Friday, 21 August 2015
come complicarsi...
scala di potenza
ci sono molte cose che hanno potere sull'uomo.
alcune hanno un'influenza più forte che le altre.
ecco una scala di potenza delle cose, dal meno potente al più potente
-Azioni
la forma più bassa e meno potente di forzare e influire sull'uomo. l'azione ti può ferire o obbligare a fare qualcosa (può anche ammazzarti), ma può essere anche non voluta e comunque tu puoi sempre rifiutare di accettarla, scegliere di non interiorizzarla.
-Parole
le parole hanno più forza delle azioni. di parole vive chi domina, di azioni chi è dominato. le parole hanno magia, entrano nel cervello, rimbombano, sono mutevoli, rivisitabili, interpretabili. le parole sono spesso più volontarie delle azioni perché richiedono un passo di elaborazione mentale in più. possono scaturire senza volere, ma in generale sono più volontarie e generano reti invisibili, aprono la strada a forze più profonde, occulte e forti.
-Gesti
i gesti sono un tipo di linguaggio che va oltre alla parola. sono parole non dette, non percepite in modo cosciente, ma che riescono a comunicare in modo diretto e non schermato. i gesti e l'atteggiamento spesso contano più delle parole e se queste due cose entrano in contraddizione è il linguaggio dei gesti quello che ha più potere.
-Pensieri
il pensiero è un linguaggio interiorizzato. non ha più bisogno dell'azione fisica, visiva o auditiva: il pensiero è dentro dell'uomo e non è più eradicabile. il pensiero è al di sopra di quello che si dice perché se uno ha chiaro un pensiero, allora qualsiasi cosa detta non conta più nulla: o sarà conferma del pensiero oppure non sarà vera.
-Cose
le cose hanno una grande influenza sull'uomo. le cose catalizzano desideri e pensieri, assorbono significati e creano dipendenza. il pensiero spesso può rifiutare una cosa, ma a volte la cosa è più forte e può arrivare a corrompere in profondità l'uomo.
-Idee
le idee sono strutture di pensiero che vanno oltre all'oggettività del mondo reale. l'idea non ha bisogno di nessuna prova né di nessuna confutazione. l'idea ha radici profonde nell'animo dell'uomo e per le idee molti uomini sono disposti a morire. nessuna cosa, gesto, pensiero, parola o azione può confutare una idea. l'idea è al di sopra. l'idea di noi stessi spesso non coincide con noi stessi, ma ogni dimostrazione di errore non è sufficiente per riuscire a smuoverla.
-Simboli
i simboli sono grandi contenitori di idee. sono figure, oggetti o concetti di cui non è necessario esprimerne il contenuto. il simbolo è recettivo alle idee e ognuno vi associa la quantità di idee che ritiene più appropriato. è per questo che un simbolo è potentissimo, perché è inconfutabile: una bandiera può voler dire qualsiasi cosa, ma chi è fascista vi assocerà l'onore della patria e della famiglia, mentre un socialista vi assocerà il concetto di popolo unito. non vi è definizione, il simbolo raccoglie collettivamente idee astratte inespresse, potenzialmente inconciliabili, ma proprio perché non definite, perfettamente associabili.
per i simboli si sono fatte guerre, atrocità, sacrifici, e quanto di più sublime e atroce esiste nella storia e nel fondo dell'animo umano.
attenzione ai simboli, quindi!
------------------------------------------------------------
(senza pretese di essere certo di ciò che ho scritto)
alcune hanno un'influenza più forte che le altre.
ecco una scala di potenza delle cose, dal meno potente al più potente
-Azioni
la forma più bassa e meno potente di forzare e influire sull'uomo. l'azione ti può ferire o obbligare a fare qualcosa (può anche ammazzarti), ma può essere anche non voluta e comunque tu puoi sempre rifiutare di accettarla, scegliere di non interiorizzarla.
-Parole
le parole hanno più forza delle azioni. di parole vive chi domina, di azioni chi è dominato. le parole hanno magia, entrano nel cervello, rimbombano, sono mutevoli, rivisitabili, interpretabili. le parole sono spesso più volontarie delle azioni perché richiedono un passo di elaborazione mentale in più. possono scaturire senza volere, ma in generale sono più volontarie e generano reti invisibili, aprono la strada a forze più profonde, occulte e forti.
-Gesti
i gesti sono un tipo di linguaggio che va oltre alla parola. sono parole non dette, non percepite in modo cosciente, ma che riescono a comunicare in modo diretto e non schermato. i gesti e l'atteggiamento spesso contano più delle parole e se queste due cose entrano in contraddizione è il linguaggio dei gesti quello che ha più potere.
-Pensieri
il pensiero è un linguaggio interiorizzato. non ha più bisogno dell'azione fisica, visiva o auditiva: il pensiero è dentro dell'uomo e non è più eradicabile. il pensiero è al di sopra di quello che si dice perché se uno ha chiaro un pensiero, allora qualsiasi cosa detta non conta più nulla: o sarà conferma del pensiero oppure non sarà vera.
-Cose
le cose hanno una grande influenza sull'uomo. le cose catalizzano desideri e pensieri, assorbono significati e creano dipendenza. il pensiero spesso può rifiutare una cosa, ma a volte la cosa è più forte e può arrivare a corrompere in profondità l'uomo.
-Idee
le idee sono strutture di pensiero che vanno oltre all'oggettività del mondo reale. l'idea non ha bisogno di nessuna prova né di nessuna confutazione. l'idea ha radici profonde nell'animo dell'uomo e per le idee molti uomini sono disposti a morire. nessuna cosa, gesto, pensiero, parola o azione può confutare una idea. l'idea è al di sopra. l'idea di noi stessi spesso non coincide con noi stessi, ma ogni dimostrazione di errore non è sufficiente per riuscire a smuoverla.
