni più durature.
Il suono può però essere anche prodotto grazie a dei colpi del palo sulle corde metalliche che trasmettono la vibrazione ai pentolini, oltre a generare già da sole un suono (stile berimbau, tanto per capirci).
Usando la mano sinistra per bloccare un punto della corda si ottengono note diverse.
Ecco perché il padelliere armonico è uno strumento altamente versatile e vario dalle grandi potenzialità sonore.
Il Padelliere Armonico sfrutta il suono modulato tipico dei pentolini riempiti per metà d'acqua che sbattono contro qualcosa di metallico (ascoltate il suono del seguente video se non avete ben capito di cosa si tratta).
Questo strumento è quindi composto da una serie di molteplici pentolini e padelle da cucina di dimensioni e forme diverse, riempiti a piacimento con un po' d'acqua secondo i desideri armonici del musicista; questi contenitori sono saldati su delle aste metallicheleggermente flessibili e di differenti altezze, in ordine decrescente, e infine collegate a un cavo metallico teso che le unisce a un'asta centrale situata a una certa distanza dalle padelle.
Il musicista attraverso un palo metallico può percuotere leggermente i pentolini generando il caratteristico effetto sonoro modulato e mantenuto paritcolarmente a lungo grazie all'asta metallica flessibile che sorregge il contenitore e che rende le vibrazioni più durature.
Il suono può però essere anche prodotto grazie a dei colpi del palo sulle corde metalliche che trasmettono la vibrazione ai pentolini, oltre a generare già da sole un suono (stile berimbau, tanto per capirci).
Usando la mano sinistra per bloccare un punto della corda si ottengono note diverse.
Ecco perché il padelliere armonico è uno strumento altamente versatile e vario dalle grandi potenzialità sonore.
des-urbanizzare
ecco una soluzione per "des-urbanizzare" le vie troppo congestionate delle nostre città!
avete presente quando le vie sono troppo strette, con palazzi troppo alti che ti soffocano: non c'è luce, non c'è aria... lo smog resta intrappolato, i rumori rimbalzano e si moltiplicano... sensazione di soffocamento...
basta!
bisogna tornare a una situazione più umana, più bucolica, più amena: il ritorno all'idea del villaggio: casette basse: più luce, più aria, più sole... che bello!
ecco dunque come fare: facilissimo!
sarà sufficiente riempire le strade di terra, fino tipo, diciamo, al quarto piano, in modo da lasciare fuori soltanto l'ultimo o gli ultimi due piani degli edifici! In questo modo potremo agevolmente e facilmente ritornare a una città di casette di massimo due piani di altezza!
facile, no?
passeremo quindi da una situazione tipo questa:
la classica situazione urbana (schifo);
a questa:
ovvero la nuova, auspicabile, situazione des.urbanizzata (perfezione estrema).
che aspettiamo dunque?
desurbanizziamo tutto!
avete presente quando le vie sono troppo strette, con palazzi troppo alti che ti soffocano: non c'è luce, non c'è aria... lo smog resta intrappolato, i rumori rimbalzano e si moltiplicano... sensazione di soffocamento...
basta!
bisogna tornare a una situazione più umana, più bucolica, più amena: il ritorno all'idea del villaggio: casette basse: più luce, più aria, più sole... che bello!
ecco dunque come fare: facilissimo!
sarà sufficiente riempire le strade di terra, fino tipo, diciamo, al quarto piano, in modo da lasciare fuori soltanto l'ultimo o gli ultimi due piani degli edifici! In questo modo potremo agevolmente e facilmente ritornare a una città di casette di massimo due piani di altezza!
facile, no?
passeremo quindi da una situazione tipo questa:
la classica situazione urbana (schifo);
a questa:
ovvero la nuova, auspicabile, situazione des.urbanizzata (perfezione estrema).
che aspettiamo dunque?
desurbanizziamo tutto!
