Friday, 14 August 2020

ZODIAC ITALY


Adesso puoi trovare la tua città in base al tuo segno zodiacale!

A buon intenditore poche parole.


 

Profilo M. Pietrobon in instagram


Ya está hecho mi nuevo perfil de instagram para mis servicios de Constelación Familiar Sistémica y de Tarot Evolutivo. 
Os aconsejo de echar un vistazo a mis actividades y dejaros llevar. 
Busca @mas.pietrobon y sígueme!

Thursday, 13 August 2020

Scoperte genealogiche!


In soli tre giorni il lato paterno del mio albero genealogico è risalito di due generazioni!
Anche nel lato materno ci sono importanti novità, ma trovo questo schema delle origini di mio nonno Genio uno schema molto suggestivo dei miei ultimi studi genealogici...

 

Tuesday, 4 August 2020

mappa a livelli


Simile a un'altra mappa realizzata recentemente (una mappa a curve di livello oceaniche), ecco un altra proiezione alternativa del nostro pianeta, questa volta con delle ipotetiche (e un po' artistiche) curve di livello collocate nelle superfici terrestri, e non acquatiche, stavolta.
Si tratta di un altra opera di cartografia amanuense alternativa, totalmente scaturita dalla mia mente ossessivamente geografica.
Spero vi piaccia.


Altre commissioni artistiche/cartografiche sono già in cantiere.
Ben presto vi presenterò nuove mappe fatte a mano.


Saturday, 1 August 2020

tatuaggio per Dj. Brunetto


Ecco realizzato il tatuaggio per Dj. Brunetto: una metafora della tradizione siciliana delle teste di ceramica, realizzata con il mio stile di disegno.
Sono troppo felice che abbia voluto realizzare un tatuaggio con questo mio disegno creato espressamente per lui. 


È bello essere presente sulla pella di persone fantastiche!


Sunday, 19 July 2020

princesa guerrera


neologismo-127

Una domenica particolarmente rilassata e sonnolenta nella quale ti svegli tardissimo e dedichi il resto della giornata principalmente al riposo e, appena puoi, torni a dormire profondamente il più possibile.

DORMENICA

esempio: "è stata una settimana davvero spossante, stressante, ma adesso finalmente tutto è finito... e questa domenica, ne sono certo, sarà una riposante e rilassante dormenica, finalmente!"

La traducción en Español y en Português es: Dormingo. ( = Domingo de dormir)

honrar a los antepasados


Evolución sistémica:

Los que vienen antes son más grandes (independientemente de cuánto midan de altura!).
Hay que honrar los que vivieron y se enfrentaron a las dificultades de la existencia consiguiendo transmitirnos la vida , aunque muchas veces haya sido muy difícil hacerlo.
Hay que comenzar a ver a nuestros antepasados con respeto y admiración profunda; con amor incondicional.
Y no sólo a nuestros padres, a nuestros abuelos, a nuestros tatarabuelos y tátara-tátara-tátara-tatarabuelos... no sólo a nuestros antepasados de siglos atrás y a los primero hombres... sino a todos, todos los que nos transmitieron la vida.
Los homínidos son nuestros abuelos directos, los primates originarios, los primeros mamíferos son los padres de nuestros padres de nuestros padres... etc...
Los reptiles, los anfíbios, los peces... etc.
Y todos los que vinieron antes que nosotros son más grandes porque se enfrentaron a la vida antes y saben mucho más que nosotros. Y consiguiendo vivir ellos permitieron nuestra vida.
Así que el clásico esquema de la evolución de los homínidos debería comenzar a verse de otra forma. De una forma que evidencie la importancia de los que vinieron antes que nosotros.
Algo así, por ejemplo:


Y es muy importante que internamente nos sintamos así: los Homini Sapiens Sapiens, como los últimos, los pequeños, los que tienen que crecer para poder transmitir a alguien más nuestro legado.

Y no los "importantes", los "grandes", la "versión mejorada" de los que estuvieron antes que nosotros... Esta imagen, ya abundantemente criticada y superada, sigue siendo nuestra idea de evolución, popularmente. Más allá de las consideraciones científicas o ideológicas, os dais cuenta del valor profundo de arrogancia que os transmite?


Esta imagen es la de un niño arrogante que quiere saber más que sus padres y se cree mejor porque ha estudiado más... Mucho conocimiento, pero mientras los otros consiguieron sobrevivir, vivir y transmitir la vida, nosotros no sabemos si estamos manejando muy bien nuestra presencia en este planeta y posiblemente nos extingamos a nosotros mismos (y a muchas más especies) auto-destrozando nuestro habitat y a nuestros símiles.
Miren bien en el fondo de sus almas si este Homo Sapiens Sapiens realmente sabe lo que está haciendo...
Y miren realmente si es tan superior a sus antepasados como generalmente se cree...

Tuesday, 7 July 2020

stranieri più vicini al veneto

in un'area così piccola c'è una buona verietà di paesi diversi a cui avvicinarsi...


Monday, 6 July 2020

neologismo-126


Attorcigliare qualcosa in modo tale che, poi, sciogliere l'attorcigliamento diventa un'impresa davvero atroce!