-Simboli
i simboli sono grandi contenitori di idee. sono figure, oggetti o concetti di cui non è necessario esprimerne il contenuto. il simbolo è recettivo alle idee e ognuno vi associa la quantità di idee che ritiene più appropriato. è per questo che un simbolo è potentissimo, perché è inconfutabile: una bandiera può voler dire qualsiasi cosa, ma chi è fascista vi assocerà l'onore della patria e della famiglia, mentre un socialista vi assocerà il concetto di popolo unito. non vi è definizione, il simbolo raccoglie collettivamente idee astratte inespresse, potenzialmente inconciliabili, ma proprio perché non definite, perfettamente associabili.
per i simboli si sono fatte guerre, atrocità, sacrifici, e quanto di più sublime e atroce esiste nella storia e nel fondo dell'animo umano.
attenzione ai simboli, quindi!
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(senza pretese di essere certo di ciò che ho scritto)
mapa de rotaciones completas
el planeta tierra es asimilable al concepto de esfera y está claro que si empiezas a caminar en una dirección sin desviarte nunca de la linea recta acabarás dando una vuelta completa del planeta y volverás a estar en el mismo sitio de antes al cabo de un largo viaje que corresponde exactamente al diámetro de la tierra.
este concepto es especialmente claro en el caso de que uno empiece a caminar en un punto cualquiera del ecuador siguiendo siempre la dirección Este.
después de recorrer toda la linea del ecuador acabará llegando en el punto de partida.
la cosa que podría ser interesante de esta idea es: se podría o no dibujar un mapa del mundo que represente exactamente todas las tierras que se iría a cruzar empezando un viaje hacia una dirección cualquiera hasta volver a encontrarse en el punto de partida?
claro que sí!
cada concepto geográfico imaginable puede ser representado por un mapa!
ya en un post anterior había hecho un primer paso hacia este mapa (sin darme cuenta).
en el post "hacia qué dirección mirar" se pueden ver unos mapas del planeta donde todas las tierras del planeta se colocan radialmente según diferentes puntos de referencias.
saliendo de cada uno de estos puntos y siguiendo una linea recta cualquiera es posible ver exactamente cuales son las tierras que irá cruzando hasta llegar a los antípodas de este punto.
por ejemplo, saliendo de Rio de Janeiro y siguiendo una ruta constante hacia Este se acabará cruzando el Océano Atlántico, África, el Océano Índico, India, el golfo de Bengala, Myanmar, China y Taiwan antes de llegar a los antípodas.
Lo que falta entonces en este mapa es el viaje de vuelta!
un mapa que siga marcando el camino a lo largo de todo el Océano Pacífico, que acabe cruzando Chile, Argentina y vuelva de nuevo a Rio de Janeiro.
Este mapa ahora existe!
y aquí lo tenéis
como podéis ver siguiendo el ejemplo más fácil, eligiendo como punto de origen la unión entre el meridiano 0 y el ecuador, es fácil ver que siguiendo hacia Oeste se van cruzando una tras otra todas las tierras ecuatoriales y que si en cambio elijo empezar moviéndome hacia Este las tierras que cruzaré serán las mismas, pero en orden inverso, o sea reflejadas especularmente.
lo mismo es si voy hacia el Norte o hacia el Sur, acabaré cruzando dos veces los polos, cualquier dirección elija, y acabaré encontrándome siempre en el punto de partida.
la potencialidad de este mapa es que cualquier dirección se elija seguir en linea recta, será fácil de ver las tierra que se irían cruzando una tras otra.
también es bonito de ver que el centro del mapa es equivalente a la circunferencia exterior, siendo el lugar de partida y él de llegada el mismo y cualquier dirección se elija, siempre se acabará volviendo al lugar donde se empezó el viaje.
(algo medio filosófico, quizás...)
para variar el ejemplo y aplicarlo a un lugar algo más poblado que el medio del océano Atlántico en las aguas del golfo de Guinea, aquí tenéis el mismo mapa, pero considerando Barcelona como centro de origen (y fin) de cualquier viaje alrededor de la tierra:
ahora ya sabéis, si queréis planear un viaje de rotación de la tierra en una sola dirección, aquí tenéis el mapa mejor para acabar volviendo a casa!
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Thursday, 20 August 2015
le parole creano il mondo
le parole creano il mondo.
il linguaggio forma e definisce il nostro modo di percepire la realtà.
è come se solo verbalizzando riuscissimo a dare dei confini a dei concetti, altrimenti indefiniti e vaghi, oppure in modo opposto è attraverso la parola che rimaniamo stregati dalla sua magia, illudendoci a credere che attraverso di essa possiamo afferrare una realtà che in fondo non è divisibile né categorizzabile... un'illusione... un miraggio.
sia come sia la parola ha un potere immenso nella nostra lettura della realtà e ogni linguaggio definisce un modo di pensare.
un solo esempio per capire il potere della parola:
immaginate un linguaggio dove non esista la parola "provare".
non esiste provare. esiste solo fare o non fare.
se fai puoi fallire o riuscire, ad ogni modo ci si penserà, decidere di fare non è diverso dal "provare". in realtà non c'è nessuna necessità di un verbo "provare".
è però chiaro che possedere un verbo provare apre la strada a un atteggiamento che essendo verbalizzabile è assolutamente accettabile e non si mette più in dubbio: il fatto di fare senza voglia o senza convinzione, con un'alta probabilità di fallire.
il verbo "provare" garantisce una comoda nicchia di azione a responsabilità limitata dove ci si può rifugiare senza necessità di dover spiegare tutto con lunghi giri di parole.
il fatto che esista una parola rende di per sé legittima un concetto.
possedere una parola "provare" probabilmente apre il campo a una mentalità di locutori dubbiosi e possibilisti.
una lingua che non contempli questa parola e che bensì solo possieda le parola fare o non fare determinerà probabilmente una mentalità di gente più determinata.
e se abolissimo la parola "provare", "intentar", "try", "esseyer"...?
il linguaggio forma e definisce il nostro modo di percepire la realtà.
è come se solo verbalizzando riuscissimo a dare dei confini a dei concetti, altrimenti indefiniti e vaghi, oppure in modo opposto è attraverso la parola che rimaniamo stregati dalla sua magia, illudendoci a credere che attraverso di essa possiamo afferrare una realtà che in fondo non è divisibile né categorizzabile... un'illusione... un miraggio.
sia come sia la parola ha un potere immenso nella nostra lettura della realtà e ogni linguaggio definisce un modo di pensare.
un solo esempio per capire il potere della parola:
immaginate un linguaggio dove non esista la parola "provare".
non esiste provare. esiste solo fare o non fare.
se fai puoi fallire o riuscire, ad ogni modo ci si penserà, decidere di fare non è diverso dal "provare". in realtà non c'è nessuna necessità di un verbo "provare".