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etimologia-34
COMPARE
Il compare è tecnicamente il pardino di certi riti tradizionali, come battesimo e cresima, questo è dovuto al fatto che durante la cerimonia pubblica era colui che soleva "comparire" insieme ai genitori e al festeggiato. Da qui l'appellativo di "compare" cioè "colui che compare insieme alla famiglia".
Il compare è tecnicamente il pardino di certi riti tradizionali, come battesimo e cresima, questo è dovuto al fatto che durante la cerimonia pubblica era colui che soleva "comparire" insieme ai genitori e al festeggiato. Da qui l'appellativo di "compare" cioè "colui che compare insieme alla famiglia".
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etimologia-33
IDENTICO
Molto tempo fa, due cose estremamente simili un tempo venivano definite spesso "simili come i denti di una bocca" volendo con questa espressione sottolineare la serie ordinata e perfetta di denti bianchi che compongono le dentature in genere. Questa associazione logica non deve sembrare così strana se pensiamo che all'epoca tutti gli artefatti umani erano artigianali e non esistevano oggetti che davvero rappresentassero inconsicamente l'idea della ripetizione e dell'uguaglianza come sarebbe di certo oggi più facile immaginare.
L'espressione "come i denti" divenne quindi sinonimo di somiglianza e spesso si diceva "i-denti" come modo di dire esclamativo per rappresentare una somiglianza estrema.
Nel momento in cui era addirittura impossibile distinguere ad occhio le differenze tra due oggetti o persone, allora l'esclamazione veniva rafforzata e invece di dire semplicemente "i-denti" si usava la parola "i·denti·co" come se si trattasse di una scientifica costatazione di somiglianza corroborata da studi e analisi approfondite.
E fu così che si passò dall'espressione "come i denti" all'esclamazione "i denti" e alla parola che ben conosciamo tutti di "identico".
Molto tempo fa, due cose estremamente simili un tempo venivano definite spesso "simili come i denti di una bocca" volendo con questa espressione sottolineare la serie ordinata e perfetta di denti bianchi che compongono le dentature in genere. Questa associazione logica non deve sembrare così strana se pensiamo che all'epoca tutti gli artefatti umani erano artigianali e non esistevano oggetti che davvero rappresentassero inconsicamente l'idea della ripetizione e dell'uguaglianza come sarebbe di certo oggi più facile immaginare.
L'espressione "come i denti" divenne quindi sinonimo di somiglianza e spesso si diceva "i-denti" come modo di dire esclamativo per rappresentare una somiglianza estrema.
Nel momento in cui era addirittura impossibile distinguere ad occhio le differenze tra due oggetti o persone, allora l'esclamazione veniva rafforzata e invece di dire semplicemente "i-denti" si usava la parola "i·denti·co" come se si trattasse di una scientifica costatazione di somiglianza corroborata da studi e analisi approfondite.
E fu così che si passò dall'espressione "come i denti" all'esclamazione "i denti" e alla parola che ben conosciamo tutti di "identico".
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Wednesday, 18 April 2018
animale fantastico-6
L'ELEFANTE SEPPIA
L'Elefante-Seppia è un tipo di pachiderma acquatico.
Nella proboscide presenta una pinna longitudinale che, al pari delle seppie, fa oscillare ondulatamente per creare una propulsione laterale; oltre a questa pinna sia le zampe che le ampie orecchie si sono adattate al mezzo acquatico e sono diventate ulteriori pinne.
Dotato dunque di una intera batteria di pinne per la propulsione, l'Elefante-Seppia nuota velocissimo con la sua proboscide dritta e tesa verso avanti (e che curva per cambiare direzione).
Ama stare relativamente vicino alla superficie per poter respirare ogni tanto, anche se può rimanere fino a 20 minuti senza prendere aria.
È di indole pacifica e spesso gioca con i pascatori e i nuotatori.
Saturday, 14 April 2018
animale fantastico-5
IL TOPOPALLA
Il Topopalla è un simpatico roditore del diametro di 50cm circa che presenta la curiosa caratteristica di avere la faccia verso il basso. La testa sembra essere sulla pancia e il suo naso annusa costantemente il terreno per trovare semi, vermicelli o piccoli insetti da mangiare.