ATROCIGLIARE

esempio: "Aaaargh! Ho appena atrocigliato il cavo del carica-batterie e non riesco più a liberarlo! Voglio distruggere il mondooooo!!!!"


etimologia-51

PROVA INCONFUTABILE

Nell'antica Cina quando i giudici dei tribunali imperiali emettevano una sentenza non sempre il condannato finiva in carcere. Infatti c'era sempre la possibilità di annullare la condanna attraverso l'uso delle arti marziali.
Il condannato poteva appellarsi al Kung-Fu e cercare di vincere un duello con dei grandi maestri di questa disciplina per cercare di scagionarsi. Nel caso in cui il condannato vincesse lo scontro, alcune delle prove contro di lui potevano essere cancellate e si poteva rimettere in discussione tutto il processo.
È a causa di questa antichissima prassi cinese che una prova che può essere messa in discussione venne associata all'idea di scontro di Kung-Fu.
Fu così che una "prova opinabile" venne spesso definita come una "prova che può passare per il duello di Kung-Fu", mentre una "prova inopinabile e assolutamente certa" non era "passibile del vaglio del Kung-Fu". Con il passare del tempo, il gergo giuridico trasformò questa associazione logica, comune tra i giuristi antichi, in una parola tecnica che era "prova in-Kung-Fu-tabile" e cioè che "non si può mettere in discussione attraverso il Kung-Fu".
La pronuncia popolare trasformò poco a poco "in-Kung-Fu-tabile" in "inconfutabile".

Sunday, 5 July 2020

il mare di notte


Questo paesaggio notturno molto evocativo, questa volta ha una dedica: è per il grande artista olindense Zé Som.


La cosa sorprendente, se volete, è che è il risultato dell'inversione dei colori di quest'altro disegno, molto meno interessante.


Si tratta di un piccolo gioco grafico!
È bello sorprendersi dei risultati invertiti dei disegni.
Ve lo consiglio vivamente.


Saturday, 4 July 2020

casa ingarbugliata


Perché fare solo setti ortogonali? Ecco un bel modo di progettare una casa! Attorciglia una linea ed ecco fatto. Stop.


Wednesday, 1 July 2020

tus huellas te persiguen


No huyas de tu pasado.
Si lo intentas el resultado podría ser una paradoja como esa:

socorro! mis huellas me siguen!

No puedes escapar de tus huellas...


Tuesday, 30 June 2020

Grande Mapa del Mundo


Este nuevo mapa del mundo 2020 es un mapa de gran tamaño: 160 x 90 cm
Totalmente pintada a mano con acrílicos sobre tela, esta nueva obra cartográfica es entre las más detalladas y precisas. Sobretodo en términos de islas ya que es un trabajo para un Canario! jeje 


Estoy muy satisfecho del resultado final: encuentro que es una combinación bastante ideal entre la precisión geográfica general y los pequeños detalles que denotan el hecho de ser un mapa hecho completamente a mano.
En mi opinión, para tener un mapa absolutamente exacto en cada proporción infinitesimal, mejor comprar un mapa impreso, o satelitar. Es muy importante para mí reconocer que se trata de un trabajo cartográfico hecho a mano, como los antiguos mapas de los navegantes!



En el mapa todos los detalles son muy trabajados, las fronteras, las posiciones de las capitales, la presencia de todos los estados que existen actualmente.
Y os aseguro que es mucho más bonito e impactante al vivo, que en foto.
Incluso así, me parece una obra muy conseguida y me siento muy satisfecho de este nuevo mapa.


Si alguien quiere uno, es sólo contactarme!