è però chiaro che possedere un verbo provare apre la strada a un atteggiamento che essendo verbalizzabile è assolutamente accettabile e non si mette più in dubbio: il fatto di fare senza voglia o senza convinzione, con un'alta probabilità di fallire.
il verbo "provare" garantisce una comoda nicchia di azione a responsabilità limitata dove ci si può rifugiare senza necessità di dover spiegare tutto con lunghi giri di parole.
il fatto che esista una parola rende di per sé legittima un concetto.
possedere una parola "provare" probabilmente apre il campo a una mentalità di locutori dubbiosi e possibilisti.
una lingua che non contempli questa parola e che bensì solo possieda le parola fare o non fare determinerà probabilmente una mentalità di gente più determinata.
e se abolissimo la parola "provare", "intentar", "try", "esseyer"...?
ainda escravidão
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Wednesday, 19 August 2015
La Teoria della Bicicletta
Jeanne Meunnier sostiene fortemente la Teoria della Bicicletta:
la vita è come una bicicletta, è tutto un gioco di equilibri e di impulso.
avviare le cose è relativamente difficile, ma quando sono avviate vanno un po' da sole.
andare lento rende più facile la caduta, ma anche meno pericoloso un possibile incidente.
non sempre si può scegliere il terreno che ci troviamo davanti, ma si cerca comunque di schivare le buche e di trovare la traiettoria migliore.
in salita bisogna usare cambi piccoli e concentrarsi sulla strada che si ha immediatamente davanti perché guardare troppo in alto scoraggia, mentre quando siamo in discesa si può guardare lontano ed è quasi meglio non pedalare dato che si gode dello slancio (ma comunque c'è poco da ridere: è chiaro che la discesa non dura in eterno e dopo una discesa c'è inevitabilmente una salita).
ad ogni modo in tutta questo gioco di forze,equilibri e velocità un po' istintive e un po' complicate, resta comunque il punto fondamentale: si va in bici perché è bello andare in bici! bisogna dunque godere del paesaggio che si ha attorno senza però dimenticarsi di guardare avanti.
come potete notare la Teoria della Bicicletta è indubbiamente portentosa e analizzando un po' meglio le analogie si potrebbe addirittura continuare con lo sviluppo di nuove accezioni molto appropriate della metafora, indubbiamente azzeccatissima.
la perfezione formale della Teoria della Bicicletta mi ha dunque indotto a formulare un corollario di cui sono fortemente convinto: il Corollario dell'Inventore della Bicicletta.
suddetto corollario espone la seguente considerazione:
data l'assoluta e inconfutabile perfezione dell'analogia tra la vita e la bicicletta esposta nella Teoria della Bicicletta è senz'altro ovvio pensare che l'inventore della prima bicicletta non volesse assolutamente inventare un mezzo di locomozione, ma piuttosto volesse ideare un marchingegno che simulasse in modo meccanico e fisico le dinamiche esistenziali della vita di ciascuno di noi.
la bici non è nata come strumento per spostarsi più velocemente, ma come metafora della vita.
la vita è come una bicicletta, è tutto un gioco di equilibri e di impulso.
avviare le cose è relativamente difficile, ma quando sono avviate vanno un po' da sole.
andare lento rende più facile la caduta, ma anche meno pericoloso un possibile incidente.
non sempre si può scegliere il terreno che ci troviamo davanti, ma si cerca comunque di schivare le buche e di trovare la traiettoria migliore.
in salita bisogna usare cambi piccoli e concentrarsi sulla strada che si ha immediatamente davanti perché guardare troppo in alto scoraggia, mentre quando siamo in discesa si può guardare lontano ed è quasi meglio non pedalare dato che si gode dello slancio (ma comunque c'è poco da ridere: è chiaro che la discesa non dura in eterno e dopo una discesa c'è inevitabilmente una salita).
ad ogni modo in tutta questo gioco di forze,equilibri e velocità un po' istintive e un po' complicate, resta comunque il punto fondamentale: si va in bici perché è bello andare in bici! bisogna dunque godere del paesaggio che si ha attorno senza però dimenticarsi di guardare avanti.
come potete notare la Teoria della Bicicletta è indubbiamente portentosa e analizzando un po' meglio le analogie si potrebbe addirittura continuare con lo sviluppo di nuove accezioni molto appropriate della metafora, indubbiamente azzeccatissima.
la perfezione formale della Teoria della Bicicletta mi ha dunque indotto a formulare un corollario di cui sono fortemente convinto: il Corollario dell'Inventore della Bicicletta.
suddetto corollario espone la seguente considerazione:
data l'assoluta e inconfutabile perfezione dell'analogia tra la vita e la bicicletta esposta nella Teoria della Bicicletta è senz'altro ovvio pensare che l'inventore della prima bicicletta non volesse assolutamente inventare un mezzo di locomozione, ma piuttosto volesse ideare un marchingegno che simulasse in modo meccanico e fisico le dinamiche esistenziali della vita di ciascuno di noi.
la bici non è nata come strumento per spostarsi più velocemente, ma come metafora della vita.
slako slakanoć
my grand father "Jenio" used to tell us a lot of stories about his brothers and his parents.
it was really interesting to listen to those stories.
some of them were about his father's years in Brazil or about his brother's adventures during the WWII in other countries.
in some of those tells there were some word or some sentence in some foreign language, for example he always told us about his father's horse in Brazil whose name was Diamant. Apparently my grand-grand-father used to shout the words "Oinkost! Oinkost, Diamant!" to make the horse go faster.
only after my trip in Brazil I could understand that the mysterious word "Oinkost" was not a mythical battle cry, but it was just the portuguese word "encosta" (meaning "stay aside") reinterpreted by my grand-father who had no idea of portuguese.
but the croatian song which his brother sang in Croatia, using a supposed croatian language, still remains a mystery!