Il Topopalla è un animale docile e si muove in gruppi di 20 o 30 individui che si spostano insieme. I piccoli passi che compiono fanno sembrare che le palline pelose a terra stiano costantemente vibrando.
Il Topopalla presenta una coda estensibile che all'occorrenza agita per rendersi visibile alla vista periferica dei compagni: la coda, con il ciuffetto può essere avvicinata a terra e sventolata come una bandiera attira l'attenzione degli individui del branco; o più semplicemente è usata per toccare il compagno e chiamarlo.
L'estensibilità repentina della coda, con la sua punta dura, è usata anche come difesa da eventuali predatori, anche se raramente ha bisogno di servirsene.
Quando dormono i Topipalla si radunano in branchi che si appallottolano tutti insieme, uno accanto all'altro.
Alcuni esemplari rari arrivano a misurare anche 1 metro di diametro.
Il Topopalla è un simpatico roditore del diametro di 50cm circa che presenta la curiosa caratteristica di avere la faccia verso il basso. La testa sembra essere sulla pancia e il suo naso annusa costantemente il terreno per trovare semi, vermicelli o piccoli insetti da mangiare.
Il Topopalla è un animale docile e si muove in gruppi di 20 o 30 individui che si spostano insieme. I piccoli passi che compiono fanno sembrare che le palline pelose a terra stiano costantemente vibrando.
Il Topopalla presenta una coda estensibile che all'occorrenza agita per rendersi visibile alla vista periferica dei compagni: la coda, con il ciuffetto può essere avvicinata a terra e sventolata come una bandiera attira l'attenzione degli individui del branco; o più semplicemente è usata per toccare il compagno e chiamarlo.
L'estensibilità repentina della coda, con la sua punta dura, è usata anche come difesa da eventuali predatori, anche se raramente ha bisogno di servirsene.
Quando dormono i Topipalla si radunano in branchi che si appallottolano tutti insieme, uno accanto all'altro.
Alcuni esemplari rari arrivano a misurare anche 1 metro di diametro.
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Wednesday, 11 April 2018
micro quadro marino
micro composizione su tema marittimo dalle dimensioni minuscole: 2 x 2 cm realizzata su una piastrellina da mosaico da piscina.
niente di speciale, ma simpatico!
28/4/2018
...e oltre tutto si prospetta una lunga serie di micro quadri in futuro!
ecco un altro esempio:
i due infiniti poetici per eccellenza...
Tuesday, 10 April 2018
psico-geografia
una volta ho disegnato una gigantesca mappa del mondo (proiezione mercatore, a grandi linee) sulla sabbia di una ampia spiaggia tropicale deserta.
mentre disegnavo i vari continenti mi sono reso conto di una cosa piuttosto interessante: la posizione di ogni continente, rispetto al congiunto degli altri, dà delle sensazioni assai diverse!
è un esercizio da sperimentare, raccontarlo sembra un po' assurdo, ma se potete, provateci: disegnate un grande mondo sul suolo e dopo averlo tracciato ubicatevi in un continente e fermatevi un attimo a sentire quale sensazione vi dà stare in quel punto, rispetto al resto del mondo...
le mie sensazioni erano approssimativamente le seguenti:
dall'america meridionale il grosso del volume del mondo attrae l'attenzione: europa e asia sono ciò che l'america latina guarda. sotto questo posizionamento, il pezzettino di africa occidentale diventa una regione da sorvolare, semplicemente, per arrivare "nel mondo". l'australia è troppo lontana, non si considera. il nord america è l'altro polo intuitivo, ma per guardarlo ci si deve "dimenticare" del resto del mondo, a questo punto il nord americe diventa l'unico riferimento esistente.
ad ogni modo stando nel sud america ci si sente nella periferia del mondo, lontani dal resto.