Monday, 29 June 2020

la prova della spesa


Ieri, cavalcando un po' l'idea della fantasiosissima Irene Pattarello, siamo arrivati a una nuova teoria fondamentale sulla compatibilità caratteriale: la prova della spesa.
L'idea è semplice e pratica: stai conoscendo una persona e non sai se sarà una persona con cui starai bene oppure uno che ti esaspererà con i suoi modi e le sue manie? Ebbene, non fate solo appuntamenti per prendere un caffè o na birra in cui parlate di voi! No! Andate piuttosto insieme a fare la spesa in un supermercato e tutto sarà di colpo chiaro!
Nel supermercato, nel modo in cui due persone fanno la spesa insieme, si vede tutto della loro psiche!
Per esempio se uno porta il carrello, se uno segue un percorso lineare o disordinato, se uno cerca le cose in una lista o trova le cose d'istinto, se uno si fida dei prodotti o se invece diffida, se uno non guarda neanche cosa mette nel carrello o se invece analizza e controlla bene frutta e verdura...
Ovviamente c'è anche la palese osservazione di cosa uno compra da mangiare: se sono tutte cose precotte, cose sane e salutari, oppure solo cose "tossiche". Come uno si alimenta la dice lunga su come uno si tratta. Ma non solo, mostra anche se uno considera il cibo come puro nutrimento (addirittura in senso rigidamente nutrizionista e basta) oppure se uno si concede "qualcosa di buono" in senso di piacere (non necessariamente cibo spazzatura o poco sano).
Poi si può osservare come questa persona interagisce con la gente che sta in mezzo al corridoio e anche come si trova davanti alla questione dell'imbarazzo della scelta: sa scegliere con facilità o resta infinitamente in dubbio?
E fin qui abbiamo parlato della persona come un caso da studiare e osservare, ma invece quello che è più importante è come le due persone che si vogliono conoscere interagiscono tra loro: chi porta il carrello, chi va più veloce e chi più piano, chi si occupa solo dei propri prodotti o chi è più aperto a scegliere qualcosa che piaccia a entrambi, facendo delle concessioni. Come reagisce uno al modo di fare dell'altro, se uno si spazientisce del più lento o se l'altro non sopporta la velocità del primo.
Altro fattore interessante è se uno è sistematico e nel supermarket solo si occupa di prendere il cibo e uscire (e non si parla di altro) o se uno intavola discorsi, scherza, ride, o magari anche spiega cosa pensa lui di un prodotto o no, così, solo per farti partecipe del suo mondo.
Poi si può notare se uno compra le cose senza preoccuparsi dei soldi o se uno al contrario rinuncia a tutto per pochi centesimi e finisce per comprare solo le opzioni sistematicamente più economiche. Qual è insomma il tuo livello di spendacciosità?
Ma non solo, poi c'è l'attesa nella coda alla cassa: come vive una persona questo momento? E poi il breve acceleramento di velocità mentre la cassiera passa i prodotti e fa il conto. Chi paga? Come? Come si divide la spesa: a metà? al centesimo? a spanne? in base ai prodotti esatti e tutto al centesimo oppure approssimativamente? Qua entra in gioco tutta la relazione di base con l'idea di denaro. Come si sente uno che sta dimostrando di essere "corretto"? Attraverso un conto aritmetico esatto o attraverso un atteggiamento leggero e flessibile con i soldi? Si possono creare tensioni su questi punti monetari che spesso sono tabù, perché considerati antipatici da discutere.
Poi c'è la maniera in cui uno organizza la spesa nella borsa, chi crede di sapere di più dell'altro come si dovrebbero organizzare i prodotti... poi anche chi accetta borse di plastica o chi si è organizzato prima ed è venuto con una borsa più capiente e resistente da casa...
Se uno legge lo scontrino dopo aver pagato (o durante il pagamento), se uno controlla ossessivamente la lista della spesa e un'altro no...
Insomma... così tante cose da vedere... e da osservare. L'idea è fare attenzione se ci sono molte cose che ti irritano leggermente oppure no, se c'è un atteggiamento individualista o comunitario, stressato o troppo rilassato... insomma, mille cose che dicono, nella pratica, come due persone interagiscono nel loro modo di portare avanti le cose tecniche della vita.
Insomma, basta fissare appuntamenti in un caffè o in un bar per conoscere qualcuno: trovatevi direttamente a far la spesa e capirete molto di più!!



Sunday, 28 June 2020

alternative sea level map


Questa mappa è una mappa del mondo con una proiezione alternativa. I poli sono sfalsati e credo che, anche se fatta a occhio, la proporzione dovrebbe essere giusta, se un polo cadesse nel mezzo della Groenlandia e l'altro di fianco all'Antartide.



Oltre a questo ho usato uno stile grafico che mostra delle linee di livello del fondo marino (ovviamente sono totalmente aleatorie). Questo rende un certo effetto visivo, piuttosto interessante, devo ammettere.



Come tipo di finitura, sono presenti le frontiere degli stati, a scopo di orientamento, ma l'assenza di nomi e testi rende il congiunto piuttosto elegante.
Sia in versione standard che in versione a colori invertiti.

Saturday, 27 June 2020

mente e corpo, corpo e mente


La mente è un organo sensoriale che serve al corpo e non viceversa.

Se miliardi di anni di evoluzione della vita non fossero sufficienti a dimostrarlo, basta guardare al modo in cui la vita esiste attorno a noi, nel presente, per capirlo: le piante, le spugne, gli organismi monocellulari, i funghi, le meduse, i molluschi, etc etc...

Un corpo non ha bisogno di una mente,
ma una mente ha sempre bisogno di un corpo.

La gerarchia dunque è ovvia: la mente serve come strumento al corpo (uno dei tanti strumenti a sua disposizione per continuare a esistere, semplicemente) e non il contrario (come piace pensare al cervello, guarda caso) e cioè che il corpo è uno strumento a disposizione della mente per continuare a pensare...

Il corpo è il maestro.
La mente deve solo ascoltare, osservare, accettare ed eseguire.
Come un qualsiasi muscolo o organo.

Tuesday, 23 June 2020

TOTEM


Este es un dibujo hecho por un grupo que se llama Tribu.
Siendo ese grupo un Clan hecho de muchos Clanes, aquí tenemos los totems de todos, como si se tratara de una gran familia de familias.
Bajo este punto de vista... podría ser una bonita metáfora de la humanidad.


Monday, 22 June 2020

cercando la logica


Ho trovato questa foto di tanto tempo fa, quando cercavo la scomunica dalla chiesa cattolica.
Ma, senza voler convincere nessuno, davvero non trovo la logica di certi riassunti teologici così scarni.


el brujo del bosque


Ho un'idea che un giorno o l'altro metto in pratica.
Di fatto è gradevole e semplicissima!
Si tratta soltanto di andare nel bosco qua dietro casa seguire il sentiero per un po' e poi entrare tra gli alberi.
Trovato a pochi passi dal sentiero il posto ideale (un luogo tranquillo che non sia visibile dalla stradina) io mi siedo con il mio bel mazzo di tarocchi.
Nel sentiero avevo lasciato un bigliettino: "letture di tarocchi" e una freccia che indica la direzione.
Chi passa e vuole avventurarsi, mi troverà in uno scenario tra il suggestivo e il surreale.
Io sto là. Tranquillo. Sorrido. Magari stavo leggendo un libro, disegnando o guardavo il cellulare.
Se poi qualcuno si prende il rischio di venire a chiedere o a curiosare, può fare una lettura di tarocchi.
Oppure no, come vuole.
Se alla fine la lettura gli è piaciuta, a poca distanza, dietro a un albero, c'è una ciotolina dove può lasciare una offerta.