the reinterpreted lyrics are the following:
I tried to expose the strange song to some croatian friend and nobody could understand not even a word (maybe just the sound "moja") and so the song is a real dilemma.
if you also consider the amazing melody that ends in a very unusual way... this mystery could seem pretty impossible to solve and really unbelievable!
here you have the song that "nono Jenio" sang to us every harvest.
it would be nice if someone in one moment could detect some hints about this family mystery.
bye
it was really interesting to listen to those stories.
some of them were about his father's years in Brazil or about his brother's adventures during the WWII in other countries.
in some of those tells there were some word or some sentence in some foreign language, for example he always told us about his father's horse in Brazil whose name was Diamant. Apparently my grand-grand-father used to shout the words "Oinkost! Oinkost, Diamant!" to make the horse go faster.
only after my trip in Brazil I could understand that the mysterious word "Oinkost" was not a mythical battle cry, but it was just the portuguese word "encosta" (meaning "stay aside") reinterpreted by my grand-father who had no idea of portuguese.
but the croatian song which his brother sang in Croatia, using a supposed croatian language, still remains a mystery!
the reinterpreted lyrics are the following:
Konatri mili mó
La moja kuziné
Pozeliće pozeliće
La moja kuziné
e justi jeli
justi jeli...
SLAKO SLAKANOĆ!!!
I tried to expose the strange song to some croatian friend and nobody could understand not even a word (maybe just the sound "moja") and so the song is a real dilemma.
if you also consider the amazing melody that ends in a very unusual way... this mystery could seem pretty impossible to solve and really unbelievable!
here you have the song that "nono Jenio" sang to us every harvest.
it would be nice if someone in one moment could detect some hints about this family mystery.
bye
Saturday, 15 August 2015
neologismo-46
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Thursday, 13 August 2015
straniero al 99,14%
quando qualcuno ha la tentazione di dire "fuori gli stranieri" dovrebbe prima considerare un paio di dati, per esempio:
lo straniero, si sa, è un concetto relativo: dipende dal punto di vista.
un rumeno è straniero in italia, ma non certo in romania, così come qualsiasi italiano che dice "fuori gli stranieri" dovrebbe ricordarsi che egli stesso è straniero nel momento in cui viaggi in germania, spagna, brasile o stati uniti, tanto per dire.
va bene, può sembrare un'ovvietà, ma non è male ricordarci che tutti siamo più o meno stranieri (almeno in modo potenziale).
anche nell'estremo caso ideale in cui nel mondo esistano soltanto due stati, tutti gli abitanti del mondo saranno comunque stranieri: gli abitanti dello stato A sono stranieri per lo stato B mentre quelli residenti nello stato B sono stranieri per i cittadini dello stato A.
nel nostro mondo le cose si fanno relativamente più complesse essendovi moltissimi stati con varie popolazioni ciascuno.
in termini generali si può quindi dire che una persona qualsiasi è straniera rispetto a tutto il resto della popolazione mondiale che non vive nel proprio stato. per cui possiamo dire che ciascuno di noi è più o meno straniero in base a quanto la popolazione del proprio stato rappresenta rispetto al totale della popolazione mondiale.
in pratica la percentuale di stranierità di ciascuno è l'inverso di quanto si può vedere in questa mappa della popolazione percentuale di ciascuno stato rispetto al totale dell'umanità.
ne consegue in pratica che un italiano è intrinsecamente straniero al 99,14%
uno statunitense invece lo è soltanto al 95,55%
mentre è ovvio che le due nazioni meno intrinsecamente straniere sono l'india con una percentuale di 82,50% di stranierità e la cina i cui abitanti sono stranieri soltanto all´80,76%.
ricordatevi dunque che molti di quelli che considerate con disprezzo stranieri in realtà sono molto meno stranieri di voi, in termini generali!
ed è ovvio che avete ragione voi a considerarli stranieri nella vostra terra se non vi muovete da casa vostra, certo che però limitarsi a considerare nelle vostre analisi a malapena il 0,86% della popolazione mondiale (italia) è un pochettino limitante, mi concederete il termine.
in fondo là fuori dei vostri confini c'è più del 99% dell'umanità... la quasi totalità delle persone esistenti... forse se proprio non si possono aprire le frontiere, almeno aprire la mente non sarebbe una cosa sbagliata...
lo straniero, si sa, è un concetto relativo: dipende dal punto di vista.
un rumeno è straniero in italia, ma non certo in romania, così come qualsiasi italiano che dice "fuori gli stranieri" dovrebbe ricordarsi che egli stesso è straniero nel momento in cui viaggi in germania, spagna, brasile o stati uniti, tanto per dire.
va bene, può sembrare un'ovvietà, ma non è male ricordarci che tutti siamo più o meno stranieri (almeno in modo potenziale).
anche nell'estremo caso ideale in cui nel mondo esistano soltanto due stati, tutti gli abitanti del mondo saranno comunque stranieri: gli abitanti dello stato A sono stranieri per lo stato B mentre quelli residenti nello stato B sono stranieri per i cittadini dello stato A.
nel nostro mondo le cose si fanno relativamente più complesse essendovi moltissimi stati con varie popolazioni ciascuno.
in termini generali si può quindi dire che una persona qualsiasi è straniera rispetto a tutto il resto della popolazione mondiale che non vive nel proprio stato. per cui possiamo dire che ciascuno di noi è più o meno straniero in base a quanto la popolazione del proprio stato rappresenta rispetto al totale della popolazione mondiale.
in pratica la percentuale di stranierità di ciascuno è l'inverso di quanto si può vedere in questa mappa della popolazione percentuale di ciascuno stato rispetto al totale dell'umanità.
ne consegue in pratica che un italiano è intrinsecamente straniero al 99,14%
uno statunitense invece lo è soltanto al 95,55%
mentre è ovvio che le due nazioni meno intrinsecamente straniere sono l'india con una percentuale di 82,50% di stranierità e la cina i cui abitanti sono stranieri soltanto all´80,76%.
ricordatevi dunque che molti di quelli che considerate con disprezzo stranieri in realtà sono molto meno stranieri di voi, in termini generali!
ed è ovvio che avete ragione voi a considerarli stranieri nella vostra terra se non vi muovete da casa vostra, certo che però limitarsi a considerare nelle vostre analisi a malapena il 0,86% della popolazione mondiale (italia) è un pochettino limitante, mi concederete il termine.
in fondo là fuori dei vostri confini c'è più del 99% dell'umanità... la quasi totalità delle persone esistenti... forse se proprio non si possono aprire le frontiere, almeno aprire la mente non sarebbe una cosa sbagliata...