dal nord america con un solo colpo d'occhio, quasi, si vede spiegato tutto il mondo, basta guardare verso est o sud est. l'america meridionale è un'estensione naturale del proprio continente, ma è marginale, in un certo senso, il grosso del mondo si staglia davanti: europa asia e africa. l'australia sta dentro allo stesso sguardo onnicomprensivo ma è distante, non conta molto.
la connessione con il mondo è l'europa e l'asia. l'africa solo un pochino, comincia già a essere sempre più marginale, più scende a sud...
dal nord america sembra di avere una postazione di controllo sul resto del mondo.
dall'europa tutto si apre attorno come se si trattasse di un ventaglio di possibilità, c'è solo da scegliere: tutto a disposizione. a quasi ogni punto cardinale corrisponde un continente diverso del mondo. l'australia è un po' distante, ma corrisponde comunque al sud est, quindi il suo posto ce l'ha.
dall'europa sembra di stare nel centro del mondo.
dall'africa la situazione è diversa: pur stando in un certo senso al centro, grandi estensioni di oceano la dividono da grande parte del mondo. si intuisce che il grosso del mondo sta sopra di lei e gli unici punti realmente accessibili sono europa e asia. qualsiasi altro posto dà la sensazione di isolarsi ancora di più nella periferia del mondo.
dall'africa si ha la sensazione di voler collegarsi di più al resto del mondo.
dall'asia tutto il resto è marginale: ci sono continenti lontani, continenti vicini, ma l'asia è gigante, è la grande piattaforma. l'asia non ha bisogno di nessuno... tutto sta a una distanza relativa, ma pur sempre fuori.
dall'asia la sensazione è di stare solidi nel mondo, nella sua vastità.
dall'australia tutto il resto del mondo sembra così distante... così irraggiungibile... tutto ma proprio tutto sta dietro l'asia che, comunque non è vicina...
dall'australia la sensazione è di assoluto isolamento.
(ovviamente sarebbe più corretto tracciare delle mappe non convenzionali che abbiano come centro ognuno dei punti di osservazione scelti, ma anche se così fosse, possiamo comunque affermare che da nessun punto del globo si vede tutto il mondo, quindi la nostra "visione del mondo" è essenzialmente quella mentale che a grosso modo coincide con una proiezione mercatore. si sa che ci sono rappresentazioni in cui l'europa non è il centro del mondo, ma possiamo comunque stabilire che dei limiti fisici come i poli e l'estensione immensa dell'oceano pacifico siano comunque dei limiti ragionevoli per praticare questo esercizio psico-geografico).
new face
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esercizio di pensiero 3
invece di considerarci individui dentro a un universo oggettivo, sarebbe interessante ipotizzare che ogni persona sia un universo proprio; simile, collimante, sovrapposto a volte agli altri universi, ma comunque sempre un universo personale, unico ed esistente, con le proprie regole, con il proprio fluire del tempo, tutto.
non si tratterebbe più di vedere il mondo in modi diversi, ma di essere in mondi diversi più o meno coincidenti.
si tratta di una prospettiva molto tollerante poiché non esiste nessuno che ha ragione dentro al mondo dell'altro, al massimo, se gli va bene, può avere ragione dentro del proprio universo personale e basta.
la "realtà oggettiva" quindi diverrebbe soltanto un'approssimazione: la sovrapposizione di universi individuali che ne formano uno collettivo; uno spazio di comunicazione tra più universi, niente di più.
se ci pensate non è poi così pazzo da pensare...
non si tratterebbe più di vedere il mondo in modi diversi, ma di essere in mondi diversi più o meno coincidenti.
si tratta di una prospettiva molto tollerante poiché non esiste nessuno che ha ragione dentro al mondo dell'altro, al massimo, se gli va bene, può avere ragione dentro del proprio universo personale e basta.
la "realtà oggettiva" quindi diverrebbe soltanto un'approssimazione: la sovrapposizione di universi individuali che ne formano uno collettivo; uno spazio di comunicazione tra più universi, niente di più.
se ci pensate non è poi così pazzo da pensare...
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