Pensate che bello se poi questa diventa una specie di tradizione...
Un luogo leggermente diverso ogni volta...
Certi giorni sì, altri no...
Non si sa a che ora...
Passeggi per il bosco... e eccolo, il mago del bosco! heheh

Figo, no?
E io tranquillo, nel bosco.
Mi piace.


orco!


Friday, 19 June 2020

la madonna della B.A.


La sveglia suonò.
Lele lentamente si tirò su e si mise seduto sul letto.
Uno sbadiglio profondo.
Si mise a cercare le ciabatte con la punta dei piedi.
Eccole: il mondo ricominciava ad aver coerenza.

Tutto cominciò normalmente, quel giorno. D'altronde si trattava semplicemente di un giorno normale, come tutti gli altri.
Un normalissimo giorno piatto, così come la pianura infinita.

E non è tanto per dire: la realtà, in giorni così identici, è davvero appiattita fino all'estremo. Non c’è nessun picco, né un rilievo che muti il paesaggio. Ciò che potrebbe di fatto rendere diversi i giorni, occupa il minor spazio possibile, come la terra sotto all'orizzonte: In tutte le direzioni, uniformemente, la stessa normalità, uguale, indistinta, monotona.
In giorni così, o in paesaggi di questo tipo, dove non si vede una fine ad altezza d’uomo, quello che domina non è la terra sotto l’orizzonte, o la realtà oggettiva insomma, ma invece è il cielo, il cielo sopra di tutto.
I suoi spazi infiniti, che cambiano con le ore, con i giorni, con le stagioni, e che invitano a sognare fluttuanti realtà fantasticate.
E cioè realtà inesistenti.
Irraggiungibili.

Ma per ora Lele si stava solo lavando la faccia per cominciare velocemente la sua giornata.
Si muoveva per la casa con il pilota automatico.
A quest’ora non c’era assolutamente spazio per nessun pensiero profondo, ne per svolazzi di chissà quale fantasia. Più tardi, forse sì, chissà. Ma in questi primi istanti del mattino no, non c’è proprio tempo per le fantasticherie e neanche per i sogni.
E non intendo i sogni di caldi futuri immaginari, leggeri ed affettuosi, no: parlo proprio dei sogni spiccioli, quelli di ogni notte, se qualcuno mai se li ricorda. Quelli interrotti dalla sveglia qualche minuto prima di alzarsi da letto e che, appena si aprono gli occhi, vengono falciati via come se fossero erbacce nel giardino di casa, una domenica mattina, di primavera.

I sogni...
Cose inutili.
Senza senso.
“Mejo un café e do biscoti. E via, come senpre.” Pensava Lele a quest’ora. Su tutto.

Dopo 15 minuti di rapida preparazione rutinaria, era finalmente pronto per affrontare l’infinito e sempre uguale mondo esterno.
Prese le chiavi della macchina e aprì la porta per uscire: in una ventina di minuti, se non c’era traffico, sarebbe arrivato puntuale, come sempre, in capannone. Al paròn piacevano le persone puntuali.
Ma appena chiusa la porta dietro di sé, già con un passo automatizzato in direzione del garage, qualcosa di indistinto, là fuori per strada, gli creò  per un breve istante un breve cortocircuito.
Lele si fermò.
Il mondo, a quell'ora, Lele lo conosceva alla perfezione, in ogni suo dettaglio: un perfetto movimento collettivo, assonnato ma sincronizzato, con odori e rumori specifici che erano sempre quelli. E che davano la certezza di non star ancora sognando a letto.
Ma qualcosa, quel giorno, era diverso.

Dietro alla siepe di casa sua, per strada, non c’era quel solito viavai rituale di macchine appena accese tutte dirette verso il proprio luogo di lavoro ordinate e puntuali come automi telecomandati.
C’era invece un brusio di voci.
E c’era della gente!
Gente!
Gente che si guardava attorno, un po’ confusa.
Qualcuno, appena uscito da casa, senza capire niente, abbozzava una domanda al vicino.
E il vicino faceva una faccia strana come per dire “e ché ne so, io?”.
Anzi, a dirla tutta, il vicino diceva proprio un vero “e cossa vutu che ghe ne sapie mi?”
Lele si passò la mano davanti alla faccia, si stropicciò gli occhi e tornò a guardare incredulo fuori dal suo giardinetto per capire cosa diavolo stava succedendo.
La sua bocca semiaperta e la sua espressione non proprio scaltra, che erano sicuramente dovute principalmente al sonno mattutino, non lasciavano però molti dubbi sul fatto che anche lui non ci stesse capendo un gran ché su tutta sta storia.
Gente per strada...
di mattina...
in un giorno lavorativo...
così... senza motivo...
Assurdo.