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la mamma è sempre la mamma
ecco un ritratto al volo di mia mamma a parigi.
non è un disegno speciale in sé, ma la mamma è pur sempre la mamma, no?
non è un disegno speciale in sé, ma la mamma è pur sempre la mamma, no?
Sunday, 9 August 2015
nuovo hotel santa chiara
riguardo il nuovo hotel santa chiara a venezia...
la banalità cristallizzata e fatta mediocre grazie all'impotenza architettonica più assoluta che sprigiona immancabilmente il centro storico di venezia!
un'ansia da prestazione urbanistica che non manca di deludere ogni volta che c'è la possibilità di dimostrarlo (e cioè pochissime volte al secolo...)
tanto valeva farlo ancor più brutto e gigante, almeno il fascino della brutalità e della distruzione avrebbe dato un carattere a questa timida e mediocre prova di paura architettonica travestita da tentativo di modernità.
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Wednesday, 5 August 2015
diga marina circolare
perché fare le dighe soltanto in montagna?
che noia, no? che prevedibilità! che poca immaginazione!
e che pericolo... se volessimo anche ricordare il disastro del Vajont...
e allora?
quali le alternative?
beh, perché non realizzare delle dighe circolari marine?
immaginate una grande padella in mezzo al mare con una serie di turbine lungo la circonferenza.
la diga circolare tenderebbe a galleggiare, ma non è questo l'obiettivo di una tale opera: si tratta invece di avere una grande superficie piana (dove l'acqua rimanga più bassa in livello rispetto al livello del mare essendo questo bacino artificiale sottoposto a una più veloce evaporazione rispetto alle acque più profonde) e una grande superficie di pareti sottoposte alla pressione marina e sfruttabili idroelettricamente (a causa del cambio di livello delle acque dentro e fuori della struttura).
il faraonico progetto non ha grossi inconvenienti a parte i costi, l'irrealizzabilità e il pericolo di tsunami artificiali.
nel caso in cui l'evaporazione non sia sufficiente sarà sufficiente azionare delle pompe a aiutate dall'energia solare o dall'energia delle onde (o delle maree).
insomma, una specie di mega salina in mezzo al mare dove l'obiettivo non è tanto quello di essiccare il bacino, quanto quello di mantenerlo a un livello più basso dell'esterno in modo da poter sfruttare la forza delle turbine idroelettriche.
è facile da capire che nelle lagune sarebbe ancora più facile realizzare questa struttura ritagliando un'area e seccandola appositamente per poi sfruttare la forza del mare che spinge per recuperare il terreno perso; ma a me piace anche l'idea di una specie di mega padella, una chiatta galleggiante gigante, collegata al fondo marino come una piattaforma petrolifera, ma che si sostiene da sola come se fosse un mega transatlantico e che alla fine produce infinita energia solo per il fatto di galleggiare.
che noia, no? che prevedibilità! che poca immaginazione!
e che pericolo... se volessimo anche ricordare il disastro del Vajont...
e allora?
quali le alternative?
beh, perché non realizzare delle dighe circolari marine?
immaginate una grande padella in mezzo al mare con una serie di turbine lungo la circonferenza.
la diga circolare tenderebbe a galleggiare, ma non è questo l'obiettivo di una tale opera: si tratta invece di avere una grande superficie piana (dove l'acqua rimanga più bassa in livello rispetto al livello del mare essendo questo bacino artificiale sottoposto a una più veloce evaporazione rispetto alle acque più profonde) e una grande superficie di pareti sottoposte alla pressione marina e sfruttabili idroelettricamente (a causa del cambio di livello delle acque dentro e fuori della struttura).
il faraonico progetto non ha grossi inconvenienti a parte i costi, l'irrealizzabilità e il pericolo di tsunami artificiali.
nel caso in cui l'evaporazione non sia sufficiente sarà sufficiente azionare delle pompe a aiutate dall'energia solare o dall'energia delle onde (o delle maree).
insomma, una specie di mega salina in mezzo al mare dove l'obiettivo non è tanto quello di essiccare il bacino, quanto quello di mantenerlo a un livello più basso dell'esterno in modo da poter sfruttare la forza delle turbine idroelettriche.
è facile da capire che nelle lagune sarebbe ancora più facile realizzare questa struttura ritagliando un'area e seccandola appositamente per poi sfruttare la forza del mare che spinge per recuperare il terreno perso; ma a me piace anche l'idea di una specie di mega padella, una chiatta galleggiante gigante, collegata al fondo marino come una piattaforma petrolifera, ma che si sostiene da sola come se fosse un mega transatlantico e che alla fine produce infinita energia solo per il fatto di galleggiare.
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Monday, 3 August 2015
visualizador del pasado
imaginaos un gran proyecto espacial con un objetivo puramente escenográfico!
se trata de elegir un sitio del mundo en concreto.
en este sitio se colocará un hemisferio reflector.
al mismo tiempo se enviarán al espacio una serie de satélites alimentados por energía solar cuyo objetivo es de circular exactamente a la misma velocidad de la rotación terrestre.
el primer satélite es un poderoso telescopio.
está perennemente apuntando al sitio donde está colocado el hemisferio reflector y captura continuamente la imagen satelitar de este lugar especifico.
a través de poderosos rayos luminosos concentrados en forma de láser el primer satélite envía la imagen capturada a otros lejanos satélites cuya función es la de reflejar continuamente el rayo láser entre ellos.
la distancia entre estos dos aparatos será muy grande el objetivo de todo este juego de reflexión continuo es simplemente la de hacer recorrer mucho espacio a este fajo de luz.
al cabo de muchísimos rebotes entre los espejos de estos dos satélites la luz (la imagen satelitar) se habrá atrasados de una serie de segundos, pero ya que somos muy utópicos, digamos minutos (y claro, queriendo soñar, directamente, podríamos hablar de años, incluso).