Vista la situazione eccezionale, Lele decise di interrompere il suo quotidiano e automatico percorso verso l’automobile e, spinto dallo stupore e dalla curiosità di capirne di più, aprì il cancello del suo giardinetto e guardò per strada a destra e a sinistra.
C’erano molte persone per strada, tutte con la sua stessa espressione smarrita, ma la cosa più sconcertante era un’altra:
Tutti, ma proprio tutti, erano vestiti di bianco!
Lele non poteva crederci... sembrava uno di quei film strani, inspiegabili, che nessuno capiva... una specie di nuova serie di Netflix... una di quelle mezzo inquietanti.
Con un istintivo riflesso spontaneo dovuto a un antico e segreto senso di inadeguatezza cronico, Lele abbassò lo sguardo per vedere se i suoi vestiti stonassero in mezzo a tutta quella uniformità cromatica, ma si rese conto con stupore che, anche lui, per puro caso, quella mattina si era vestito completamente di bianco!
“Che coincidensa assurda!” pensò “no me vestisso mai de bianco, mi...”.
Non ricordava neanche, a dire il vero, di aver mai comprato o indossato dei vestiti bianchi, ma quella era l’ultima delle sue preoccupazioni in quel momento.
In un modo che non si può certo definire molto originale, Lele si avvicinò a uno dei suoi vicini di casa che era appena uscito dal suo giardinetto: sguardo stranito e vestito di bianco anche lui, bocca spalancata e senza parole. Anche lui.
Lele parlò con la voce roca di uno appena sveglio e, mentre si guardava attorno, gli chiese: “ma... Michele... ma cossa sucede qua?”
Michele lo guardò con gli occhi spalancati, stupito come se vedesse un fantasma, e disse: “e cossa vutu che ghe ne sapie mi?”
Lele incassò la prevedibile risposta, sentendosi un po’ meno intelligente di Michele, che invece si era difeso verbalmente nel modo giusto, anche se in fondo entrambi ne capivano esattamente uguale rispetto a tutta quella situazione.
Lele si sentì di avere almeno il diritto di aggiungere un’altra osservazione: “sì, ma par cossa xeo che te sì vestìo de bianco?”
Michele lo guardò con un fare infastidito: “xe par coincidensa che me go vestìo cussita, mi! Mi no me vestisso mai de bianco! E ti invesse? Par cossa te gatu vestìo de bianco, ti, come tuti chealtri?”
Lele guardò da un’altra parte e borbottò qualcosa simile a un abbozzato “ma va in mona” (che era la conclusione che tutti si aspettavano a una conversazione logica in a una situazione assurda come quella).
Perciò nessuno si offese e Lele si allontanò dal suo vicino di casa e si avviò verso la piazza del paesello di Ca’Bromestega.

Durante quei quattro passi che lo separavano dall'incrocio che tutti consideravano tradizionalmente la piazza centrale di Ca’Bromestega, Lele aveva potuto ascoltare per sbaglio ciò che si dicevano degli altri vicini.
Tutti si chiedevano il perché di quella situazione, ma nessuno aveva una risposta. Qualcuno si ricordava che comunque doveva andare a lavorare subito per non fare in ritardo, ma qualcun altro lo avvertiva che ci avevano già provato, ma oggi le automobili non funzionavano...
“A te vedarà che anca sto colpo go da ciamar el mecanico!”
Un po’ tutte le conversazioni, poi, finivano con un vago “ma va in mona”, o qualcosa del genere, abbozzato tra le labbra di questo o quel vicino.

Arrivato in piazza Lele vide che c’era una piccola folla di concittadini, tutti abbigliati di bianco come lui e dello stesso umore.
Solo una persona era vestita di nero e per questo era diventata, chiaramente, il centro di tutta l’attenzione di quella piccola folla.
Portava in mano un grande crocifisso: era il parroco, don Gino.
Ma neanche lui non sembrava particolarmente a suo agio...
Stavolta non sembrava essere a causa del ronzio costante delle bestemmie che, involontariamente, aprivano e chiudevano gran parte delle conversazioni dei fedeli della sua parrocchia. Sembrava invece che anche lui non sapesse esattamente cosa dire o cosa fare in quella situazione strana...
Allo stesso tempo però tutti gli chiedevano spiegazioni dettagliate su cosa stesse succedendo: in fondo era l’unico vestito di nero, qualcosa avrà pur voluto pur dire, no?
Il prete era della stessa opinione e ci provava a dare spiegazioni, ma tutte le volte che cominciava ad abbozzare una risposta, subito si distraeva e tornava a guardarsi in giro con quell’aria un po’ persa.
Contava i fedeli vestiti di bianco. Il grosso crocefisso sembrava impacciarlo, non sapeva dove metterlo, perché mai lo aveva preso? Gesù dalla croce osservava tutti con un’aria tra il melanconico e il disinteressato.
Insomma, don Gino non ci capiva niente come tutti gli altri.
Ogni tanto, tra una frase e l’altra, sembrava recitare anche un Ave Maria, ma forse si trattava solo di un’esclamazione.

Tutti i vicini di Ca’Bromestega ormai erano in piazza: uomini e donne, vecchi e bambini.
E tutti vestiti di bianco.
Il parroco ad un certo punto decise di interrompere il brusio di domande, bestemmie involontarie, risposte sgarbate e di “va in mona” di chiusura di conversazione. Prese coraggio e parlò forte sopra alle voci di tutti e disse:
“Fratelli, beh, siamo tutti qui riuniti... in pace... siamo qui tutti, insieme, nel nome di Dio...  e tra l’altro ho appena sentito il Sindaco... e come avete visto tutti, mi ha confermato che oggi è giorno di festa. Gloria al Signore, quindi. Vedo che tutti siete svegli e vestiti come si deve. Oggi è un grande giorno di celebrazione... evidentemente... quindi ringraziamo il signore nostro Dio per questo evento e... e dunque... incamminiamoci fratelli, sù, dai.”
La gente si guardò senza afferrare bene il messaggio: oggi non era un giorno di festa: era un giorno di lavoro! Capannoni, trattori, camion, consorzi, muletti e fatture... Produzione, insomma! ma di che festa stavano parlando?

I bambini invece saltavano e correvano tra le gambe della gente imbronciata, felici di avere un giorno di inaspettata vacanza da scuola.
Le vecchie erano già pronte: tutte avevano portato da casa, per precauzione, il rosario di plastica bianco nel caso ci fosse qualcosa da pregare. E infatti avevano indovinato!
I vecchi invece avevano un tipo di conversazione diversa con la divinità: non adoperavano il rosario e tendevano piuttosto a rinfacciare dettagliatamente a Dio le cose non erano state fatte come si deve.
Il parroco decise di dare un movimento a quella baraonda e iniziò a camminare verso una stradina qualsiasi.
Alla fine, anche se un po’ di controvoglia, tutti iniziarono a formare una lunga processione borbottante, confusa e rassegnata.
Seguivano il crocifisso a testa bassa, poco convinti che quello fosse il giorno giusto per fare quelle cose sacre, ma se proprio c’era la processione da fare e se lo diceva il prete e il Sindaco, allora la processione andava fatta e basta.

La fila di gente vestita di bianco era ormai avviata.
Ogni tanto il parroco diceva qualche parola santa e il resto della gente ascoltava o ripeteva con tono di lamentazione, soprattutto le vecchiette.
Una voce stridula, di colpo, stonò dentro a quel cantilenare liturgico e distratto: era la voce di Alvise Sartor, detto “Schivanèa”: un ragazzino di 5 anni, figlio del panettiere.
Il ragazzino, inspiegabilmente, tutto d’un tratto chiese al parroco, gridando a squarciagola:
“Don Gino, don Gino! Ma per chi è questa processione?”
Tutti si fermarono di scatto.
Il dubbio tornò a serpeggiare tra le anime dei fedeli spaesati.
Un silenzio teso calò di colpo su tutti presenti.
Tutti erano in attesa di una risposta a questo importantissimo e urgente quesito che nessuno aveva proprio previsto.

Il parroco, un po’ a disagio, deglutì, poi guardò al cielo e disse: “questa processione...”
Poi attese qualche lunghissimo secondo in silenzio... (i parroci, si sa, sanno come catturare l’attenzione del pubblico: è una deformazione professionale, lo fanno anche senza volerlo. È più forte di loro). Alla fine disse, come fosse una liberazione:
“Questa processione è per la Madonna.”
Tutti sospirarono di sollievo e gridarono “per la Madonna! Per la Madonna!”

I presenti tornarono allora a star sereni e ripresero di nuovo la processione, anche se sempre a testa bassa e a muso duro.
Sembrava che adesso tutto fosse finalmente tranquillo.
La bianca carovana di persone assonnate avanzò senza intoppi per qualche altro minuto ancora (senza per altro aver molto chiaro dove stava andando...), ma ben presto Schivanèa, che era rimasto pensieroso alla risposta del parroco, urlò di nuovo con quella sua vocina fastidiosa:
“Sì, ma che Madonna è? La Madonna nera? La Madonna Vergine? La Madonna addolorata?... ce ne sono tante di Madonne... mica solo una! ...e questa che Madonna è?”
Subito la madre fece volare una sventola sulla nuca del ragazzino per farlo star zitto una volta per tutte, ma era già troppo tardi: tutta la gente cominciò di nuovo a inquietarsi e questa volta la questione sollevata era davvero troppo difficile da risolvere per tornare a star tranquilli come se niente fosse.
Ognuno ormai aveva il dovere di commentare il suo punto di vista.

C’era chi avanzava dubbi sul fatto che davvero ci fosse “la Madonna giusta”.
Altri, più sbrigativi, ne proponevano una classica, ben conosciuta da tutti, che va sempre bene.
Altri ancora invece volevano approfittare di quella inusuale occasione per dar più luce a una di quelle Madonne che di solito non vengono quasi mai celebrate. Citavano nomi mai sentiti prima.
C’era poi anche chi discuteva in modo molto accanito solo per dire che in fondo bisognava essere più concilianti: una Madonna vale l’altra e era solo il caso di sceglierne una qualsiasi e di continuare a camminare.
Infine chi non credeva alla Madonna non riteneva che, solo per questo fatto, non dovesse dire la sua: ognuno era libero di argomentare il proprio parere riguardo alla Madonna più opportuna per questa processione, fosse egli credente oppure no.
Il brusio era ormai onnipresente. Non si riusciva più a capire niente. Era un caos. L’anarchia!
Tutto sembrava ormai essere andato per sempre alla deriva.

Ma a volte succede che, in mezzo al frastuono e alla confusione, appare uno di quei momenti inspiegabili in cui tutti tacciono contemporaneamente proprio mentre qualcuno dice la cosa importante. In quei momenti miracolosi il baccano svanisce di colpo come per magia e nell'istante successivo, inondato del più cristallino silenzio, si sente solo un’unica voce e niente più.
Il messaggio pronunciato in un momento come questi non può essere ignorato da nessuno.