cuando la imagen ha sido suficientemente retrasada a causa de su largo recorrido por las distancias siderales, el fajo luminoso se dirige a un cuarto satélite el cual se ocupa de disparar con precisión el fajo de luz retrasada al hemisferio reflector inicial.
lo que ocurriría sería que en el hemisferio cualquier uno podría asomarse y ver lo que pasó en el pasado (siempre que no haya nubes).
otra versión de la misma idea prevé la observación de 7 lugares en la tierra y al final del recorrido sideral de los láseres las imágenes de estos 7 sitios están enviadas de vuelta a cada lugar.
con este sistema, se vería no solo el pasado, sino que también lo que está pasando al mismo tiempo en los otros 6 lugares de conexión visual satelitar.
cual sería entonces el objetivo de esta idea bizarra?
ninguno! simplemente impresionar! así como lo hicieron las pirámides!
dejar una señal emblemática y grandiosa de nuestra civilización para las civilizaciones que vendrán.
simplemente eso.
se trata de elegir un sitio del mundo en concreto.
en este sitio se colocará un hemisferio reflector.
al mismo tiempo se enviarán al espacio una serie de satélites alimentados por energía solar cuyo objetivo es de circular exactamente a la misma velocidad de la rotación terrestre.
el primer satélite es un poderoso telescopio.
está perennemente apuntando al sitio donde está colocado el hemisferio reflector y captura continuamente la imagen satelitar de este lugar especifico.
a través de poderosos rayos luminosos concentrados en forma de láser el primer satélite envía la imagen capturada a otros lejanos satélites cuya función es la de reflejar continuamente el rayo láser entre ellos.
la distancia entre estos dos aparatos será muy grande el objetivo de todo este juego de reflexión continuo es simplemente la de hacer recorrer mucho espacio a este fajo de luz.
al cabo de muchísimos rebotes entre los espejos de estos dos satélites la luz (la imagen satelitar) se habrá atrasados de una serie de segundos, pero ya que somos muy utópicos, digamos minutos (y claro, queriendo soñar, directamente, podríamos hablar de años, incluso).
cuando la imagen ha sido suficientemente retrasada a causa de su largo recorrido por las distancias siderales, el fajo luminoso se dirige a un cuarto satélite el cual se ocupa de disparar con precisión el fajo de luz retrasada al hemisferio reflector inicial.
lo que ocurriría sería que en el hemisferio cualquier uno podría asomarse y ver lo que pasó en el pasado (siempre que no haya nubes).
otra versión de la misma idea prevé la observación de 7 lugares en la tierra y al final del recorrido sideral de los láseres las imágenes de estos 7 sitios están enviadas de vuelta a cada lugar.
con este sistema, se vería no solo el pasado, sino que también lo que está pasando al mismo tiempo en los otros 6 lugares de conexión visual satelitar.
cual sería entonces el objetivo de esta idea bizarra?
ninguno! simplemente impresionar! así como lo hicieron las pirámides!
dejar una señal emblemática y grandiosa de nuestra civilización para las civilizaciones que vendrán.
simplemente eso.
how empty is our solar system
how empty is our solar system?
sometimes you can find some representation of the sizes of the planets of our system in comparison with our sun (they're so tiny...) or in other images you can find the orbits of our planets (from the sun tu mars the planets seems to be so close... on the other hand the other giant planets are so far away...
but none of these two representations give us a real idea of how empty is our solar system...
scroll this image to reach the end of it.
over there you see our planet earth.
the earth is just a small point.
almost invisible.
mercury and venus are two very close planets... but can you realize the amount of emptiness around us? just open the image in another page and visualize it on its real dimension. it's quite shocking to realize the real proportion of our planet are really those ones!
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Saturday, 1 August 2015
metro circolare veneziana
un po' sull'onda dell'idea della "metro continua" applicata alle mie utopie su venezia, tipo la "neo-venetiae" oppure "zonte a venexia", ho pensato di realizzare un piano per una metro circolare veneziana.
si tratta di una linea circolare di metropolitana sotterranea (e allo stesso tempo, ovviamente, subacquea) che colleghi i punti principali della municipalità veneziana ovvero alcune isole, mestre, marghera, il centro storico e l'aeroporto di tessera.
il progetto, come detto all'inizio ricalca l'idea innovativa di realizzare una linea di metro continua, ovvero senza nessuna discontinuità: una catena di vagoni la cui fine è anche l'inizio, di nuovo. un anello di trasporto continuo dove ciascuno si ferma dove vuole, tanto l'anello gira e gira finché non si arriva alla stazione.
linee circolari ve ne sono molte nel mondo, ma non linee continue: serie sterminate di vagoni intervallati solo ogni tanto da qualche locomotiva che li fa girare.
una capienza di pubblico strepitosa e una efficienza di trasporto strabiliante, meno intasamenti alle fermate della metro e facilità di utilizzazione.
in questo schema ideato utopicamente stamattina porto questa idea agli estremi di cristallina purezza geometrica! non solo la catena è circolare in senso che è continua, ma è circolare in senso che è un cerchio!
i vagoni dunque possono direttamente essere progettati sul raggio di curvatura della linea di metro.
ecco la cartina
per chi conosce la città sarà facile riconoscere l'utilità di vivere in un comune non più frammentato in territori che non si toccano e non hanno alcuna relazione tra loro.
adesso gli agglomerati dell'entroterra, l'aeroporto, dei parchi urbani e rurali, alcune tra le isole principali e il centro storico sono finalmente unite da un trasporto facile, rapido ed efficiente.
la metro continua fa fermate ogni 10º oppure 15º geometrici del cerchio.