Fu Alessandro Sartor, il fratello minore di Schivanèa, che aprì bocca al momento giusto, e gridò, ridendo, la sua idea personale:
“lo so io! Lo so io! È per la Madonna della Bomba Atomica!”

Il mistico silenzio aveva oramai reso la frase imponente.
Tutti rimasero zitti e si girarono a guardare il bimbo, di tre anni, vestito per coincidenza di bianco anche lui: rideva felice, tutto fiero di aver dato la sua opinione e che tutti la avessero ascoltata attentamente.
Era evidente che ai suoi occhi di bimbo la proposta gli risultava geniale, bellissima, sublime, un’ispirazione per tutti.
A questo punto però nessuno sapeva più cosa dire.
Cedettero dunque la responsabilità della decisione al prete.
Anche il parroco era senza parole e si guardava attorno per capire cosa ne pensavano i fedeli e cercare aiuto.
Un vecchio con il cappello (bianco anche quello), stanco di tutta quella solfa, ruppe il silenzio e disse: “va ben, va ben. A Madona de a Bonba Atomica... va ben, dai. Se ghe xe a Madona de a peste e a Madona de a batalia, va ben anca questa, ciò! Basta che ndemo vanti però, che mi me go zà stufà de caminar. E me fa mal i ossi”

Tutti ascoltarono un po’ stupiti quelle ultime sorprendenti, ma ragionevoli parole.
Nessuno disse più nulla.
In fondo nessuno voleva complicare oltre la già complessa situazione del parroco e nessuno voleva, soprattutto, cominciare a porsi troppe domande... perché a domanda, risposta... e questo può essere un gioco molto pericoloso per la stabilità psicologica di una comunità in una situazione di confusione e smarrimento così grande.
Quindi praticamente tutti abbassarono la testa e ricominciarono a dondolare lentamente per far riprendere al più presto la processione.
Il parroco, un po’ incredulo, ma spinto dalla volontà dei suoi fedeli, accettò la sua nuova missione cristiana di guidare i concittadini a di celebrare questa nuova e sconosciuta Madonna della Bomba Atomica.
Don Gino si ricompose rapidamente, fece una faccia seria e sicura, e alzò il crocifisso in aria, dicendo forte: “Madonna della Bomba Atomica, prega per noi!”
Alcuni non erano entusiasti di questa nuova Madonna: trovavano l’idea vagamente sacrilega, ma d'altronde, se il prete la accettava, in fondo, qualcosa di giusto doveva pur esserci.
Era lui l’esperto, tutto sommato.
Un professionista del settore sa sicuramente di cosa si sta parlando.
Così anche quelli accettarono di seguire docilmente il gruppo in processione, criticando (questo sì) tutta quella storia, in modo da avere comunque sempre ragione.
Dicevano:  “tanto se el prete el se sbalia xe colpa sua: el xe lù chel ga dito de sì a tuta sta storia dea bonba atomica. El se a vedarà lù, dopo, co so paròn, là sora...”
Risolti quindi i dubbi teologici degli ultimi fedeli poco convinti, finalmente adesso tutto poteva avviarsi tranquillamente.
Tutti avevano assunto la loro posizione e le loro responsabilità sociali.
Tutto in ordine insomma. Tuto puìto.

La processione finalmente riuscì ad andare avanti per un bel pezzo con una certa sacralità e non si poteva negare che cominciava ad essere abbastanza soddisfacente da tutti i punti di vista.
Il parroco guardò compiaciuto la fila di persone dietro di lui e si tranquillizzò: tutto adesso era sotto controllo. Adesso sì sembrava una processione vera, come tutte le altre, una processione come si deve!
Tutto troppo bello per essere vero, insomma... ed ecco che, con un certo spavento, don Gino sentì qualcuno che gli strattonava la saia con insistenza... quel giorno il Signore lo voleva proprio mettere alla prova...
Con un pizzico di panico controllato il prete guardò in basso temendo di imbattersi in una nuova complicazione imprevista...
Ed eccolo: era di nuovo Alessandro Sartor, quel piccolo bambino, precoce inventore della dedicatoria divina di quella strana processione.
Tirava la saia del parroco per attirare la sua attenzione: voleva dirgli qualcosa.
Il bamboccio evidentemente ci aveva preso gusto ad essere ascoltato.
Sicuramente adesso voleva aggiungere più dettagli alla sua creatività mistica riguardo alla Madonna, trasformando così la sua vittoria sociale in un vero e proprio trionfo.
Il prete sentì sulla fronte una goccia di sudore freddo...

“Che cosa c’è Alessandro?” chiese il parroco inquieto...
Alessandro, ridendo, rispose:
“Don Gino, la Madonna della Bomba Atomica ha la pelle verde! E ha le ali da farfalla!”
Don Gino si guardò intorno, con un sorriso isterico e uno sguardo insicuro.
I fedeli attorno invece lo stavano guardando imbronciati, seri e inquisitori, osservandolo attentamente, con una certa minacciosità...
Il prete allora tentò la soluzione più sbrigativa: guardò il bimbo e disse ad alta voce: “certo, Alessandro. La Madonna della Bomba Atomica è verde e ha le ali da farfalla”.
Poi aspettò ad occhi chiusi la reazione della comunità, sperando nel miracolo.
Tutti risposero forte in coro “Amen!” e si rimisero in marcia.

La processione continuò per quasi tutta la giornata, facendo il giro di tutte le stradine del paese, alcune anche cinque volte.
E questa volta tutto continuò senza più nessun intoppo.

Contro ogni previsione quindi anche quel giorno fu solo un altro giorno di normalità in pianura e tutto filò liscio e tranquillo come sempre nel paese di Ca’Bromestega.

La sera tutti tornarono a casa stanchi, ma anche abbastanza soddisfatti.
Solo più tardi, al tramonto, si alzò un vento freddo, improvviso e minaccioso.
In lontananza, nell'orizzonte, una grande nube, come una colonna gigantesca, si elevò nel cielo rosso.
Ma non era una nube di pioggia.


Thursday, 18 June 2020

il corpo sa. la mente impara.


Il corpo viene da un'evoluzione di miliardi di anni.
Il neocortex celebrale, l'area del pensiero logico del nostro cervello, da poche centinaia di migliaia di anni.
Il corpo ha esperienza, il corpo sa. La sua evoluzione ne è la prova vivente e perfetta.
La mente è giovane, dubita, prova, teorizza. La sua struttura ha molta meno esperienza del corpo.
Il corpo sa quando deve nascere, crescere, svilupparsi, ritirarsi, ammalarsi, morire.
Il corpo non pensa, il corpo sa.
La mente riflette, considera, dubita, ipotizza, suppone, ma la mente non sa. La mente prova e osserva.
Il corpo è in continuo dialogo con la realtà.
La mente è in contatto con il mondo solo attraverso ciò che le dice il corpo.
Il corpo insegna.
La mente impara.
Il linguaggio del corpo è il linguaggio della realtà.
Il linguaggio della mente è il linguaggio della teoria.
Il corpo parla attraverso i sensi: le sensazioni e i sentimenti.
La mente parla attraverso pensieri e idee.
Il corpo comunica ciò che è.
La mente dovrebbe solo ascoltare e imparare.

Se la mente non ascolta le sensazioni del corpo e non riconosce che è il corpo quello che sa e che insegna, allora la mente si discosta dalla realtà. Entra nel mondo delle idee.
La mente allora pretende di insegnare alla realtà come la realtà dovrebbe essere davvero.
Non accetta ciò che è. Classifica ciò che esiste di "ingiusto". E pensa di sapere come dovrebbe essere "giusto"... dice alla realtà come una "buona realtà" dovrebbe essere.
Ma la realtà non è interessata a ciò che opina la mente.
Ritenere la realtà ingiusta e sbagliata può sembrare corretto, teoricamente (e cioè nel mondo delle idee), ma risulta totalmente inutile e frustrante dal punto di vista pratico (e cioè nella realtà).

È la realtà che comanda.
Il pensiero deve solo ascoltare e imparare.
Non può far altro, d'altronde.

Una buona teoria deve sempre fondarsi sulla realtà dei fatti, altrimenti è solo una fantasia, un vaneggiamento senza applicazione.

Realtà.
Corpo.
Sentimenti.


Wednesday, 17 June 2020

the light inside


tecnica psico-onirica 4


Si tratta di una pratica di meditazione e di visualizzazione, in un certo senso, nella quale si mescola la concentrazione interna e la sensazione esterna in chiave onirica.
Mi spiego: innanzi tutto bisogna chiudere gli occhi ed entrare in uno stato contemplativo.
Quando la mente si calma un poco, bisogna "sentire" come riconosciamo lo spazio esterno a noi. Anche se abbiamo gli occhi chiusi, riconosciamo chiaramente di stare nel salotto, per esempio, con il divano da una parte, la finestra dall'altra, il tavolo a sinistra, fuori dalla finestra un albero e la strada, sotto, dove magari passa qualche macchina.
In realtà sappiamo anche che siamo in una determinata località, orientata in un certo modo rispetto a una città o al mare, ubicata in un determinato paese, in un punto abbastanza chiaro del pianeta. Senza considerare l'ora del giorno e il tempo che fa...
Insomma, tutte queste "percezioni" spazio-temporali sono quasi interamente frutto della nostra memoria oggettiva e razionale.
Adesso però pensate a un ambiente di uno dei sogni che avete appena sognato e di cui conservate una certa emozione.
Immaginate adesso di essere in quell'ambiente esatto.
Se è di notte, è di notte.
Se è all'aperto, all'aperto.
Cercate di concentrarvi tanto su questa visualizzazione da cercare di sostituire la sensazione oggettiva dello spazio esterno dove state meditando con la sensazione del sogno. Dovete, in definitiva, cercare di sentirvi "fisicamente" dentro la situazione del sogno. Dimenticare la realtà oggettiva.
Cercate di mantenervi in questo stato di "posizionamento fisico-onirico" il più a lungo possibile.
Sentirsi in quell'ambiente ricreato spazialmente dal vostro inconscio la notte prima, sicuramente vi metterà in collegamento con l'emozione profonda che quel sogno voleva rappresentare.
Sentitela.

Monday, 15 June 2020

vecchio disegno...


Un disegno vecchio... di almeno 20 anni... ma che è tornato tra le mie mani dopo aver letto una corta poesia di Inés Cañal.
La poesia è questa:

Amar es un acto heroico.
En medio de la batalla
Te encontré:
Eres mi tesoro


Il coraggio di dare le spalle alla guerra nel momento che si trova l'amore.
Chi è più coraggioso tra queste due figure?