(andrebbe calcolato bene)
non sempre ci sono stazioni corrispondenti a queste fermate: per esempio tra "porto marghera" e "venezia stazione marittima" ci si fermerà a metà in modo che il cerchio raccolga la gente lungo la sua circonferenza, ma non sarà possibile uscire immediatamente. si aspetta semplicemente la prossima fermata del treno ed ecco che si potrà scendere.
niente di più semplice.
ecco fatto.
bella utopia, no?
peccato che venezia continui a essere un cadavere truccato a festa, con tutte le possibili utopie che vi si possono creare.
si tratta di una linea circolare di metropolitana sotterranea (e allo stesso tempo, ovviamente, subacquea) che colleghi i punti principali della municipalità veneziana ovvero alcune isole, mestre, marghera, il centro storico e l'aeroporto di tessera.
il progetto, come detto all'inizio ricalca l'idea innovativa di realizzare una linea di metro continua, ovvero senza nessuna discontinuità: una catena di vagoni la cui fine è anche l'inizio, di nuovo. un anello di trasporto continuo dove ciascuno si ferma dove vuole, tanto l'anello gira e gira finché non si arriva alla stazione.
linee circolari ve ne sono molte nel mondo, ma non linee continue: serie sterminate di vagoni intervallati solo ogni tanto da qualche locomotiva che li fa girare.
una capienza di pubblico strepitosa e una efficienza di trasporto strabiliante, meno intasamenti alle fermate della metro e facilità di utilizzazione.
in questo schema ideato utopicamente stamattina porto questa idea agli estremi di cristallina purezza geometrica! non solo la catena è circolare in senso che è continua, ma è circolare in senso che è un cerchio!
i vagoni dunque possono direttamente essere progettati sul raggio di curvatura della linea di metro.
ecco la cartina
per chi conosce la città sarà facile riconoscere l'utilità di vivere in un comune non più frammentato in territori che non si toccano e non hanno alcuna relazione tra loro.
adesso gli agglomerati dell'entroterra, l'aeroporto, dei parchi urbani e rurali, alcune tra le isole principali e il centro storico sono finalmente unite da un trasporto facile, rapido ed efficiente.
la metro continua fa fermate ogni 10º oppure 15º geometrici del cerchio.
(andrebbe calcolato bene)
non sempre ci sono stazioni corrispondenti a queste fermate: per esempio tra "porto marghera" e "venezia stazione marittima" ci si fermerà a metà in modo che il cerchio raccolga la gente lungo la sua circonferenza, ma non sarà possibile uscire immediatamente. si aspetta semplicemente la prossima fermata del treno ed ecco che si potrà scendere.
niente di più semplice.
ecco fatto.
bella utopia, no?
peccato che venezia continui a essere un cadavere truccato a festa, con tutte le possibili utopie che vi si possono creare.
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Friday, 31 July 2015
another view of WWII
WWII
from another point of view
Flash Gordo
conocéis el famoso héroe espacial Flash Gordon que en los años '30 se hizo internacionalmente popular?
bueno... en general uno se acuerda de él como un joven rubio fuerte y decidido... bueno... los años pasan para todos y ahora que ya no tiene que aparecer tanto en los cómics o en las películas, parece que se ha engordado bastante... hasta convertirse en....
bueno... en general uno se acuerda de él como un joven rubio fuerte y decidido... bueno... los años pasan para todos y ahora que ya no tiene que aparecer tanto en los cómics o en las películas, parece que se ha engordado bastante... hasta convertirse en....
FLASH GORDO!!
Wednesday, 29 July 2015
Monday, 27 July 2015
building another earth
in these days there's a lot of information about the discovery in a far solar system of a planet that's very similar to the earth.
its name is Kepler-186f and it seems to be the more similar planet to ours ever discover before.
moreover this planet spins at a distance from its sun that's not that different to ours.
the only little problem of Kepler-186f is that it's 490 light-years far away from us.
humans seem to be very concerned in finding a new planet to be colonized, especially considering the devastation we are provoking to the earth, it's better to consider the option.
other missions intends to create stable micro-colonies on mars' surface... I mean, is it really necessary?
if we are so sure that the only place for life as we know it is at a certain distance from the sun and that we have to find a new place for us... why don't we build a new planet in the place we want, not far from the earth?
let's start with a structure of a hollow planet made by waste and rubbish we don't want in our planet.
let's put it in orbit, in a structured way.
we start as it was a far satellite and we start building more and more of its frame.
in the end we would have a smaller ball, that's quite far from the earth. it surface would be bigger than it's mass in proportion, cause it will be build as a hollow ball.
the new ball will be implemented by rocks and materials mined from the moon and the other planets, in order to provide a certain surface and mass to this new artificial planet.
now that the core of the new planet is done, we can fill it with terrestrial earth and as the new satellite will be at the same distance from the sun of the earth it will be fit for the implantation of life.
so, let's start to dwell new artificial planets we build near the earth! come on!!
(of course starting colonizing the moon it would be much easier, but not that interesting in terms of innovation!)
we can also think about the possibility of inflating a big balloon, as big as a planet and starting colonizing it.
why not...
everything seems to be easier than saving our poor planet earth...
sad but true...
its name is Kepler-186f and it seems to be the more similar planet to ours ever discover before.
moreover this planet spins at a distance from its sun that's not that different to ours.
the only little problem of Kepler-186f is that it's 490 light-years far away from us.
humans seem to be very concerned in finding a new planet to be colonized, especially considering the devastation we are provoking to the earth, it's better to consider the option.
other missions intends to create stable micro-colonies on mars' surface... I mean, is it really necessary?
if we are so sure that the only place for life as we know it is at a certain distance from the sun and that we have to find a new place for us... why don't we build a new planet in the place we want, not far from the earth?
let's start with a structure of a hollow planet made by waste and rubbish we don't want in our planet.
let's put it in orbit, in a structured way.
we start as it was a far satellite and we start building more and more of its frame.
in the end we would have a smaller ball, that's quite far from the earth. it surface would be bigger than it's mass in proportion, cause it will be build as a hollow ball.
the new ball will be implemented by rocks and materials mined from the moon and the other planets, in order to provide a certain surface and mass to this new artificial planet.
now that the core of the new planet is done, we can fill it with terrestrial earth and as the new satellite will be at the same distance from the sun of the earth it will be fit for the implantation of life.
so, let's start to dwell new artificial planets we build near the earth! come on!!
(of course starting colonizing the moon it would be much easier, but not that interesting in terms of innovation!)
we can also think about the possibility of inflating a big balloon, as big as a planet and starting colonizing it.
why not...
everything seems to be easier than saving our poor planet earth...
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Sunday, 26 July 2015
grande grècia
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metro continuo
sabéis todos como es coger el metro, no?
primero hay que buscar cual es la parada de metro más cercana.
cuando ya la tenéis identificada, hay que andar hasta la entrada de la estación.
luego bajáis en la estación y esperáis el próximo tren.
si tenéis suerte pasará en seguida, si no habrá que esperar un ratín, algunos minutos al cabo de los cuales llega el tren (corto: hecho de unos 4 o 5 vagones) y ya está, se trata tan solo de esperar la parada cercana a vuestro destino.
está claro que si no os movéis en momentos de punta la cosa funciona bastante bien, si no, si hay mucha gente moviéndose, los trenes se colapsan y es un agobio caminar y hasta entrar, quedarse y bajar del tren.
pero, por qué todo esto?
los inconvenientes del sistema de metro serían fácilmente superados si en lugar de trenes puntuales que de vez en cuando pasan por una estación, se concibiera el metro como una franja de vagones continua que se mueve a lo largo de una linea cíclica, arrastrada de una serie de locomotoras entremetidas a los vagones de los pasajeros.
imaginaos una cadena circular de vagones que circula sobre líneas como las del esquema dibujado aquí arriba.
este metro no está concebido para ser subterráneo, sino de superficie.
el pasajero no tiene que buscar la "estación de metro" sino que tiene que cruzarse con la linea de metro misma. al llegar a la linea de metro ya está en la posición ideal para entrar en el vagón que de allí a poco se va a parar en frente de él (ya que este tren nunca termina, es circular).
el tren circular se para cada 2 minutos y cada uno puede elegir donde le es más conveniente bajar (también porqué no estando en un túnel subterráneo será visible donde uno se encuentra).
además cada vagón tendrá un esquema donde se ilumina su posición en el anillo de su propia linea (cada vagón entonces marcará una posición diferente en su propio esquema visual de la red, siendo que queda vagón ocupa una posición diferente en el total de la línea).
las calles de circulación viaria deberán pasar por encima o por debajo de esta línea ininterrumpida de vagones de metro-continuo.
de esta manera en momentos de punta de movimiento de pasajeros, la línea podrá llevar muchísima más gente que ahora y el coste en carburante de mover este sistema será básicamente el mismo que un metro normal porque el mismo número de locomotoras estarán trabajando juntas para darle la vuelta a la cadena de vagones.
además el hecho de que cada uno pueda bajar en el punto que le conviene más de la línea descongestiona muchísimo el tráfico por las estaciones de metro.
el metro continuo es una gran herramienta de aligeramiento del tráfico urbano en grandes ciudades de millones de habitantes.
primero hay que buscar cual es la parada de metro más cercana.
cuando ya la tenéis identificada, hay que andar hasta la entrada de la estación.
luego bajáis en la estación y esperáis el próximo tren.
si tenéis suerte pasará en seguida, si no habrá que esperar un ratín, algunos minutos al cabo de los cuales llega el tren (corto: hecho de unos 4 o 5 vagones) y ya está, se trata tan solo de esperar la parada cercana a vuestro destino.
está claro que si no os movéis en momentos de punta la cosa funciona bastante bien, si no, si hay mucha gente moviéndose, los trenes se colapsan y es un agobio caminar y hasta entrar, quedarse y bajar del tren.
pero, por qué todo esto?
los inconvenientes del sistema de metro serían fácilmente superados si en lugar de trenes puntuales que de vez en cuando pasan por una estación, se concibiera el metro como una franja de vagones continua que se mueve a lo largo de una linea cíclica, arrastrada de una serie de locomotoras entremetidas a los vagones de los pasajeros.
imaginaos una cadena circular de vagones que circula sobre líneas como las del esquema dibujado aquí arriba.
este metro no está concebido para ser subterráneo, sino de superficie.
el pasajero no tiene que buscar la "estación de metro" sino que tiene que cruzarse con la linea de metro misma. al llegar a la linea de metro ya está en la posición ideal para entrar en el vagón que de allí a poco se va a parar en frente de él (ya que este tren nunca termina, es circular).
el tren circular se para cada 2 minutos y cada uno puede elegir donde le es más conveniente bajar (también porqué no estando en un túnel subterráneo será visible donde uno se encuentra).
además cada vagón tendrá un esquema donde se ilumina su posición en el anillo de su propia linea (cada vagón entonces marcará una posición diferente en su propio esquema visual de la red, siendo que queda vagón ocupa una posición diferente en el total de la línea).
las calles de circulación viaria deberán pasar por encima o por debajo de esta línea ininterrumpida de vagones de metro-continuo.
de esta manera en momentos de punta de movimiento de pasajeros, la línea podrá llevar muchísima más gente que ahora y el coste en carburante de mover este sistema será básicamente el mismo que un metro normal porque el mismo número de locomotoras estarán trabajando juntas para darle la vuelta a la cadena de vagones.
además el hecho de que cada uno pueda bajar en el punto que le conviene más de la línea descongestiona muchísimo el tráfico por las estaciones de metro.
el metro continuo es una gran herramienta de aligeramiento del tráfico urbano en grandes ciudades de millones de habitantes.
london = world in the 4000 b.C.
London in 2015 has got more or less 8.000.000 inhabitants
the same amount of human beings used to inhabit the whole world around the 4000 b.C.
can you figure it out? in such an empty ancient world the act of building a pyramid was a very big deal!
the same amount of human beings used to inhabit the whole world around the 4000 b.C.
can you figure it out? in such an empty ancient world the act of building a pyramid was a very big deal!
neologismo-45
muerte lenta de una nación inducida por constricciones financieras debidas a las decisiones dictatoriales de una moneda común asfixiante. deceso acompañado por préstamos y deudas que lleva al desmantelamiento de la esencia de un estado y de su población.
EU(ro)TANASIA
ejemplo: "has visto que Grecia dijo no a la solución del eurogrupo pero luego les obligaron a aceptar las condiciones de todas formas?" "claro, es que se trata de una eu(ro)tanasia. no la quieren salvar, la están acompañando a su fin."
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